Barbariga (Barbariga in dialetto bresciano) è un comune italiano di abitanti della provincia di Brescia in Lombardia. È famoso per la sua produzione di casoncelli, specialità locale da consumarsi asciutti e conditi con burro e salvia, e della Bariloca, pietanza a base di riso, gallina e funghi, legata alla storica risicoltura del territorio, praticata fino al XVIII secolo. Dal 2004, questi prodotti gastronomici sono tutelati con il marchio della Denominazione comunale d'origine.
Geografia fisica
Territorio Il territorio è sito in un'area pianeggiante, un tempo occupato da una palude, bonificata con una rete di canali ancor presenti. Sul territorio vi sono alcuni fontanili (nella zona dei Morti di San Gervasio) da cui sgorga acqua che alimenta i canali stessi. Negli ultimi vent'anni sono stati scavati due pozzi principali: uno nei pressi del cimitero, che pesca l'acqua a una profondità di 170 metri e uno all'ingresso di Frontignano, che preleva ad una profondità di 190 metri. Il terreno è adatto alle colture di mais, perché abbastanza friabile ma capace di trattenere l'acqua.
Negli anni ottanta, nella zona chiamata "Valle di Co" dell'omonimo paese, sono stati effettuati degli scavi alla ricerca del gas metano, conclusi però senza esito.
Clima
Il clima a Barbariga è caldo e temperato, con piovosità significativa durante tutto l'anno.
La temperatura media annuale è di 13,6 °C, essendo luglio il mese con temperature più alte (29,2 °C) e gennaio il mese con temperature più basse (-0,3 °C).
La piovosità media annuale è di 1077 mm. In particolare le piogge sono più scarse nel mese di gennaio (54 mm) e più abbondanti nel mese di novembre (122 mm).
Storia Origini e prime attestazioni archeologiche In principio Barbariga era totalmente paludosa. Fu il monastero dei Santi Cosma e Damiano a svolgere un'opera di bonifica agraria del territorio. Il loro unico ricordo resta vivo nel “Fienile delle Monache” e alcune aree di toponimi etimologicamente di origine paludosa, ancora conosciute, tra cui "Lama", "Lamazzi" e "Cantarane".
Nell'attuale territorio di Barbariga, i ritrovamenti archeologici sono scarsi: per l'età preistorica è attestato un unico rinvenimento, costituito da un'ascia in porfido verde proveniente da Frontignano. Per l'età romana, invece, non sono censiti reperti significativi; tuttavia, nel territorio di Dello, a breve distanza dal confine con Barbariga, è stata scoperta una necropoli in località "Offrenghino", nella quale sono presenti tombe a incinerazione del I e del II secolo a.C.
Epoca medioevale Si hanno informazioni più generose del comune a partire dal XI e il XII secolo, quando sorse a Barbariga una fortificazione lungo l'asse viario est-ovest, circondata da un fossato perimetrale e probabilmente da strutture murarie, che diedero il nome alla contrada a nord-est del castello, definita “contrada dello Spalto”. Più che per difesa, la struttura venne utilizzata regolarmente per le riunioni e l'amministrazione del comune tra il Medioevo e l'età moderna. Del castello, che già ad inizio Settecento era stato trasformato in zona residenziale privata, rimangono pochissime tracce materiali.
Fin dal XIV secolo la vita religiosa di Barbariga fu particolarmente intensa, come attestato dalla presenza di ben sette edifici di culto nel territorio. Accanto alla chiesa parrocchiale dei Santi Vito, Modesto e Crescenzia, alla Disciplina di San Pietro Martire e al santuario campestre di Santa Maria del Ducco, esistevano anche: la chiesa di San Rocco, l'oratorio dei Santi Gervasio e Protasio e gli oratori campestri di Santa Margherita e San Michele, da tempo scomparsi. Il culto stesso di san Vito, celebrato ogni anno il 15 giugno, era anticamente invocato contro i pericoli dei serpenti, suggerendo l'esistenza di un’area originariamente infestata da rettili.
