La Ghilina Grossa, o Villa Ghilina, o più semplicemente La Ghilina, è un edificio storico della fine del XVI secolo edificato dalla famiglia nobile dei GhiliniCome si legge nel , i Ghilini erano marchesi di Gamalero (1726) e di Maranzana (1670); conti di Asuni in (Sardegna), di Pavone, di Rivalta e di (Sezzè); signori di Borgoratto e di Castelceriolo. Il loro stemma è così araldicamente descritto: d'azzurro al leone coronato d'argento, armato e linguato di rosso. di Alessandria. La villa è ubicata nei pressi della frazione del comune di Alessandria denominata San Giuliano Nuovo. Nota in particolar modo per il suo grande parco, poi distrutto, di circa 11 ettari con giardino all'italiana e una sezione di piante esotiche conservate all'interno di calidari o serre riscaldate. Fu la residenza estiva favorita dai Ghilini proprietaria di molti terreni sul territorio e di cui si hanno notizie fin dal XII secolo.
Storia
Origini ed inquadramento storico-geografico La Ghilina Grossa si trova all'interno della subarea storico-geografica della piana di Alessandria nel territorio piemontese della bassa Pianura Padana occidentale denominata Fraschetta. Fin dai tempi di Strabone. questo lembo di terra veniva definito bosco o frasca, ed in seguito lo si può trovare denominato bosco di San Giuliano così chiamata quella parte della Fraschetta per essere il territorio di caccia di Filippo Maria Sforza, fratello di Ludovico il Moro, ricco di boscaglia nelle vicinanze della parrocchia di San Giuliano di AlessandriaLa presenza del borgo di San Giuliano, o San Giuliano della Frasca, è verificata dalle carte geografiche a partire dal XV secolo, ma il toponimo a cui si riferivano le carte comprende in realtà tutta l'area comprendente anche l'odierno San Giuliano Vecchio. Le testimonianze storiche di San Giuliano Nuovo sono più tarde e legate alla costruzione di una nuova chiesa nella prima metà del XVIII secolo dopo la distruzione della precedente sita nell'area di San Giuliano Vecchio. Va detto quindi, che prima della costruzione della chiesa nuova, il nome San Giuliano era unico e non diviso in vecchio e nuovo e comprendeva le due aree. L'area che viene denominata San Giuliano Nuovo era chiamata cassinaggio dei Ghilini (cfr. ) dovuta alla presenza dei molti possedimenti dei Ghilini, compresa la Ghilina. La costruzione della nuova chiesa di cui a breve si tratterà, avvenuta - in seguito - nella seconda metà del XVIII secolo, rappresenta di fatto l'inizio dello sviluppo e dell'identificazione geografica di due paesi, uno Vecchio e l'altro Nuovo..
Prima che Alessandria con la Fraschetta passassero sotto il dominio dei Savoia per effetto del trattato di Utrecht, tutta l'area è stata territorio dei Visconti prima e degli Sforza poi, e la famiglia Ghilini ebbe fin dal XII secolo giurisdizione e possedimenti.
La Fraschetta fu inoltre teatro di una delle più importanti battaglie dell'era moderna, la Battaglia di Marengo, una delle aree principali della zona nei pressi di Spinetta Marengo.
Francesco Guasco di Bisio, nella tavola I della sua opera citata in bibliografia, afferma che la famiglia Ghilini - presente con Gherardo I negli atti di fondazione della città di Alessandria nel 1168, risulta essere un ramo dei signori di Marengo e Sezzè e dunque radicata sul territorio.
Feudi e possedimenti La famiglia Ghilini possedeva le terre più ricche e meglio irrigate di tutta la Fraschetta. Alla tenuta della Ghilina Grossa appartenevano dieci masserie, tra cui la Stortigliona e la Filippona, erano censiti 3057 moroni oltre che case per i massari e per i braccianti. Oltre il castello e il feudo di Castelceriolo vi erano otto masserie che componevano la tenuta Villanova, poco fuori dal paese, con case civili e rustiche, un'osteria ed una chiesa, 668, granai, cantine, stalle, campi coltivati a grano, segala, biada e ortaggi. Le proprietà, i campi e terreni, le vigne e i boschi della famiglia si estendevano da Spinetta Marengo fino a Tortona dove avevano altre due masserie, la Pellecagna e la Cravina.
