È conosciuta anche come Maria Antonietta delle Due Sicilie o Maria Antonietta di Toscana Il nome Maria Antonia compare solo nei documenti ufficiali e nelle opere pubbliche dedicatele, come l'antica stazione ferroviaria di Firenze e l'attuale Piazza dell'Indipendenza. Nelle targhette dei suoi ritratti pittorici e scultorei presenti a Palazzo Pitti è sempre indicata come “Maria Antonietta” Polo Museale Fiorentino - Catalogo delle opere. Quest'ultimo nome è quello con cui fu sempre nota in vita ai familiari, agli amici e al popolo ed è anche quello con cui soleva firmarsi (nella corrispondenza estera utilizzava invece la forma Marie Antoinette). dal momento che nelle famiglie dei Borbone e degli Asburgo-Lorena si soleva usare questa forma per le principesse chiamate Maria Antonia.
Biografia
Giovinezza
Maria Antonia nacque a Palermo il 19 dicembre 1814, settima figlia e quarta femmina di Francesco, duca di Calabria (futuro Francesco I delle Due Sicilie) e di Maria Isabella di Borbone-Spagna. Apparteneva al ramo napoletano della casa di Borbone e, per linea dinastica, discendeva dalle case di Spagna, Francia, Asburgo-Lorena, Wettin, Farnese, Wittelsbach e Leszczyński. Fu battezzata Maria Antonia in onore di Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena, sorella della nonna paterna, la regina Maria Carolina, ghigliottinata durante la Rivoluzione francese.
La sua nascita in Sicilia fu una diretta conseguenza delle guerre napoleoniche. Dal 1806 la famiglia reale borbonica si era infatti rifugiata a Palermo, dopo l'occupazione francese del Regno di Napoli, dove continuò a governare il solo Regno di Sicilia sotto la protezione della flotta britannica. Dopo la caduta di Gioacchino Murat e la restaurazione borbonica stabilita dal Congresso di Vienna, la famiglia reale poté fare ritorno a Napoli nel 1815. Nata principessa di Napoli e di Sicilia, nel 1816, con l'unificazione dei due regni e la costituzione del Regno delle Due Sicilie, assunse il titolo di principessa delle Due Sicilie.
Ebbe una sorellastra, Carolina di Borbone-Due Sicilie, duchessa di Berry, nata dal primo matrimonio del padre con Maria Clementina d'Austria, e dodici fratelli e sorelle di sangue. Tra questi figuravano Ferdinando II, futuro re delle Due Sicilie, Maria Cristina, futura regina consorte e reggente di Spagna, e Teresa Cristina, futura imperatrice del Brasile. Fu particolarmente legata al fratello Ferdinando, che la chiamava affettuosamente «Totò», Regolo, La reginella santa - Tutto il racconto della vita di Maria Cristina di Savoia sovrana delle Due Sicilie, p. 349 e alla cognata Maria Cristina di Savoia, giunta alla corte borbonica nel 1832. Tra le due cognate nacque una sincera amicizia, interrotta soltanto dalle nozze di Maria Antonia. Dopo la sua partenza, Maria Cristina scrisse: «Fu per me una grande afflizione il dovermi separare da mia cognata Antonietta che è tanto buona e colla quale aveva già legata un'intima amicizia».Regolo, p. 349
Matrimonio
Il 24 marzo 1832 la granduchessa Maria Anna Carolina di Toscana morì di tisi, senza essere riuscita a dare un erede maschio al consorte, Leopoldo II di Toscana. Il granduca, dopo quasi un anno di vedovanza, decise di risposarsi e la scelta ricadde sulla bella principessa napoletana Maria Antonietta delle Due Sicilie. I due erano cugini di primo grado in quanto Francesco I, padre della futura sposa, e Luisa Maria Amalia, madre di Leopoldo, erano fratelli in quanto figli di Ferdinando I delle Due Sicilie e Maria Carolina d'Asburgo-Lorena.
