Celléno è un comune italiano di abitanti della provincia di Viterbo nel Lazio: situato su uno sperone tufaceo tra i terrazzi fluviale della Valle del Tevere tra il lago di Bolsena e il lago di Alviano.
Geografia fisica Territorio Celleno è ubicato su uno sperone tufaceo e formazioni arenarie della Valle del Tevere, geomorfologicamente denominate calanchi a slm originatosi in corrispondenza dello spartiacque tra due bacini idrografici creati dal fosso delle Briglie a nord ed il fosso Calenne a sud affluenti di destra del Tevere.
Collocato nel territorio laziale a destra del Tevere tra Orvieto ed Orte, fa parte della regione della Teverina; questa è costituita da terreni ricoperti di materiali vulcanici emessi nelle varie fasi esplosive dell'apparato Vulsino e poggianti su uno strato sedimentario argilloso-sabbioso. Un'incisiva azione delle acque ha fatto affiorare queste formazioni sedimentarie; ciò è visibile in modo evidente visitando Civita di Bagnoregio e la “Valle dei Calanchi”. Questo fenomeno è visibile, seppur meno evidente, anche lungo le pendici del centro storico di Celleno.
Queste caratteristiche hanno permesso la nascita di numerosi insediamenti, sin dall'età preromana, con una continuità di vita pressoché ininterrotta.
Tali caratteristiche hanno anche favorito la formazione di straordinarie scenari e profondissime forre quali ad esempio le “Gole dell'Infernaccio”.
A sud del Comune di Celleno, al confine con Viterbo, si cela uno scenario di straordinario valore paesaggistico e naturalistico conosciuto con il toponimo di Infernaccio. Il torrente in corrispondenza del “Castellaccio” comincia la sua opera di erosione creando una profonda forra, impervia e scoscesa, quasi inaccessibile.
Sul fondo delle gole si è di fronte a una straordinaria scenografia fatta di quinte naturali a strapiombo, con rupi alte oltre 60 metri, e dove trovano la massima espressione di bellezza naturalistica la cascata e gli stagni circostanti. Qui un singolare effetto cromatico è ottenuto dal contrasto tra il rosso dell’acqua ferruginosa a livello superficiale e i toni bluastri del fondo.
Seguendo la direzione verso valle, lasciando alle spalle la cascata si incontrano le famose “gole” dell'Infernaccio; qui l'acqua scorre su di un letto sabbioso tra due pareti a picco, in un contesto dove il silenzio è il tratto più caratteristico.
Ancora più a valle i grossi massi di basaltina adagiati sull’alveo, levigati e tinti di rosso dall'acqua, creano continuamente piccoli salti di quota rendendo quanto mai caratteristico il percorso del torrente.
Oltre alla bellezza del contesto paesaggistico è indubbio il valore idrogeologico che tale luogo riveste sia per lo studio della stratificazione litologica sia per la presenza di numerose sorgenti di acqua minerale dalle diverse caratteristiche a cominciare da quella con alta concentrazione di ferro, la stessa che dà al fosso l'originale connotazione della colorazione rossa.
Nel 1815 il naturalista ed archeologo Gian Battista Brocchi, proseguendo i suoi viaggi per l'Italia accompagnato dall'incisore Ribaldi, attraversò la Toscana ed il Lazio (da cui derivano i toponimi adiacenti alla valle dell'Infernaccio del Poggio del Brocco ed il fosso del Blocco). Tra le corrispondenze scientifiche di interesse mineralogico, geologico, botanico, zoologico inviate al giornale scientifico letterario Biblioteca Italiana si ritrova una lettera del 22 giugno 1816, inviata da Brocchi al suo amico e collega Breislack, nella quale descrive gli ammassi colonnari basaltina di Bolsena, Ferento, della valle dell'Infernaccio di Rocca Rispampani e di Vignaccio nella valle del Triponzio.
Clima Classificazione climatica: zona E, 2143 GR/G
Origini del nome Secondo alcune ipotesi il nome Celleno ha origini antichissime che ci riconducono all'antica civiltà etrusca e greca. Suggestiva ma senza riscontri oggettivi è la tesi della toponomastica associata al critico e storico greco, Dionigi di Alicarnasso, secondo cui Celleno sarebbe stata fondata da "Italo discendente di Enotro, in memoria della sua figlia Cilenia; e ciò molti anni prima dell'assedio di Troia". Celeno, nella mitologia greca, era una delle tre arpie figlie di Taumante e Elettra.