Epoca moderna La chiesa parrocchiale del paese venne sostituita tra il 1751 e il 1773 con la nuova chiesa, sempre dedicata ai santi Vito, Modesto e Crescenzia, più alla portata della popolazione, che al tempo era in costante aumento. Dalla metà del Settecento, il parroco Gerolamo Dionisi (1724-1804) registrò nelle sue cronache (1762-1792) due episodi di mobilitazione collettiva nel territorio. In quel tempo si manifestò un sensibile aumento della mortalità, attribuito alla coltivazione del riso, ufficialmente vietata, nei campi della Feroldina, di proprietà dei nobili Valossi.
Descrivendo l'elevata mortalità registrata nella parrocchia, il sacerdote scrisse:
«...morirono in essa [nella parrocchia di Barbariga] in quest’anno solo tante persone quante in sì breve spazio di tempo in 130 anni addietro [...] non sono mai morte.»
Dionisi lasciò anche una dettagliata testimonianza delle conseguenze sociali dell'epidemia:
«Era cosa terribile ed al sommo compassionevole vedere nelle famiglie languenti e meste un infermo per necessità servire all’altro; le campagne di molti in parte divenute sterili ed infeconde per la mancanza d’agricoltori sani e valevoli a coltivarle, la Chiesa abbandonata e priva di gente nelle sacre funzioni, i sacri bronzi funesti segni di continuo porgon all’orecchio o di comunioni da farsi o di morti seguite, le strade frequentate solo di processioni e più volte ai luoghi lontani andavo col viatico a sacramentare un infermo e ritornavo facendo il funerale ad un altro già morto.»
La tensione provocata dalla vicenda sfociò il 10 maggio 1762 (giorno dei Santi Gordiano ed Epimaco, allora patroni del paese) in una sollevazione popolare contro le risaie della Feroldina. Secondo la cronaca di Dionisi, la popolazione si radunò dopo il suono della campana maggiore e si diresse verso i campi coltivati:
«...sortirono quasi dalle proprie case da una parte e dall’altra del paese, ed uniti ed affollati insieme andarono sull’ora chiara e calda del mezzogiorno inferociti, e uomini e donne e giovani e vecchi, con zappe con badili, ed altri rurali istromenti alla volta della Feroldina...».
Analogo episodio si ripeté nel 1768, quando la semina di nuove piantagioni di riso nei fondi del Fenil Corno e della stessa Feroldina provocarono un’ulteriore sollevazione popolare.
Nell’Ottocento si registra, sia a Barbariga che a Frontignano, l'espandersi di pellagra, tubercolosi, vaiolo e colera, in particolare nelle ondate del 1855, 1868 e ancora nel 1885. Vennero in aiuto Ercole Paroli, medico di Barbariga, e il fratello Mauro, parroco del paese, che istituì nel 1879 un fondo di soccorso facendo distribuzione di razioni per gli indigenti.
Tra il 1887 e il 1890 l'antico santuario di Santa Maria del Ducco fu demolito e sostituito dall'edificio attuale, orientato a mezzogiorno, su progetto dell'architetto Carlo Melchiotti e per iniziativa del parroco Mauro Paroli, preservando l'affresco quattrocentesco della Madonna con Bambino.
Il Novecento Nel 1901 si diffuse l'afta epizootica attraverso l'acqua del vaso Barbaresca, spingendo il sindaco di Barbariga, Giovanni Battista Zucchi, a edificare una locanda sanitaria per il ricovero dei malati in via Brescia. Tra il 1905 e il 1906 fece ingresso anche l’illuminazione pubblica per le vie del paese, in precedenza esistente solo in alcuni edifici privati.
Parallelamente si registrò una crescita demografica che si rifletté sul sistema scolastico: le classi elementari risultavano sovraffollate e nel 1912 è documentata la richiesta di suddivisione delle sezioni; vennero inoltre attivati corsi serali per l'istruzione degli adulti.
Con Regio Decreto 11 novembre 1927, n. 2202, il comune di Frontignano fu aggregato a Barbariga; l'unione divenne effettiva a partire dal 1º gennaio 1928.
Durante il ventennio fascista l'agricoltura conobbe un ulteriore sviluppo, anche in relazione alla "battaglia del grano" avviata nel 1924. Il censimento agricolo registrava 19 aziende per un totale di 1.137 piò coltivati. Persistettero tuttavia difficoltà sociali, come dimostra la presenza di circa 50 famiglie indigenti.
