La conferenza di Jalta fu un vertice tenutosi dal 4 all'11 febbraio 1945 presso il Palazzo di Livadija, 3 km a ovest di Jalta, in Crimea, durante la seconda guerra mondiale, nel quale i capi politici dei tre principali Paesi Alleati presero alcune decisioni importanti sul proseguimento del conflitto, sull'assetto futuro della Polonia, e sull'istituzione dell'Organizzazione delle Nazioni UniteD.S. Clemens, Yalta, pp. 5-6. La conferenza era identificata nei documenti segreti con il nome in codice "Argonaut" (Argonauta).
I tre protagonisti furono Franklin Delano Roosevelt, Winston Churchill e Iosif Stalin, capi rispettivamente dei governi degli Stati Uniti d'America, del Regno Unito e dell'Unione Sovietica.
La conferenza ebbe luogo in un momento in cui la situazione politico-strategica era fortemente favorevole all'Unione Sovietica, con l'Armata Rossa giunta a 80 chilometri da Berlino, dopo i successi dell'operazione Vistola-Oder, mentre gli Alleati occidentali, appena superata la crisi della battaglia delle Ardenne, si trovavano con le armate ancora ferme sul confine occidentale della Germania a oltre 700 chilometri dalla capitale tedesca; in Italia il fronte era bloccato da mesi sulla linea Gotica.
Lo svolgimento della famosa conferenza e le decisioni politico-diplomatiche che furono raggiunte hanno dato luogo ad accese controversie in sede di analisi storiografica e di polemica politica internazionale.D.S. Clemens, Yalta, pp. 350-353L. Riccardi, Yalta, pp. 315-320.. Per alcuni considerata l'origine della guerra fredda e della divisione dell'Europa in blocchi contrapposti a causa soprattutto dell'aggressivo espansionismo sovietico, la conferenza di Jalta, secondo altri analisti, politici e storici rappresentò invece l'ultimo momento di leale collaborazione tra le tre grandi potenze vincitrici della seconda guerra mondiale, i cui risultati sarebbero stati vanificati soprattutto a causa di una serie di decisioni prese da parte occidentale, e di situazioni verificatesi nei mesi seguenti del 1945..
Storia
La preparazione
Il Presidente degli Stati Uniti, Franklin Delano Roosevelt fin da luglio 1944 aveva ritenuto fondamentale un nuovo incontro dei Tre Grandi dell'Alleanza antinazista, dopo la conferenza di Teheran. I capi anglo-americani valutavano con crescente preoccupazione la situazione strategica concreta in Europa; nel giugno 1944 gli eserciti alleati erano finalmente tornati in Europa con il riuscito sbarco in Normandia, ma contemporaenamente l'Armata Rossa sembrava inarrestabile nella sua marcia verso ovest e aveva raggiunto i Paesi Baltici, la Prussia orientale, la Polonia e la RomaniaD.S. Clemens, Yalta, p. 75.. Fino a quel momento, i dirigenti americani avevano evitato di discutere le concrete decisioni politiche per l'organizzazione dell'Europa dopo la sconfitta della Germania nazista, secondo la formula "nessuna discussione... per ora", ma nell'estate 1944 la questione divenne molto più urgente.
Il problema principale degli Alleati occidentali consisteva nel fatto che non potevano fare a meno dell'Unione Sovietica e dell'Armata Rossa che impegnava e sconfiggeva da tre anni di gran lunga le forze principali della Wehrmacht tedesca, ma nello stesso tempo avrebbero voluto impedire che Stalin e i sovietici si prendessero i frutti politico-strategici delle loro vittorie. Il ministro della guerra americano Henry Stimson aveva avvertito fin dal 1943 che se "i russi sostenevano il grosso dei combattimenti... non saremo in grado di spartire con Stalin molta parte del mondo postbellico". Gli avvenimenti sul Fronte orientale con i clamorosi successi dell'operazione Bagration e dell'offensiva Iași-Kišinëv, provocarono grande preoccupazione nei dirigenti anglo-americani; il Primo ministro britannico Winston Churchill parlò di "russi che stanno dilagando in Europa come una marea", egli temeva che arrivassero in Turchia e Grecia. Roosevelt ritornò quindi a proporre a Stalin un incontro a tre perché "la situazione della guerra era radicalmente cambiata"; il Presidente inoltre intendeva concordare con i sovietici la strategia finale per la distruzione della Germania nazista e predisporre i piani per l'entrata in guerra dell'Unione Sovietica contro il Giappone. Stalin in un primo momento non accolse la richiesta del Presidente e, riferendo dei suoi presunti problemi di salute che sconsigliavano lunghi spostamenti, propose di inviare Vjačeslav Molotov al suo posto. Il 27 settembre 1944 Churchill, sempre più allarmato per la situazione nei Balcani, prese l'iniziativa di scrivere direttamente a Stalin per proporre un suo viaggio personale a MoscaD.S. Clemens, Yalta, pp. 81-82..