Per un'altra ipotesi, il toponimo può derivare da "cella" nel senso di grotta con il suffisso -anus che può avere un rapporto di pertinenza. La parola Celleno può voler significare cella in senso di cavità. Nel territorio cellenese il suolo è di natura tufacea che si è mostrato molto utile nel tempo per formare delle cavità. Il suddetto etimo lo ritroviamo in altri nomi di località come Cellere ed altri.
Storia
Preistoria Nella fascia della Valle del Tevere lungo i suoi tributari di destra in un raggio di 30 km tra Civita di Bagnoregio ad Celleno, Grotte S. Stefano, Orte, sono state individuate aree di industria litica.
Due strumenti litici riferibili al Neolitico, costituiscono le più antiche attestazioni della presenza umana nell’area pertinente al comune di Celleno.
Età arcaica Sul pianoro tufaceo del centro storico di Celleno è probabile la presenza di un insediamento sin dall’epoca etrusca VII a.C., ne da testimonianza la grande cisterna per l'acqua etrusca, riutilizzata in epoca medioevale come butto, pozzo discarica, ed una particolare anfora, usata per l'allevamento del ghiro, datata circa VI a.C. conservata nel locale museo nel centro storico di Celleno.
Nell'Ottocento sono state scoperte diverse necropoli che presentano due tipi di sepolture: una, la più antica, a fossa, provvista di loculo laterale per l’inserimento del sarcofago per il corredo, e l’altra con camera sotterranea completamente scavata nel banco tufaceo. Contesti funerari di questo genere sono stati segnalati a più riprese in varie località prossime alla rupe di Celleno Vecchia, ed in alcune occasioni hanno restituito corredi funerari ricchi di reperti, attribuiti cronologicamente ad un periodo compreso tra il VII e il VI sec. a.C. Sia la conformazione del pianoro, una stretta lingua tufacea protesa nella valle e definita da scoscesi pendii su quasi l’intero suo perimetro, sia la dislocazione del sepolcreto di Madonna della Cava nell’immediata periferia del paese, lungo il crinale di accesso proveniente da ovest hanno da sempre suffragato l’ipotesi di ubicare l’insediamento più antico nello stesso sito successivamente occupato dal borgo medievale. Alcuni sepolcreti sono stati infatti segnalati sulle alture di Poggio del Prete, Poggio Canuto e Monte Pianeto. I reperti sono conservato al Museo nazionale etrusco di Villa Giulia.
1) Vaso biconico d’impasto ad anse differenziatetipo Terni da una tomba a fossa della necropoli di Poggio del Prete (metà del VII sec. a.C.);
2) Oinochoe frammentaria in bucchero nero con decorazione excisa da una tomba a camera della necropoli di Poggio Canuto (fine del VII-prima metà del VI sec. a.C.);
3-6) Ceramiche etrusco-corinzie del “Gruppo di Celleno” rinvenute nella tomba di cui sopra (prima metà del VI sec. a.C.)(rielaborato da Crocoli 1989)
Medioevo Le prime specifiche notizie riguardo alla fondazione del castello di Celleno risalgono all'anno 1026 quando Corrado II Il Salico concesse questo territorio alla famiglia Conti di Bagnoregio, che ne fece un avamposto strategico per il controllo della zona; all'inizio del XII secolo il castello di Celleno risulta incluso nell'elenco dei luoghi alleati della Chiesa contro la minaccia imperiale. Entro la fine del secolo successivo l'insediamento fortificato passò sotto l'egemonia del potente Comune di Viterbo e così rimase coinvolto in varie vicende belliche del territorio, quali la distruzione di Ferento e la disputa con la città di Orvieto. Costituitasi intanto libero Comune, Celleno continuava la sua storia di alleanze con Viterbo, impegnandosi nelle dure dispute con Roma. Durante il Trecento il castello conobbe le alterne vicende della rivalità tra Guelfi e Ghibellini;
Età moderna
Rinascimento Nel XV secolo divenne possedimento della famiglia Gatti, mentre dal 1527 al 1580 fu feudo degli Orsini, famiglia dalla quale prende ancora il nome. Dalla fine del Cinquecento Celleno venne riassorbito dallo Stato Pontificio, perdendo progressivamente la sua importanza strategica per il dominio del territorio e andando incontro a un'inesorabile decadenza del centro abitato.
