Il campo di concentramento di Sonnenburg (in tedesco Konzentrationslager Sonnenburg) è stato aperto in un vecchio carcere il 3 aprile 1933 per iniziativa del Ministero prussiano dell'Interno e della Giustizia, a Sonnenburg (oggi Słońsk), presso Küstrin an der Oder (oggi Kostrzyn nad Odrą). Fu uno dei primi campi di concentramento nell'era della Germania nazista in cui furono, da subito, drammaticamente evidenti tutte le caratteristiche criminali di quell'universo concentrazionario, tanto che per i metodi brutali di tortura utilizzati divenne presto noto con il nome di Folterhölle (l'inferno della tortura). Le connotazioni delle violenze esercitate sui prigionieri durante la relativamente breve durata del campo (3 aprile 1933 - 23 aprile 1934) distinsero quel luogo anche circa dodici anni dopo, quando il 30 gennaio 1945 le SS e la Gestapo massacrarono in una sola notte 700 degli 840 membri dell'opposizione e della Resistenza, detenuti nel carcere dell'ex campo.

Storia Il campo di concentramento di Sonnenburg nacque su una struttura che era stata adibita precedentemente a carcere. «Il penitenziario era esclusivamente riservato agli assassini condannati a morte». Negli ultimi dieci anni di attività, il carcere registrò 560 morti, molti dei quali si erano suicidati, fu chiuso nel 1930 per le indecenti condizioni igieniche esistenti fino ad allora. L'acqua destinata al consumo umano, velenosa, e le pareti fredde, umide e fatiscenti delle celle, pidocchi ed altri parassiti erano state infatti la causa principale di epidemie di dissenteria, di influenza, tifo e tubercolosi tra la popolazione carceraria.

Il campo di concentramento che fu allestito sull'area dell'ex carcere, nel periodo 3 aprile 1933 - 23 aprile 1934, ospitò più di mille prigionieri in "custodia protettiva" (Schutzhäftlinge), per lo più comunisti. Fra gli internati ci fu anche il noto pacifista, poi nominato premio Nobel per la pace, Carl von Ossietzky. Un gruppo iniziale di 200 prigionieri arrivò il 4 aprile a Sonnenburg proveniente da Berlino, con un trasporto speciale su furgoni della polizia e scortati da 60 agenti. Un altro trasporto arrivò due giorni dopo, il 6 aprile, con altri 52 prigionieri. Gli altri prigionieri che giunsero al campo nelle settimane successive provenivano da «Berlino, Spandau, dalla prigione di Lehrter Straße, Alexanderplatz, Ploetzensee e da tutta la Germania». La popolazione degli internati, oltre i membri della resistenza tedesca comprese anche gli oppositori provenienti dai paesi occupati, fra cui anche quelli che furono deportati dall'Italia

«I prigionieri furono impiegati principalmente in fabbriche locali e fabbriche di munizioni nella vicina Lemierzycach (Limmritz). Le condizioni di lavoro, la cattiva alimentazione, la tortura e la mancanza di cure mediche furono causa tra i detenuti di epidemie mortali di influenza, tifo e tubercolosi».

Il campo si popolò in breve tempo anche di 150 nazisti «scelti fra i peggiori torturatori dei reggimenti delle SS», tra cui quelli provenienti da Francoforte sull'Oder. Il più folto gruppo di prigionieri giunto a Sonnenburg fu quello appartenente alla resistenza francese. Il 28 settembre 1942 giunsero al campo 877 cittadini francesi che rappresentò il più grande gruppo di prigionieri Nacht und Nebel. «Dal 1944 una parte consistente di prigionieri giunti a Sonnenburg come prigionieri Nacht und Nebel, furono trasferiti nei campi in Bielawa in Bassa Slesia (sotto il controllo del campo di concentramento di Gross-Rosen) e al vicino campo di concentramento di Sachsenhausen»

Le testimonianze dei prigionieri fuggiti, fra cui quella di un prigioniero che pubblicò un libretto nel 1934, raccontarono quali furono le brutali torture compiute in quel campo, violenze paragonabili solo a quelle delle inquisizioni medievali come l'uso di fruste d'acciaio, sbarre e sedie di ferro, per colpire i prigionieri.

