La guerra civile somala è un conflitto scoppiato nel 1986 in Somalia, e tuttora in corso, che abbraccia nel suo complesso quattro fasi distinte:

dal 1986 al 1991, comprendente la fase della rivolta contro il regime di Siad Barre, al potere dal 1969; dal 1991 al 2006, vede fronteggiarsi i signori della guerra locali che, nella fase più cruenta del conflitto (1991-1996), ha come principali antagonisti il presidente ad interim Ali Mahdi e il generale Aidid (il successivo periodo di transizione, che ha condotto prima ad un governo nazionale di transizione e poi ad un governo federale di transizione); dal 2006 al 2009, vede l'intervento delle forze armate dell'Etiopia a favore del Governo federale di transizione somalo nella sua lotta contro i ribelli dell'Unione delle corti islamiche dal 2009, vede opposti al governo internazionalmente riconosciuto i gruppi di Al-Shabaab e dello stato Islamico, legati al terrorismo islamista.

Nel 1992, la grave crisi umanitaria che stava sconvolgendo la Somalia indusse le Nazioni Unite ad un intervento armato nella regione, concretizzatosi con le missioni UNOSOM I (1992), UNITAF (1992-1993) e UNOSOM II (1993-1995); i caschi blu, tuttavia, non raggiunsero l'obiettivo di riappacificare il paese, di fatto divenuto uno Stato fallito.

Altri motivi di conflitto riguardano poi le contese territoriali fra entità statali non riconosciute; prima fra tutti la disputa Somaliland-Puntland.

Nel 2006 l'Unione Africana, al fine di favorire la riconciliazione tra le varie fazioni in lotta, ha istituito la missione AMISOM. Successivamente, nel 2011, è stata avviata l'operazione Linda Nchi, condotta dalle forze somale in collaborazione con forze multinazionali, mentre, nell'agosto 2014, il governo ha dato il via all'operazione Oceano Indiano con lo scopo di riconquistare gli ultimi territori controllati dai ribelli.

Secondo le stime, dal 1991 sono morte a causa del conflitto circa persone. Armed Conflict Location e Event Dataset stima che circa persone furono uccise nel 2012, mentre nel 2013 le perdite furono 3150.

La guerra con l'Etiopia

Il presidente somalo Siad Barre, aveva preso il potere da capo dell'esercito, con un colpo di Stato nell'ottobre 1969, dopo che era stato assassinato il presidente eletto, e instaurato un regime autoritario marxista-leninista filosovietico.

Nel luglio 1977, Barre volendo unificare le terre abitate da somali nella "Grande Somalia", ruppe la storica alleanza con l'URSS, invadendo la regione etiope dell'Ogaden, abitata da somali. L'Etiopia comunista del Derg, tuttavia, respinse l'esercito somalo nel marzo 1978. A seguito della sconfitta, nel 1978, diversi ufficiali dell'esercito somalo ed esponenti del Governo ordirono un tentativo di golpe contro Barre, represso con uccisioni sommarieARR: Arab report and record, (Economic Features, ltd.: 1978), p.602 Brothers in Arms. Part I. di Abdul Ahmed IIINew People Media Centre, New people, Issues 94–105, (New People Media Centre: Comboni Missionaries, 2005). Diversi ufficiali ribelli riuscirono tuttavia a fuggire all'estero, fondando il Fronte Democratico di Salvezza Somalo (FDSS), primo di una serie di gruppi ribelli che intendevano rimuovere Barre con la forzaNina J. Fitzgerald, Somalia: issues, history, and bibliography, (Nova Publishers: 2002), p.25.. La rivolta contro Siad Barre (1986-1991) Il declino di Siad Barre

Il 23 maggio 1986, a seguito di un tamponamento con un autobus, il presidente Barre rimase gravemente ferito,World of Information (Firm), Africa review, (World of Information: 1987), p.213. e fu costretto a restare per diversi mesi in cura in un ospedale sauditaArthur S. Banks, Thomas C. Muller, William Overstreet, Political Handbook of the World 2008, (CQ Press: 2008), p.1198.National Academy of Sciences (U.S.). Committee on Human Rights, Institute of Medicine (U.S.). Committee on Health and Human Rights, Scientists and human rights in Somalia: report of a delegation, (National Academies: 1988), p.9.. Durante la degenza il vicepresidente, gen. Muhammad Ali Samatar, governò ad interim in sua vece. Tali circostanze riuscirono comunque a mettere in dubbio la candidatura unica di Barre alle elezioni presidenziali previste per il 23 dicembre: le speculazioni indicarono come possibili contendenti alla successione lo stesso vicepresidente Samatar e il Ministro dell'Interno (nonché genero di Barre), gen. Ahmed Suleiman Abdile.