Il principe Don Tommaso Corsini, il 21 maggio 1833, si recò in veste d'ambasciatore a Napoli per stipulare il contratto di nozze. Il 23 maggio, alla presenza della corte, il principe chiese espressamente la mano della giovane principessa, pronunciando tre discorsi: i primi due furono diretti a re Ferdinando II, fratello della sposa, e a Maria Isabella, la regina madre. Il terzo discorso era invece diretto a Maria Antonietta:
La principessa Maria Antonietta rispose:
Il 24 maggio 1833 il granduca Leopoldo II lasciò Firenze alla volta di Napoli, dove fece il suo ingresso ufficiale il 28 al fianco del futuro cognato, Ferdinando II, che lo aveva accolto a Capua. Prima delle nozze, la corte riservò alcuni svaghi ai futuri sposi: uno spettacolo di gala al Teatro San Carlo e una visita alle rovine di Pompei, che il granduca apprezzò in maniera particolare. La mattina del 7 giugno 1833 avvennero le sfarzosissime nozze nella cappella del Palazzo Reale: Maria Antonietta aveva diciotto anni, mentre Leopoldo ne aveva diciassette di più. In privato la giovane sposa disse al marito: «Quanto sono contenta in questo momento di trovarmi con te».Leopoldo II di Lorena, Il governo di famiglia in Toscana. Memorie del granduca Leopoldo II di Lorena (1824-1859), p. 172 Maria Antonia divenne la granduchessa consorte di Toscana.
Granduchessa di Toscana
L'8 giugno, sul tardo pomeriggio, la coppia granducale lasciò Napoli e si imbarcò sulla fregata "La Sirena" alla volta di Livorno. Il viaggio fu tranquillo e Leopoldo ricordò che: «Antonietta apriva il suo bel core, ogni suo tesoro versava: raccontava di sua gioventù, di suo dolore alla morte del caro padre. Io di mia famiglia dicevo a lei, e della nuova sua dimora. Ella, che sapeva che avevo amata l'altra consorte, dicevami tenessi suo ritratto, suoi ricordi cari».Leopoldo II di Lorena, p. 172 Leopoldo e Maria Antonietta sbarcarono a Livorno il 14 giugno, accolti dalla granduchessa vedova Maria Ferdinanda, dall'arciduchessa Maria Luisa - sorella del Granduca - e dalle tre figlie di primo letto di Leopoldo: Carolina, Augusta e Massimiliana. Il giorno seguente gli sposi e il loro seguito si diressero a Pisa dove restarono alcuni giorni e parteciparono agli eventi festivi appositamente organizzati. Il 20 giugno Maria Antonietta faceva il suo ingresso ufficiale a Firenze, dove fu accolta in aria di festa con grandi acclamazioni.Conti, Firenze vecchia in I Lorena di Marcello Vannucci, p. 276
La nuova granduchessa fu molto ammirata dai fiorentini per la sua bellezza,Maria Antonietta venne descritta come una bellezza scultorea e dotata della perfezione delle linee, messe in risalto dall'abito attillato e scollato che indossava il giorno della sua entrata ufficiale. Particolare lode fu data alle sue braccia. L'unico difetto che le veniva imputato era la statura poco elevata, sebbene la giovane fosse molto proporzionata. (Conti, p. 277) motivo per il quale Leopoldo l'aveva chiesta in sposa. Nelle sue memorie, il granduca descrisse così la bella ed amata sposa: «Sul volto suo era dolcezza, intelligenza [...]. L'occhio suo dolce e sagace, la fronte serena, al sorriso splendea fila delle perle elette, i capelli di splendor dorato, il collo si dilatava soave sulle spalle, il braccio, la man di non comune eleganza, ogni suo moto composto e dignitoso, parole opportune».Leopoldo II di Lorena, p. 171 Altro fattore che rese Maria Antonietta popolare agli occhi dei fiorentini era che ella era una principessa italiana e non straniera e il popolo sperava che presto avrebbe dato molti eredi alla Toscana.Zobi, p. 456
Inizialmente Maria Antonietta ebbe alcune difficoltà ad abituarsi all'ambiente "borghese" di Firenze, così diverso dalla Napoli borbonica del Regno delle Due Sicilie: avvezza a un popolo minuto e subalterno e che spesso viveva nella miseria, la Granduchessa non capiva per quale motivo bisognasse fare beneficenza a persone ben vestite e pulite, quali quelle che formavano il popolo fiorentino. In un'occasione la giovane sovrana, col suo forte accento napoletano, ebbe a lamentarsi che: «In Firenze non ce stanno poveri».Conti, p. 281 Onde evitare che si creasse una frattura tra Maria Antonietta e il popolo, Leopoldo ebbe cura di circondare la moglie di dame fiorentine; in particolare, fu grazie alla prima dama di compagnia, signora Adele Palagi, moglie del cavaliere Palagi colonnello dei Granatieri, che la Granduchessa riuscì ad integrarsi perfettamente e ad amare Firenze come sua seconda patria, capendone il lato artistico e cortese.
