Cultore dell'arte e del piacere, fu il primo poeta a scrivere di gastronomia e per il suo stile è considerato un precursore di Epicuro, come attestano le fonti antiche.
Gli Hedypatheia
Struttura e analisi Il poema principale di Archestrato è conosciuto sotto vari titoli: secondo Crisippo si intitolava Gastronomia (), mentre secondo Callimaco era Hedypatheia (). Databile tra il 396 e il 340 a.C., fu scritto in esametri dattilici e rappresenta uno dei più importanti esempi sopravvissuti di epica burlesca, ovvero uno stile che utilizza metro, lingua e temi omerici o esiodei per discutere di argomenti banali, creando una discontinuità fra contenuto (basso) e stile (alto) che risulta fondamentalmente scherzosa. Oggi si conserva in 330 versi, probabilmente un quarto dell'opera originaria, tramandatici da Ateneo di Naucrati nella sua opera Deipnofisti.
Lo scopo dell'opera è formalmente didattico, offrendo sia un "catalogo" per le portate di un banchetto dal primo piatto fino al termine del simposio, sia consigli su come trovare le migliori pietanze (in particolare marine) e come prepararle. Ne è un esempio:
Dai frammenti appare evidente come l'autore non si rivolga a un lettore medio, bensì a un uditorio abbiente e cosmopolita, capace di recarsi ovunque e fronteggiare qualsiasi spesa pur di andare alla ricerca dei migliori ingredienti. Ciò è dimostrato anche esplicitamente in alcuni versi, dove è il poeta stesso a sottolineare l'esigenza di spendere denaro pur di raggiungere il vero piacere culinario:
Non mancano anche consigli tecnici sulle stagioni maggiormente indicate per preparare alcuni alimenti:
E talvolta persino critiche aperte allo stile culinario di Sicilia e Sud Italia, in versi dove si evince anche il tono burlesco del poema:
Critica L'opera di Archestato ottenne molto successo nel mondo greco, venendo ampiamente letta fra il III e il II secolo a.C. tanto che una sua copia fu conservata nella biblioteca di Alessandria. Ateneo riteneva che l'opera e il pensiero di Archestrato fossero dotati di considerevole valore filosofico, mentre altri più stoici come Crisippo di Soli trovavano i suoi suggerimenti edonistici simili alla depravazione. Egli, in particolare, parlava del suo lavoro come "causa di ogni corruzione", mettendolo persino sullo stesso piano dell'opera a sfondo sessuale di Filenide di Samo.
Il pensiero di Archestrato si affermò anche durante la Roma imperiale: della stessa materia del suo poema tratta una delle satire di Orazio, mentre tracce degli Hedypatheia affiorano nel De re coquinaria di Apicio e più marcatamente nell'Hedyphagetica di Ennio.
Note
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