Il campo fu improntato prevalentemente sulla tortura e fu organizzato per accogliere i nuovi arrivati in un clima di terrore. Il piano interrato est e l'ala ovest della prigione furono suddivisi in celle chiamate "camere di tortura". Ogni nuovo arrivato doveva trascorrere da due a tre settimane in quelle camere, luogo che i nazisti falsamente dichiaravano essere normali celle o dormitori. Ogni giorno fino a 30 detenuti furono "ospiti" di queste "camere".

Appena arrivati i detenuti venivano trascinati nel cortile, presi a calci e picchiati finché non cadevano a terra logorati dal dolore, quindi, venivano assegnati ad una "camera di tortura" dove quel "trattamento" continuava, venivano infatti colpiti più volte con mazze e con pugni sui volti e sul corpo, fino a quando non sanguinavano. In quelle condizioni, venivano poi rinchiusi da soli nella "camera" e costretti a dormire per terra senza nessun giaciglio, solo poche volte «i nazisti "caritatevoli"» davano al torturato un po' di paglia. Dopo che i prigionieri, nei giorni a seguire, si erano ripresi dalle ferite, gli venivano assegnati pigiami da campo e quindi costretti a seguire un ordine estenuante di marcia forzata, finché non crollavano. Il primo dei marcianti a cadere, veniva preso a calci dal guardiano di turno con stivali chiodati ed accusato di fingere quello stato di svenimento. Se il "risveglio" del malcapitato, non avveniva, gli altri prigionieri dovevano rimuovere il corpo e portarlo sotto una pompa di acqua fredda finché non rinveniva incominciando a tossire. Il "programma" si ripeteva più volte, ricrollo e calci, pompa di acqua e rimarcia, il tutto fino a notte e al loro ritorno nelle proprie rispettive celle. Fu proprio dopo aver subito quei maltrattamenti, che molti prigionieri, stremati, avviliti e terrorizzati scelsero di morire, suicidandosi.

Il campo di concentramento fu chiuso il 23 aprile 1934. Dopo cinque anni, all'inizio della seconda guerra mondiale, nel 1939 e fino al 1945, il campo continuò di fatto a funzionare come campo di concentramento e di lavoro in cui venivano internati gli antitedeschi, o quelli considerati come tali, provenienti da tutti i territori occupati. Tra i detenuti di quel periodo ci furono combattenti della resistenza come Jean-Baptiste Lebas, Bjørn Egge e René LefebvreVedi: Kaspar Nürnberg: Sonnenburg, in: Der Ort des Terrors. Studien und Dokumente zur Geschichte der nationalsozialistischen Konzentrationslager, Volume H 2, di Wolfgang Benz e Barbara Distel (ed.), C.H. Beck Verlag: Monaco 1986. ISSN 0257-9472, padre di monsignor Marcel Lefebvre, deceduto nel 1944 per le conseguenze della prigionia. Nel marzo 1945, fu l'Armata Rossa a conquistare e liberare Sonnenburg.

Il campo fu uno fra quelli che si distinsero nell'operazione Nacht und Nebel, che caratterizzò l'annientamento, attraverso l'internamento in campi di concentramento (e l'uso delle camere a gas) degli oppositori politici del regime nazista.

The Sonnenburg Torture Camp - libro pubblicato nel 1934

«Giuro sulla mia coscienza che le mie descrizioni sono fedeli fin nel dettaglio, che nulla è esagerato [...] è una tortura per me pensare ciò che i miei fratelli [...] stanno sopportando. Ma quando li ho lasciato, ho solennemente promesso che il mondo intero avrebbe ascoltato il loro grido di dolore». Incomincia così il libretto di questo testimone oculare evaso dal campo di SonnenburgL'autore nella sua introduzione precisa che erano già attivi sul territorio tedesco questi campi di concentramento: Dachau, Sachsenberg, Fuhlsbuettel, Hcuberg, Disslau, Recklinhausen, Neusenstrum, Osthofen, Neustadt, Buergermoor ed altri ancora, il numero di quelli rinchiusi viene stimato, da questa fonte, in 150.000.