XV secolo I primi documenti che trattano di possedimenti dei Ghilini nella Fraschetta risalgono a Cristoforo Ghilini († 1º febbraio 1439) i figli del quale, grazie alla rilevante posizione raggiunta all'interno dell'amministrazione ducale milanese come segretario del duca, avrebbero ereditato il possedimento di Castelceriolo alla sua morte.. Nel 1468 i figli Giovanni II e Giuliano I Ghilini ebbero ufficialmente il feudo di Castelceriolo..
Nel bosco di San Giuliano, il 19 settembre 1494, Ludovico il Moro donò a Giovanni Giacomo Ghilini († 1532) suo consigliere - insieme al feudo di Movarone nel pavese - la Cascina Filippina (o Filippona) con tutte le masserie nella Fraschetta di Alessandria per i servigi offerti. La Filippona era così chiamata perché di proprietà di Filippo Maria Sforza fratello di Ludovico il Moro.
XVII secolo
Poco più di un secolo più tardi, il 26 febbraio 1613, Ottaviano Ghilini († 1613), vicario del podestà di Pavia nel 1590 e figlio di Tommaso Ghilini I Signore di Movarone, con la sua morte istituì la primogenitura in favore dei nipotiFigli di Gian Giacomo Ghilini († 1612), segretario del Senato di Milano e suo fratello del luogo detto La Ghilina di San Giuliano nella Fraschetta.. La masseria cominciò ad essere nota per la filatura della seta e soprattutto per la presenza di un interessante parco con giardino all'italiana, già documentato nel XVII secolo, ricco di specie floreali esotiche, importate da ogni parte del mondo.
Questo fu il periodo delle attenzioni che la Ghilina ricevette da Gian Giacomo Ottaviano Ghilini (1619-1703). Gian Giacomo inoltre aumentò il già pingue patrimonio familiare acquistando la masseria della Cassinola, vicina alla Ghilina, e riacquistando la Filippona che rientrava così nei possedimenti dopo una passata cessione.
XVIII secolo Un accadimento singolare avvenne nell'anno 1700 legato anche alla Ghilina Grossa. Fabrizio IV Ghilini (1665 - 1745), proprietario della Ghilina e che per una serie di fortunate eredità divenne il più ricco della città di Alessandria ai suoi tempi, è legato anche all'incendio del 25 febbraio 1700L'incendio della chiesa di San Giuliano dell'anno 1700, e la successiva ricostruzione voluta da Fabrizio IV Ghilini, sono menzionati nei registri dell'archivio parrocchiale di San Giuliano Nuovo, come si può osservare nell'immagine qui a fianco, forse non proprio dovuto al caso, della chiesa dedicata a San Giuliano Martire. La chiesa a quel tempo era posizionata nell'area che successivamente divenne la piazza principale di San Giuliano Vecchio.
Dopo l'incendio la chiesa venne riparata, ma ben presto il Ghilini, si affrettò a donare terreno e soldi per l'edificazione di una nuova parrocchia, dedicata alla Madonna del Rosario. Il nuovo edificio di culto sarebbe stato "distante però mezz'ora (a piedi, n.d.r.) dall'antica chiesa", e cioè esattamente di fronte poche centinaia di metri alla Ghilina Grossa. Una tradizione locale vuole che i Ghilini potessero così assistere alla santa Messa senza spostarsi dalla villa utilizzando un cannocchiale.
La Ghilina fu l'ultima dimora del marchese Ambrogio Maria Ghilini (1757-1832), esperto e studioso di botanica, attorniato da una biblioteca ricca di libri di ogni epoca, un piccolo museo di oggetti antichi e rari (vasi etruschi, lucerne sepolcrali, medaglie, un'urna funeraria romana in marmo bianco, quadri ad olio ed incisioni in terra dipinta attribuiti a Benvenuto Cellini). Dal 1º febbraio 1784 è membro dell'Accademia delle Scienze di Torino attestato come botanico nella classe di scienze fisiche, matematiche e naturali..
Spese molto tempo e denaro per l'acquisto e la collezione di libri di ogni genere ma soprattutto di botanica e di arte dei giardini, di geografia e di storia. Ebbe un telescopio e fece costruire un credenzone con tiretti [...] e ante vetrate [...] che deve servire per la botanica, e una stufa botanica su disegno dell'architetto Giuseppe Zani..