Per mantenere il suo potere, dunque, Barre divenne ancor più autoritario ed arbitrario, fatto che determinò un incremento dei disordini da parte dei ribelli. Accanto al Fronte Democratico di Salvezza Somalo, operante nel Puntland, un altro gruppo di ribelli fondò nel 1987 il Congresso della Somalia Unita, mentre gli indipendentisti del Somaliland fondarono il Movimento Nazionale Somalo. Altri gruppi ribelli sorsero per iniziativa del governo comunista del Derg dell'Etiopia. Falliti gli appelli al nazionalismo, Barre si affidò sempre più alla sua cerchia, autorizzando a partire dal 1988 interventi delle forze armate non soltanto contro i gruppi ribelli, ma contro le stesse comunità locali che si riteneva li supportassero, soprattutto nelle regioni del nord, sfruttando le storiche rivalità tra i clan. La repressione si avvalse anche di bombardamenti, come quello del 1988 su Hargeisa, roccaforte del Movimento Nazionale Somalo. La caduta di Siad Barre (1990-1991) Nel maggio 1990, oltre 100 esponenti politici somali, capeggiati da Aden Abdulla Osman, primo Presidente della Somalia indipendente, firmarono un manifesto chiedendo la cessazione delle ostilità e il ritiro di Barre dal potere. Molti dei firmatari furono successivamente arrestatiLife & Peace Institute, Horn of Africa Bullettin, 1991, pag 14. L'inasprirsi della repressione ebbe il solo effetto di riunire il fronte eterogeneo dei ribelli nell'obiettivo comune della caduta del regime.

Anche nella capitale Mogadiscio vi furono scontri tra i clan sostenitori di Barre e quelli a lui contrari, riunitisi in comitati di difesa. Nel luglio del 1990, in occasione di una partita di calcio allo stadio della Capitale, Barre fece aprire il fuoco sugli spettatori perché questi avevano manifestato rumorosamente il loro dissenso verso il dittatore.

Nel dicembre 1990, gli scontri si ampliarono con la partecipazione dei ribelli del Congresso della Somalia Unita (USC) a sostegno dei comitati popolari di difesa, e dell'unità d'élite della Guardia Presidenziale dei Berretti Rossi a fianco dei clan sostenitori di Barre. Dopo un mese di scontri, la sera del 27 gennaio 1991 i ribelli dell'USC asserragliarono Barre presso Villa Somalia e lo costrinsero alla fugaL'Unità, 28/01/1991, Siad Barre è stato rovesciato dai ribelli L'Unità, 28/01/1991, Ultima battaglia a Mogadiscio, Siad Barre costretto alla fuga alla volta di Chisimaio, e quindi all'isola keniota di Lamu.

Il 29 gennaio, Il Congresso della Somalia Unita, che aveva destituito Barre, nominò come Presidente della Repubblica il proprio leader Ali Mahdi MohamedL'Unità, 30/01/1991 Già insediato il nuovo presidente della Somalia .

Siad Barre venne destituito e riparò nel sud ovest del paese, in una regione controllata da suo genero Mohamed Said HersiNina J. Fitzgerald, Somalia: issues, history, and bibliography, (Nova Publishers: 2002), p. 25.. Da lì tentò due volte di riprendere il potere su Mogadiscio, ma il generale Aidid ne decretò l'esilio nel maggio del 1992.

Nonostante la fuga di Barre, gli scontri tra i ribelli e i contro-rivoluzionari, che cercavano di ristabilire nuovamente Barre al potere, proseguirono, portando a una situazione sempre più violenta e caotica prossima a uno stato di anarchia, specialmente al sud, per sfuggire alla quale la regione nord-occidentale del Paese, il Somaliland, si dichiarò indipendente, ma la sua sovranità non fu internazionalmente riconosciuta.