Il sito de “Il Castello” ha in passato permesso il ritrovamento di una serie di maioliche caratterizzate dalla spiccata omogeneità, databili generalmente nella prima metà del Quattrocento e distinguibili in tre gruppi: di importazione orvietana, viterbese e toscana.
Risorgimento Durante i moti rivoluzionari della Repubblica romana del 1848-49 Giuseppe Garibaldi soggiornò a Celleno ospite di Pacifico Caprini e suo fratello Francesco che morì a Porta san Pancrazio nella difesa di Roma ucciso dalle truppe francesi chiamate dal Papa. Pacifico Caprini su ordine di Garibaldi, il 13 marzo 1849, fece saltare parte di Ponte Milvio per ritardare l’avanzata dei francesi.
Il 27 settembre 1867 durante i moti rivoluzionari di liberazione di Roma e del Lazio dallo Stato Pontificio, sull’imbrunire, partì da Orvieto un drappello di garibaldini costituito da circa trenta uomini al comando di Giacomo Galliano e Girolamo Corseri. Distribuiti sei mazzi di cartucce a testa si dirigono verso il bosco di Carbonara, (tra Bagnoregio e Celleno) marciano su Grotte Santo Stefano dove disarmano la gendarmeria, staccano gli stemmi papali, piantano la bandiera italiana e nominano un governo provvisorio. A Bomarzo si ripeterà la stessa scena di Grotte. Il 29 settembre la banda libera anche Soriano del Cimino. Giacomo Galliano, con un proprio gruppo di volontari, affronta il 5 ottobre le milizie pontificie presso i ruderi del castello della Cervara, strada Capraccia, nei pressi di Bagnoregio; a fargli da guida c’è Luigi di Celleno, di cui però si ignora il cognome. Galliano e i suoi decidono di raggiungere il Tevere per unirsi direttamente a Garibaldi. Tra le tappe di avvicinamento al fiume c’è anche Celleno, dove Galliano passa la notte del 19 ottobre e il giorno successivo reclama aiuti di fronte alle autorità del municipio: chiede pane, formaggio, vino e mille lire per provvedere a sé e ai suoi compagni. La giunta comunale concede loro gli alimentari disponibili presso gli spacci del paese, ma per i soldi riesce solo a pagare 250 lire perché non c’è altro nelle casse del comune. Da Celleno i volontari partono verso Vitorchiano, Canepina e Gallese nella Valle del Tevere, poi proseguono fino a Borghetto, una frazione di Civita Castellana a ridosso di Ponte Felice che permette alla via Flaminia il passaggio sul Tevere, dove un'iscrizione ricorda il volontario garibaldino, Giuseppe Taschini di Celleno, posta frontalmente alla via Flaminia all'angolo della principale via di Borghetto a lui dedicata:
«GIUSEPPE TASCHINI DI CELLENO / CHE IL 28 OTTOBRE 1867 / NELLA IMPARI LOTTA COI SOLDATI DELLA TIRANNIDE / IN QUESTO PICCOLO BORGO / CADENDO IL DIRITTO ITALIANO AFFERMÒ / LA SOCIETÀ DEI REDUCI DELLE PATRIE BATTAGLIE / IN CIVITA CASTELLANA / CON SPONTANEO CONCORSO DEI PATRIOTI / POSERO CONOSCENTE E DURABIL MEMORIA / IL DÌ 28 OTTOBRE 1878.»
24 ottobre 1867 la colonna dei volontari garibaldini comandata da Giovanni Acerbi, da Torre Alfina frazione di Acquapendente dove ebbe inizio l'occupazione dello Stato Pontificio dichiarando la prodittatura, partì dirigendosi per la Capraccia, attraversò indisturbata la zona tra Montefiascone e Bagnorea, ove erano i presidi pontifici, e si portò a Celleno.LA CAMPAGNA GARIBALDINA DEL 1867 NELLE COMUNITÀ DELL’ALTO VITERBESE, Antonio Quattranni, pag 97 Acerbi rivelò solo allora il vero obiettivo: attaccare Viterbo e strapparla ai pontifici.
Età contemporanea
Resistenza al nazifascismo