La seconda guerra mondiale aggravò la situazione economica e sociale: già nel 1940 il bilancio comunale presentava difficoltà, mentre tra il 1942 e il 1943 si diffuse il tifo nonostante la presenza di sei pozzi artesiani. Il conflitto comportò inoltre carenze alimentari, riduzione della manodopera e perdite tra la popolazione. Nel secondo dopoguerra si avviò una fase di ricostruzione e potenziamento dei servizi.
Al censimento del 4 novembre 1951 la popolazione complessiva raggiungeva 2.555 abitanti. Furono rafforzate le strutture scolastiche e assistenziali, in un contesto di progressiva ripresa. Nel 1953 venne istituito il "Ricovero vecchi della parrocchia di Barbariga", grazie alle donazioni testamentarie di Maria Bonetti e Antonio Uccelli e con il contributo continuo dei parrocchiani. La direzione politico-morale della Fondazione venne affidata alle suore Orsoline di Somasca, mentre il ruolo del presidente era ricoperto di diritto dal parroco del paese. Nel 1977 la struttura originale venne ulteriormente ampliata con una nuova ala.
Tra il 1971 e l'inizio degli anni Ottanta fu costruita la nuova sede municipale, mentre nel 1976 venne sistemata la nuova piazza Aldo Moro, riqualificando l’area del centro amministrativo.
Alla fine del XX secolo l’economia locale conservava una forte base agricola, con circa 150 aziende agricole e 102 aziende di allevamento bovino. Nel 1993 le imprese complessive erano 136, attive nei settori agricolo, manifatturiero, edilizio, commerciale e dei servizi, mentre si sviluppava la zona industriale lungo la strada provinciale.
Contemporaneità Nel 2004 il casoncello e la Bariloca di Barbariga ottengono la Denominazione Comunicale d'Origine (De.Co), mentre nel 2005 viene costituita la Pro Loco di Barbariga, associazione che organizza la Fiera del Casoncello De.Co. (che si svolge annualmente nell'ultimo fine settimana di settembre) e altre iniziative rivolte alla promozione culturale e turistica del territorio.
Nei primi decenni del Duemila, il comune di Barbariga ha avviato un significativo rinnovamento delle infrastrutture pubbliche. Tra il 2015 e il 2016 viene riqualificata completamente la piazza Aldo Moro, finanziata con fondi statali, realizzando nuovi spazi pubblici, parcheggi, aree verdi e una fontana. Nel 2017 si segnala un intervento di riqualificazione del centro sportivo comunale, con investimenti per il miglioramento delle strutture. Nel 2022 è stata inaugurata la nuova farmacia Pietro Marchi in piazza Aldo Moro, rafforzando il ruolo della piazza come polo dei servizi. Nel 2023 la sede comunale si trasferisce da piazza Aldo Moro all'edificio storico di Palazzo Acqui, in via Roma 31. Tra il 2025 e il 2026 vi è anche uno sviluppo dei servizi sociosanitari: viene realizzata e avviata la nuova Casa della Comunità "Rosa e Mario Baiguera" in piazza Aldo Moro, al posto del precedente edificio municipale, parallelamente ai lavori di riqualifica e rinnovo della "Fondazione Bonetti Uccelli ONLUS" in via Cesare Battisti.
Simboli
Lo stemma, privo di concessione ufficiale, è liberamente adottato ed usato dal Comune. Lo sperone da cavaliere è un'arma parlante ripresa dal blasone della famiglia bresciana dei MasperoniStemma della famiglia Masperoni di Brescia: d'argento, a due caprioli rossi, al palo dello stesso, attraversante; al capo di verde, caricato di uno sperone d'oro; alias: d'argento, a due caprioli di rosso, attraversanti sopra un palo dello stesso; col capo di verde, caricato di uno sperone d'oro (in Giovan Battista di Crollalanza, Dizionario storico-blasonico, vol. 2, Pisa, Giornale Araldico, 1888, p. 102)., mentre il capo d'Angiò allude all'antica appartenenza del comune alla fazione guelfa. La torre ricorda il già citato castello, di cui esistono pochissimi resti, fondato probabilmente nel XII secolo e diventato il nucleo primigenio della paese.
Il gonfalone è un drappo di azzurro.
Monumenti e luoghi d'interesse Chiesa dei Santi Vito, Modesto e Crescenzia