Carnevale di Gerti è una poesia composta da Eugenio Montale nel 1928, e fa parte della raccolta Le occasioni.

Gerti è l'austriaca di origine ebraica Gerti Frankl Tolazzi (1902-1989), di Graz, amica di Bobi Bazlen (ma anche di Svevo o Saba e dello stesso Montale), e sposata con l'ingegnere Carlo Tolazzi, in quel periodo ufficiale di stanza a Lucca; si tratta della stessa Gerti che secondo Bazlen aveva fotografato le gambe di Dora Markus.Montale dice di parlare di Gerti anche nella seconda parte della poesia dedicata alla Markus. Figlia di un ricco banchiere austriaco, avvenente, diplomata in pianoforte e amante della fotografia, Gerti si sposa nel 1925 con Tolazzi a Trieste, città dove vivono (vd. Metodi & ricerche, Volume 21 - Centro studi regionali di Udine; Stelio Mattioni, 1989); si separeranno prima del secondo conflitto mondiale. In quel periodo, a causa delle persecuzioni razziali (che causeranno la morte di vari suoi familiari), è costretta a trasferirsi temporaneamente (talvolta espatriando in Svizzera), ma rientra nel dopoguerra a Trieste, dove continuerà a vivere successivamente. Nel 2006 è stata organizzata su di lei una mostra documentaria e fotografica a Trieste, Il viaggio di Gerti, a cura del Centro di Documentazione della Cultura Regionale e il Dipartimento di Italianistica dell'Università di Trieste.

Montale la conosce nel dicembre 1927 a casa di Drusilla Tanzi e Matteo Marangoni.Alessandro Iovinelli, 2004; Alberto Arbasino, 1989 Nei versi della poesia, con riferimenti all'incontro reale tra Montale e Gerti a casa Marangoni (il piombo fuso a mezzanotte),Dante Isella in un suo studio (ed. critica de Le occasioni in Letteratura italiana Einaudi 1996, vd. ), ricorda una lettera di Montale del '29 ad Aldo Capasso, in cui si parla di un rito divinatorio nordico, realizzato da Eugenio e Gerti nel loro incontro di fine d'anno, in cui si mescola acqua fredda e piombo fuso; a questo abbinano la lettura di alcuni versetti della Bibbia, sempre in funzione dell'interpretazione del loro futuro e delle persone e amici presenti a quella riunione. il poeta descrive l'amica nel suo desiderio di fermare la fuga del tempo, e nel comune destino umano di sofferenza.

Il testo

Il poeta parla di Gerti e descrive i suoi pensieri, rivolgendosi a lei mentre contempla il Carnevale e si costruisce una sua realtà magica, in un mondo soffiato entro una tremula / bolla d'aria dove questa festa e quella della fine dell'anno si confondono. Poi il pensiero di questa donna ritorna all'infanzia (Penso / che se muovi la lancetta al piccolo / orologio che rechi al polso, tutto / arretrerà...), alla sua lontana patria d'origine. Infine ella si ritrova di nuovo nel tempo presente, dove non c'è apertura o salvezza per il gorgo degli umani affaticato, e le primavere non fioriscono.

Note

Collegamenti esterni Vincenzo Crescente, E la sua voce pareva cantare, sugli scritti di Gerti F. Tolazzi (in polistampa.com)

Categoria:Opere di Eugenio Montale Categoria:Componimenti poetici di autori italiani