Stalin accolse con soddisfazione ma anche con sorpresa la richiesta di Churchill; egli inoltre ricevette una comunicazione da Roosevelt in cui il Presidente, non soddisfatto dell'iniziativa del Primo ministro, sottolineava che si sarebbe trattato in ogni caso solo di un incontro preliminare e che "noi tre, e solo noi tre, possiamo trovare un soluzione alle questioni ancora in sospeso"D.S. Clemens, Yalta, p. 83.. La conferenza di Mosca tra Stalin e Churchill divenne la "conferenza delle percentuali" in cui il Primo ministro senza alcuna remora propose una chiara divisione di sfere di influenza tra britannici e sovietici nei Balcani in contrasto con tutta la politica americana fino a quel momento assolutamente contraria a tracciare aree separate di rispettivo predominio in EuropaD.S. Clemens, Yalta, pp. 83-84.L. Riccardi, Yalta, pp. 20-21.. Churchill presentò a Stalin un documento dettagliato con indicazioni precise delle rispettive aree di influenza divise per stati che il dittatore siglò e approvò anche se comprese che sarebbe stato essenziale ottenere l'assenso di Roosevelt al quale subito dopo scrisse in modo amichevole dichiarando per la prima volte la sua disponibilità a incontrarloD.S. Clemens, Yalta, pp. 84-85.. Stalin sembrò convinto dopo l'incontro di Mosca che "è stato dimostrato che noi possiamo, senza grandi difficoltà, conciliare la nostra politica su tutte le questioni". La risposta del Presidente, in cui scriveva che "i progressi dell'incontro di Mosca faciliteranno e accelereranno il nostro lavoro nel prossimo incontro" e che sarebbe stato trovato un "accordo totale", sembrò confermare l'ottimismo di Stalin che alla fine di ottobre confermò che "le condizioni per un incontro sono ora assolutamente favorevoli".
In realtà nelle settimane seguenti Roosevelt sembrò meno entusiasta; prima affermò che l'incontro doveva essere rimandato a dopo le elezioni presidenziali di novembre, dopo la rielezione disse che sarebbe stato opportuno un ulteriore rinvio fino a dopo la cerimonia di insediamento; Churchill, sempre preoccupato perché "l'Armata Rossa non starà ferma ad aspettare", mostrò grande disappunto e anche Stalin apparve preoccupato per il rinvioD.S. Clemens, Yalta, p. 86.. Alla fine fu Roosevelt a scegliere la data e il luogo della conferenza; sembra che fin da ottobre 1944, di fronte alle notizie che Stalin a causa della necessità di controllare da vicino l'imminente offensiva dell'Armata Rossa e anche per le sue condizioni di salute, non avrebbe potuto lasciare l'Unione Sovietica, Harry Hopkins avesse chiesto informazioni all'ambasciatore sovietico negli Stati Uniti Andrej Andreevič Gromyko, su un "luogo adatto in Crimea"D.S. Clemens, Yalta, p. 131.. Nelle settimane successive, Churchill espresse dubbi sulla Crimea "troppo sconvolta dalla guerra" e propose Cipro, Malta o Atene, ma quando il Presidente ne parlò con Stalin il capo sovietico rispose proponendo di nuovo un luogo sul Mar Nero. Roosevelt si convinse che Stalin non avrebbe cambiato idea e infatti le nuove proposte anglo-americane di un incontro a Malta, a Gerusalemme o in Egitto vennero respinteD.S. Clemens, Yalta, pp. 132-133.. Stalin come nel caso della conferenza di Teheran, non cambiò la sua posizione e volle che l'incontro si svolgesse in un luogo e in un momento che gli permettesse con tutta evidenza di affermare l'importanza decisiva del suo paeseG. Boffa, Storia dell'Unione Sovietica, vol. II, p. 183..
