Dilophosaurus (il cui nome significa "sauro (lucertola) dalle due creste"), conosciuto più comunemente come dilofosauro, è un genere estinto di dinosauro teropode vissuto nel Giurassico inferiore, circa 193 milioni di anni fa (Sinemuriano), in quello che oggi è il Nord America. Il genere contiene una singola specie riconosciuta, la specie tipo D. wetherilli, conosciuta inizialmente attraverso tre scheletri scoperti nell'Arizona settentrionale nel 1940, a cui seguirono ulteriori ritrovamenti, tra cui queelli dei due esemplari meglio conservati, rinvenuti nel 1942. L'esemplare più completo divenne inizialmente l'olotipo di una nuova specie nel genere Megalosaurus, denominata M. wetherilli da Samuel P. Welles, nel 1954. Welles trovò uno scheletro più grande appartenente alla stessa specie, nel 1964. Rendendosi conto che questo esemplare presentava delle creste ossee sul cranio, Welles assegnò la specie ad un nuovo genere, Dilophosaurus, nel 1970, come Dilophosaurus wetherilli. Il nome del genere significa "sauro dalle due creste", mentre il nome della specie, wetherilli rende omaggio a John Wetherill, un consigliere Navajo. Da allora sono stati ritrovati altri esemplari, incluso un esemplare giovane. All'animale sono state attribuite anche delle impronte, comprese tracce di un individuo in posizione di riposo. Un'altra specie, D. sinensis dalla Cina, venne nominata nel 1993, ma in seguito è stata attribuita ad un proprio genere, Sinosaurus.

Con una lunghezza di circa 7 metri ed un peso di circa 400 kg, Dilophosaurus fu uno dei primi grandi dinosauri predatori e uno dei più grandi animali terrestri della sua epoca in Nord America. A confronto con altri grandi teropodi predatori, Dilophosaurus era più snello e dalla corporatura leggera ed il cranio era proporzionalmente grande, ma delicato. Il muso era stretto e la mascella presentava una tacca o depressione sotto la narice. Una delle caratteristiche distintive dell'animale era la presenza di due grandi creste ossee longitudinali e arcuate sul cranio; la loro forma completa è sconosciuta, ma è probabile che fossero rese ancora più grandi in vita da uno strato di tessuti molli cheratinosi. La mandibola era slanciata e delicata nella parte anteriore, ma profonda nella parte posteriore. I denti erano lunghi, curvi, sottili e compressi lateralmente e i denti della mandibola erano molto più piccoli di quelli della mascella. La maggior parte dei denti presentava dentellature sia sul bordo anteriore che su quello posteriore. Il collo era lungo e le sue vertebre erano cave e molto leggere. Le zampe anteriori erano potenti, con un osso del braccio lungo e snello e la presenza di quattro dita; il primo era corto ma forte e presentava un grande artiglio, le due dita successive erano più lunghe e sottili con artigli più piccoli; il quarto dito era vestigiale. Il femore era massiccio, i piedi erano robusti e provvisti di grandi artigli.

Dilophosaurus è stato a lungo considerato un membro della famiglia Dilophosauridae insieme a Dracovenator, un gruppo posto tra i Coelophysidae e i teropodi successivi, ma alcuni ricercatori non hanno trovato supporto per questo raggruppamento. Dilophosaurus sarebbe stato un predatore attivo e bipede e potrebbe aver cacciato animali di grandi dimensioni; potrebbe anche essersi nutrito di animali e pesci più piccoli. A causa del limitato raggio di movimento e della brevità degli arti anteriori, le fauci sarebbero state lo strumento principale per catturare le prede. La funzione delle creste è ancora sconosciuta; erano troppo deboli per essere usate in combattimento, ma avrebbero potuto essere usate nella comunicazione visiva, nel riconoscimento intraspecifico e nella selezione sessuale. Si pensa che questi animali crescessero rapidamente, raggiungendo un tasso di sviluppo della massa corporea compreso tra i 30 e i 35 kg all'anno nelle prime fasi di vita. L'esemplare olotipico presentava molteplici paleopatologie, comprese ferite guarite e segni di un'anomalia dello sviluppo. Dilophosaurus è conosciuto dalla Formazione Kayenta e visse accanto a dinosauri come Scutellosaurus e Sarahsaurus.

Dilophosaurus è uno dei dinosauri carnivori di maggior rilievo nella cultura popolare grazie al suo aspetto iconico, ma soprattutto per la sua apparizione nel romanzo di Michael Crichton Jurassic Park e nel suo adattamento cinematografico, sebbene il dinosauro sia stato reso in maniera scientificamente inaccurata, possedendo la capacità immaginaria di sputare veleno e venendo reso, nel film, molto più piccolo di quanto non fosse in realtà, ritraendolo con un collare di pelle estensibile simile a quello del clamidosauro. Nonostante queste scelte siano state giustificate come licenze creativa, queste caratteristiche inventate persistono tutt'oggi nelle rappresentazioni dell'animale. Dilophosaurus è stato anche designato come il dinosauro di stato del Connecticut sulla base delle impronte ivi ritrovate.