Maria Antonietta, pur non essendo colta, portava in sé un naturale amore per le belle arti. Fu una gran mecenate, accolse nei suoi palazzi gli artisti e spesso si recò nei loro studi da visitatrice privata.Demo, I contemporanei italiani. Galleria Nazionale del XIX secolo: Leopoldo II, p. 58 Tra i suoi protetti vi erano lo scultore Giovanni Duprè e il musicista Teodulo Mabellini. Il marchese Cosimo Ridolfi, uno dei maggiori agronomi del suo tempo, selezionò un nuovo tipo di camelia che chiamò "Maria Antonietta" in onore della granduchessa.
La granduchessa, educata con rigidi principi religiosi, fu una fervente e devota cattolica.Demo, p. 59 Sviluppò in maniera particolare il culto di santa Filomena di Roma, figura della cristianità forse leggendaria. Per suo volere, in onore della santa, furono innalzati altari e cappelle in molte chiese, inoltre gli ufficiali dell'esercito dovettero iscriversi alla confraternita della santa e versare un tributo.Demo, p. 60
Maria Antonietta, come sperato, rimase presto incinta. Il 18 maggio 1834 la famiglia fu però colpita dal lutto: l'arciduchessa Maria Massimiliana, figlia di primo letto di Leopoldo, morì all'età di sette anni. La giovane matrigna fu commossa dalla morte della figlia acquisita; pochi giorni dopo, il 21 maggio, partorì per la prima volta: nacque un'altra bambina, a cui fu dato nome Maria Isabella, in onore della nonna materna. La Granduchessa fu colpita da febbre puerperale e solo dopo lunghi patimenti riuscì a riprendersi.
A poco più di un anno di distanza, nacque il tanto sospirato erede al trono. Il 10 giugno 1835, alle 9.20 di sera come annotò Leopoldo,Leopoldo II di Lorena, p. 182 Maria Antonietta diede alla luce un figlio maschio che fu subito battezzato Ferdinando in onore del nonno paterno e dello zio materno. La nascita fu accolta con gioia in tutti i paesi; il principe di Metternich scriveva: «L'assicurata successione in Toscana è fortuna per tutta Europa»Leopoldo II di Lorena, p. 185 dal momento che così era salvo l'ordine voluto dal Congresso di Vienna.
Tra il 1836 e il 1852, Maria Antonietta diede alla luce altri otto figli: quattro femmine e quattro maschi. La famiglia granducale era quindi in totale composta da dieci figli nati da Leopoldo e Maria Antonietta e dalle due figlie sopravvissute dal primo matrimonio di Leopoldo. Non tutti i bambini sfuggirono alla morte: Teresa (1836-1838) morì a Livorno di febbre tifoide; Marianna (1840-1841) morì di convulsioni; Carolina (1822-1841), la più grande, si spense dopo un anno di agonia; Ranieri (1842-1844) morì a causa di un male imprecisato; Cristina (1838-1849) si spense per febbre tifoide. Tutti questi lutti arrecarono molto dolore all'intera famiglia: Maria Antonietta rimase sempre fino alla fine al capezzale dei figli, salvo svenire per la sofferenza di vederseli morire tra le braccia.Leopoldo II di Lorena, pp. 219; 232-235; 255; 390
Riforme e crisi del 1848
Nel 1844 Leopoldo II approvò un progetto che prevedeva di costruire una strada di collegamento tra Piazza San Marco, Via degli Arazzieri e il bastione San Paolo della Fortezza da Basso, con al centro un nuovo quartiere dominato da una grande piazza. La realizzazione fu affidata all'Ingegnere Flaminio Chiesi e già nel 1845 la piazza fu aperta al pubblico. Inizialmente ci furono alcuni problemi di impaludamento risolti nel 1852: la piazza assunse il suo definitivo aspetto nel 1855. Fu deciso di battezzarla Piazza Maria Antonia in onore della Granduchessa, ma i fiorentini avevano già preso a chiamarla Piazza di Barbano, dal nome degli orti che vi sorgevano un tempo. Inoltre, negli anni '50, i tempi erano cambiati: il nome di una Granduchessa borbonica, sorella del Re Bomba, non sarebbe mai stato accettato.Fanfani, Piazza della Indipendenza a Firenze, pp.3-4