Alla fine Hopkins convinse il Presidente che la Crimea sarebbe stato l'unico luogo che Stalin avrebbe accettato; il 9 dicembre Roosevelt sembrò convinto e il 21 dicembre inviò all'ambasciatore W. Averell Harriman la sua accettazione della Crimea come luogo della conferenza. Rimane ancora non chiaro chi fece per la prima volta il nome di Jalta come località del convegno, se fu direttamente Hopkins o i sovieticiD.S. Clemens, Yalta, p. 134.. Alla fine dell'anno 1944 i sovietici confermarono la località di Jalta come sede della conferenza che fu poi comunicata anche il 3 gennaio 1945 in un messaggio da Stalin a Churchill che accolse con impazienza ed entusiasmo la notizia e che propose personalmente il nome in codice dell'incontro che fu, sulla base di reminiscenze della cultura classica, Argonaut (evidente riferimento all'avventura degli Argonauti della mitologia greca). In un'ultima comunicazione del 10 gennaio 1945 Stalin scrisse ancora a Churchill confermando definitivamente Jalta come località e il 2 febbraio come data di inizio di ArgonautD.S. Clemens, Yalta, p. 136..
Il periodo immediatamente precedente l'inizio della conferenza in Crimea fu caratterizzato soprattutto da una serie di burrascosi incontri e conflitti tra britannici e americani, collegati alle difficoltà di strategia militare sul Fronte occidentale e anche all'ostilità americana verso alcune posizioni politiche britanniche. Roosevelt inoltre non volle minare le sue possibilità di successo nel rapporto diretto con Stalin dando l'impressione di avere un rapporto privilegiato con Churchill e i britannici.
Il Presidente si mise in viaggio per la Crimea a bordo dell'incrociatore Quincy il 23 gennaio 1945 e giunse con la sua delegazione politico-militare sull'isola di Malta il 2 febbraio dove si incontrò con Churchill e la sua delegazione che erano già arrivati in aereo. Tra i generali britannici e statunitensi che convennero a Malta, l'atmosfera fu costantemente tesa e le discussioni polemiche, a causa delle critiche britanniche alla conduzione della guerra da parte del generale Dwight Eisenhower, considerata, soprattutto dal feldmaresciallo Alan Brooke, capo dello stato maggiore imperiale, poco efficace, e per la richiesta di accrescere il ruolo e i compiti del feldmaresciallo Bernard Montgomery. Inoltre sorse la controversia sulla strategia per l'attacco finale alleato alla linea del Reno; dopo accese discussioni prevalse l'opinione del generale George Marshall, capo di stato maggiore dell'esercito degli Stati Uniti, e dei generali americani: venne confermata l'autorità del generale Eisenhower e l'assoluta fiducia nelle sue capacità e venne adottata la strategia privilegiata dai militari statunitensi di offensiva su largo fronte in contrasto con la strategia dell'attacco concentrato preferita dai militari britannici.
Roosevelt a Malta rimase "impenetrabile" e preferì non intraprendere colloqui politici diretti con Churchill, anche le discussioni tra le due delegazioni anglosassoni fecero emergere alcuni punti di contatto ma nel complesso furono deludenti e non portarono a risultati concretiL. Riccardi, Yalta, pp. 43-44.. Tra i rappresentanti americani era diffuso un sentimento di sospetto verso l'imperialismo e il colonialismo britannico, considerato un ostacolo alla pace; si temeva che la "crociata per la libertà si trasformasse in un nuovo scontro di imperialismo"; Rooosevelt e gli Stati Uniti non erano disposti a lottare per un "vecchio ordine screditato". Churchill arrivò alla conferenza pessimista e di malumore; secondo lui gli anglo-americani andavano a Jalta per "una conferenza decisiva proprio nel momento in cui erano così divisi"; prevedeva un futuro "di dolore e di sangue". Il Primo ministro temeva addirittura che "la fine della guerra potrà dimostrarsi ancor più deludente di quella precedente"D.S. Clemens, Yalta, pp. 120-124..