XIX secolo Il marchese si spense il 15 dicembre 1832 a 75 anni, ultimo del suo ramo. Il suo corpo venne seppellito nella chiesa della Ghilina, e si conservano le inscrizioni. che decorarono le sue esequieALLA PORTA DEL TEMPIO
IN FRONTE AL SARCOFAGO
AL LATO DESTRO
IN FACCIA ALL'ALTARE
DAL LATO SINISTRO. Ambrogio Maria Ghilini lasciò erede di tutto la figlia Cristina Ghilini Mathis (1784-1841) e, alla fine del XIX secolo, i suoi eredi vendettero ciò che rimaneva del patrimonio dei Ghilini.
XX secolo Una consistente parte del patrimonio di famiglia, compresa la Ghilina, fu acquistata dal Conte Giuseppe Guazzone Passalacqua (1854-1935) alla morte del quale passò ai figli, eredi in parti uguali. Negli anni successivi ci furono ulteriori scorpori con la vendita anche della Ghilina.
Durante la seconda guerra mondiale la Ghilina era stata comando militare di zona tedesco, subì le incursioni anglo-americane e la lotta di liberazione nel 1945. Terminata la guerra, ed in seguito alle ultime cessioni del terreno, il parco subì definitivamente la conversione all'agricoltura confondendosi con gli altri campi coltivati della zona.
Dall'ultimo quarto del XX secolo la villa della Ghilina, ormai spoglia dei fasti del passato causati da numerosi saccheggi e atti di vandalismo nel tempo, è proprietà di privati mentre l'ala rurale della cascina è stata acquistata dal conte Niccolò Calvi di Bergolo già proprietario del castello di Piovera.
Il parco della villa
Il marchese Ambrogio Maria, oltre alla passione per gli ortaggi che faceva coltivare di ogni genere - insieme al vitigno anerello o neretto, caratteristico della Fraschetta - si era dedicato con grande dedizione affinché il suo giardino e parco divenissero maestosi e molto curati: grandi arbusti sempreverdi, ampi tappeti erbosi, roseti, aiuole di piante annuali da fiori, molti spazi diversi collocati con il senso estetico tipico del giardino all'italiana. Visitò numerosi vivai per cercare varietà sempre nuove e sempre diverse che poi posizionava personalmente creando scenari ed atmosfere insoliti. Degna di nota e ricca di spunti storici e di botanica è la corrispondenza epistolare tra Ambrogio Maria e i suoi giardinieri - appartenenti alla famiglia sangiulianese dei Capella - conservata presso l'Archivio di Alessandria. Due in particolare sono relative alla sezione delle piante rare provenienti da ogni parte del mondo, corredate da un elenco minuzioso di tutte le specie spedite o inviate da varie localitàLettere del 2 aprile 1812 e del 13 giugno 1813 spedite dalla Ghilina dal giardiniere Antonio Capella ed indirizzate al segretario del marchese e a Monsieur Le Comte Ghilini Chambellan de Sa Majesté Imperial et Royale, Paris, Rue Richelieu Hotel de la Loi. Lista spedita a Monsieur Curten: n. 20 Gleditia triacantos, n. 10 Acer platanoides, n 10 Acer negundo, n. 20 Morus papirifera, n 4 Fraxinus excelsior, n. 2 Celtis australis, n. 6 Bignonia catalpa, n. 20 Prunus mahaleb, n. 4 Aesculus hippocastanum, n. 4 Citisus laburnum, n. 6 Ptelea trifoliata, n. 6 Sophora japonica, n. 4 Platanus occidentalis, n. 10 Colueta arborescens, n. 15 Amorpha fruticosa, n. 8 Rhus thyphina, n. 3 Populus angulata, n. 3 Populus canadensis, n. 3 Ailantus glandulosa, n. 4 Comus alba, n. 3 Rosa bicolor, n. 2 Gymnocladus dioica, n. 8 Syringa vulgaris. Segue la memoria di quelle mancanti secondo la lista di Monsieur Curten: n. 3 Populus heterophylla, n. 6 Cercis siliquastrum, n. 3 Crataegus coccinea, n. 4 Amygdalus pumila, n. 1 Fontanesia phillyraeoides, n. 3 Prunus lauro cerasus, n 3 Staphylea pinnata, e poi la lista delle piante pervenute: n 5 Morus, n 10 Prunus mahaleb, n 10 Robinie, n 1 Musa paradisiaca, n 1 Nyctanthes etrusca, n 1 Volcameria, n 1 Arctotis superba, Ranuncoli, Anemoni, Giacinti, n 6 Convolvulus batatas. Infine le piante spedite dal signor Zucchi di Centallo: n. 1 Justicia adhatoda, n. 1 Justicia coccinea, n. 1 Cactus cochilinifer,