Il libro scritto solo dopo circa un anno dall'apertura del campo, descrive nei minimi particolari il clima di terrore instauratosi nel "giovane" campo e le violenze perpetuate quotidianamente sugli internati. L'autore paragona i maltrattamenti subiti dalla totalità degli internati, alle torture della inquisizione nel Medioevo o a quelle dei carnefici del regime zarista, anzi Vera Nikolaevna Figner aveva scritto un libro in cui descriveva «le diaboliche torture praticate nelle carceri del vecchio regime zarista»: Memorie di un rivoluzionarioL'autore fa riferimento a Memoirs of a Revolutionist, Londra, Martin Lawrence Limited, 1929, ma, queste torture non erano nulla «rispetto a quelle inventate dal Terzo Reich di Adolf Hitler», come quelle di cui era stato lui stesso testimone, a Sonnenburg.

Lo scrittore fu uno dei primi che insieme ad un gruppo di altri prigionieri arrivò a Sonnenburg scortato dalla polizia e da componenti delle truppe d'assalto naziste (Sturmabteilung, SA), era l'aprile del 1933. Descrivendo il suo arrivo, l'autore asserisce di essere stato in piedi, incatenato insieme agli altri sventurati con pesanti catene, per ore ed ore su vetture aperte (le "Grüne Minna", termine popolare che indica le vetture della polizia).

I prigionieri del campo erano, secondo la prefazione del libro, comunisti, socialdemocratici, pacifisti, ebrei, cattolici, protestanti, lavoratori e professionisti di diversa appartenenza politica, invisi al nazionalsocialismo. Appena arrivavano a Sonnenburg alcuni venivano subito eliminati, ma la stragrande maggioranza era destinata a fare i conti con una tortura di stampo medievale. L'autore mette in risalto che a quel tempo a Sonnenburg c'erano lo scrittore Ludwig Renn, il pacifista Carl von Ossietzky e l'attivista politico del Partito Comunista di Germania (KPD), Ernst Thälmann, picchiato con fruste in acciaio e torturato con «altre invenzioni naziste».

La descrizione delle torture sui prigionieri a Sonnenburg è duplice, l'autore descrive sia quella psicologica che quella fisica. Il luogo e i carcerieri, ad avviso dello scrittore, esercitavano una pressione psicologica rilevante. Il luogo infatti non aveva acqua potabile. Il giaciglio, il più delle volte, era solo un nudo e freddo pavimento (l'autore e il suo gruppo dormirono infatti sul pavimento) e la paglia, quasi una "beneficenza" fatta dagli aguzzini che accoglievano i nuovi arrivati con una tracotante violenza verbale. Pugni, calci con scarpe chiodate, schiaffi, mazze di legno e di ferro usate per colpire i prigionieri, erano i mezzi con i quali i carnefici si "presentavano" ai malcapitati affinché fosse da subito chiaro per i nuovi arrivati, dove si trovavano. L'autore denuncia anche gravi abusi sessuali subiti dai prigionieri.

L'autore, da testimone oculare, non si limita alla descrizione del modo in cui i nazisti torturavano le loro vittime, ma fa nomi e cognomi dei torturati in una lista dettagliata, o solo nomi molte volte con particolari che identificano l'internato: Litten, Schneller, Obuch, Willi Kisper, il poeta anarchico Erich Mühsam, Warden Paesler, l'ebreo Rudi Bernstein, il pacifista Carl von Ossietzky.

Nella descrizione degli internati l'autore cita anche i nomi dei medici Benjamin ed Erwin Mueller. Quindi cita alcune storie di soprusi riguardanti «un cuoco»; «un minatore del distretto della Ruhr di nome Hans»; di «un giovane operaio»; di «Fritz, uno dei prigionieri del distretto di Lauterbach»; di «un certo Schultz che ha perso un braccio e una gamba nella Guerra mondiale»; di «un certo Zobel».

Non tutti i nazisti di Sonnenburg, secondo l'autore, erano spietati e afferma di aver sentito proprio da questi che per una petizione fatta al ministro Rudolf Diels dagli abitanti del villaggio di Sonnenburg che ben conoscevano le atrocità avvenute nel campo e per le notizie allarmanti diffuse all'estero, Hitler, Göring e Goebbels erano pienamente informati di tutto ciò che accadeva a Sonnenburg. Nonostante tutto nulla fu fatto per migliorare la vita dei prigionieri, anzi i loro maltrattamenti e le torture si intensificarono.