Descrizione

Dilophosaurus fu uno dei primi grandi dinosauri predatori e uno dei più grandi animali terrestri della sua epoca, anche se risulta piccolo se comparato ad alcuni dei successivi teropodi.Paul, G.S., 2010, The Princeton Field Guide to Dinosaurs, Princeton University Press p. 75 Rappresenta anche uno dei più grandi animali terrestri conosciuti del Nord America del Giurassico inferiore. L'animale presentava una corporatura slanciata e leggera, e le sue dimensioni erano paragonabili a quelle di un orso bruno. Il più grande esemplare conosciuto pesava circa 400 chilogrammi, con una lunghezza di 7 metri, ed un cranio di 590 millimetri. L'esemplare olotipo, più piccolo, pesava circa 283 chilogrammi, con una lunghezza di 6,03 metri, un'altezza al bacino di circa 1,36 metri, ed un cranio di 523 millimetri. L'impronta del corpo di un teropode simile a Dilophosaurus e Liliensternus in posizione di riposo, presenta delle trame interpretate da alcuni ricercatori come impronte lasciate da piume intorno al ventre e ai piedi. Altri ricercatori hanno interpretano queste trame come manufatti sedimentologici creati mentre il dinosauro si muoveva, sebbene questa interpretazione non escluda che l'animale che ha lasciato queste tracce fosse piumato.

Cranio

Il cranio di Dilophosaurus era grande in proporzione al resto del corpo dell'animale, ma delicato. Il muso era stretto in vista frontale, divenendo ancora più stretto verso la parte superiore arrotondata. La premascella (osso anteriore della mascella) era lunga e bassa in vista laterale, bulbosa nella parte anteriore e la sua superficie esterna diventava meno convessa dal muso alla narice. Le narici erano poste più indietro rispetto alla maggior parte degli altri teropodi. Le premascelle erano in stretta articolazione tra loro e mentre la premascella era collegata solo alla mascella al centro del palato, senza alcuna connessione laterale, formavano un'articolazione forte attraverso la robusta articolazione ad incastro tra i processi diretti all'indietro e in avanti di queste ossa. Dietro e sotto, la premascella si formava una depressione o tacca tra le due ossa chiamato, lo spazio sottonariale (chiamato anche "nodo"). Tale divario è presente anche nei celofisoidi, così come in altri dinosauri. Il nodo sottonariale formava un diastema, uno spazio vuoto nella fila dei denti mascellari. All'interno del nodo sottonariale era presente un profondo scavo dietro la fila di denti della premascella, chiamato fossa sottonariale, che era murato da una chiglia rivolta verso il basso della premascella.

La superficie esterna della premascella era ricoperta di forami di varie dimensioni. La parte superiore dei due processi di estensione all'indietro della premascella era lunga e bassa e formava la maggior parte del bordo superiore delle narici allungate. Aveva un avvallamento verso la fonte, che rendeva l'area con la sua base concava di profilo. La parte inferiore della premascella contenente gli alveoli era ovale. La mascella era poco profonda ed era depressa attorno alla finestra antorbitale (la grande apertura davanti all'orbita), formando una rientranza arrotondata verso la parte anteriore e più liscia del resto della mascella. Un forame chiamato finestra preantorbitale si apriva in questa rientranza nella curva anteriore. Grandi forami correvano sul lato della mascella, sopra gli alveoli. Un profondo solco nutritivo correva all'indietro dalla fossa sottonariale lungo la base delle placche interdentali (o rugose) della mascella.

La caratteristica più evidente del cranio del Dilophosaurus erano le due alte creste ossee, sottili e arcuate (o a forma di piastra), portate longitudinalmente sul tetto del cranio. Le creste (denominate creste nasolacrimali) iniziavano basse alla base dei premascellari ed erano principalmente formate dalle ossa nasali e lacrimali espansesi verso l'alto. Queste ossa erano coossificate insieme (fuse durante la formazione del tessuto osseo), quindi non è possibile individuare le suture tra di loro. L'osso lacrimale si espandeva in una sporgenza preorbitale spessa e rugosa, formando un arco sul bordo anteriore superiore dell'orbita, e sosteneva la base della parte posteriore della cresta. Unicamente per questo genere, il bordo sopra l'orbita continuava all'indietro e terminava con un piccolo processo quasi triangolare dietro l'orbita, che si curvava leggermente verso l'esterno. Poiché solo una piccola parte della superficie superiore di questo processo è intatta, il resto della cresta potrebbe essersi sollevato sopra il cranio per un'altezza di circa 12 millimetri. La parte conservata della cresta nell'esemplare UCMP 77270 è più alta a metà della finestra antorbitale. L'esemplare UCMP 77270 conserva la mensola concava tra le basi delle creste e, se viste di fronte, queste sporgevano verso l'alto e ai lati con un angolo di ~80°. Welles paragonò le creste del Dilophosaurus a quella del casuario australiano, mentre Marsh e Rowe ipotizzarono che le creste erano probabilmente ricoperte da cheratina o pelle cheratinizzata. Marsh e Rowe sottolinearono inoltre che, rispetto alla faraona mitrata, la cheratina presente sulle creste di Dilophosaurus potrebbe averle ingrandite molto più di quanto indicato dall'osso. Poiché solo un esemplare conserva buona parte della struttura delle creste, non è noto se la forma e le dimensioni delle creste differissero tra individui. Le scansioni TC hanno mostrano la presenza di sacchi aeriferi (cavità ripiene d'aria che alleggeriscono le ossa) anche nelle ossa che circondavano il cervello, ed erano in continuità con i seni paranasali della parte anteriore del cranio. La finestra antorbitale era in continuità con il lato esterno delle creste, il che indica che anche le creste presentavano delle sacche d'aria (una cresta ossea forma un tetto sopra le finestre antorbitali nella maggior parte degli altri teropodi).