Il ruolo dell'Italia L'Italia, durante i governi di Bettino Craxi negli anni 1980, aveva rinsaldato i rapporti con il regime di Barre, con affari non sempre trasparenti, come finanziamenti occultiIl Corriere della Sera, 2/3/1994, Aiuti d'oro a Siad Barre e tangenti fatte passare per aiuti umanitariCorriere della Sera, 7/4/1994, Gli aiuti ai Somali? Garofani liofilizzati, tangenti del 10% ai politici, viaggi premio per Craxi e perfino fiori negli atti dello scandalo cooperazione, come i 400 miliardi di lire per la cooperazione allo sviluppo versati al governo somalo nel 1986 dal sottosegretario agli Esteri Francesco Forte in qualità di commissario del Fondo Aiuti Italiani.

Fu a suo tempo evidenziato come la Somalia fosse divenuta "una riserva di caccia per politici e faccendieri". Ad esempio, giunse alle cronache la vicenda di sei pescherecci italiani donati come aiuti allo sviluppo ad una società di diritto pubblico somala, la Shifco, ma entrati in possesso di un imprenditore italo-somalo, Omar Said Mugne. Almeno uno di questi pescherecci, il 21 Ottobre, sarebbe stato al centro di un traffico internazionale di armi e di rifiuti tossici, cui secondo alcuni sarebbe collegato anche un grave incidente navale avvenuto nel porto di Livorno nel 1991, e l'uccisione, durante un'imboscata a Balad, del sottoufficiale del SISMI Vincenzo Li Causi, che avrebbe dovuto fare ritorno in Italia il giorno seguente per rendere dichiarazioni davanti all'autorità giudiziaria riguardo alla questione dei traffici illeciti di armi. Sulla vicenda avrebbero cercato di far luce anche la giornalista Ilaria Alpi e l'operatore Miran Hrovatin, uccisi il 20 marzo 1994 nei pressi dell'ambasciata italiana a Mogadiscio, dove erano giunti dopo aver intervistato sui traffici di armi e di rifiuti tossici tra Italia e Somalia il signore della guerra di Bosaso, Abdullahi Mussa BogorCorriere della sera, 10/4/1996, Delitto Alpi, indagato un sultano.

A seguito della caduta di Barre, il Governo di Giulio Andreotti ricevette l'invito ufficiale di Ali Mahdi per avviare una nuova fase della cooperazione bilaterale, ed inviò il sottosegretario agli Esteri Andrea Borruso per verificarne le condizioni. Tuttavia il generale somalo Aidid impedì l'atterraggio del diplomatico italiano all'aeroporto di Mogadiscio, costringendolo ad atterrare a Nairobi. La figlia del generale, Faduma Aidid, dichiarò in un'intervista che la diffidenza verso l'Italia fosse dovuta al sostegno al regime di Barre, sostenendo che Craxi avesse ordito un complotto contro il padre al fine di riportare Barre al potereCorriere della Sera, 19/6/1993, La figlia del generale accusa: "un complotto contro papà. Un altro possibile motivo di contrasto avrebbe riguardato una causa per insolvenza intentata dallo stesso Aidid al tribunale civile di Milano contro Paolo Pillitteri, Presidente della Camera di commercio italo-somala, e lo stesso Craxi, per il mancato pagamento della quota pattuita alla Camera di commercio di Mogadiscio, presieduta da Ali Hashi Dorre, genero di Aidid; il tribunale avrebbe rigettato la richiesta somala e trasmesso gli atti alla procura per accertarne eventuali elementi di rilevanza penale. Accanto all'azione diplomatica del sottosegretario Borruso, della DC, si affiancò comunque un'azione diplomatica parallela del PSI attraverso il deputato Mario Raffaelli.

Gli scontri tra i signori della guerra (1991-2000) Il Congresso della Somalia Unita e gli altri gruppi armati All'interno del Congresso della Somalia Unita, la leadership di Ali Mahdi Mohamed e il controllo della capitale Mogadiscio fu contesa dalla fazione rivale guidata dal gen. Mohammed Farah Aidid, aprendo una nuova fase di scontri interni al fronte dei ribelli. Peraltro l'effettivo controllo del Congresso era limitato alla capitale Mogadiscio ed alla circostante regione del Benadir, mentre il resto della Somalia era controllato da diversi gruppi armati, risultanti dalla disgregazione dell'esercito somalo in diverse forze irregolari che si unirono con le milizie locali dei clan.