L'inizio dell'espansione cartaginese in Italia - sotto l'ottica non puramente commerciale ma territoriale e quindi militare - si può far risalire alla spedizione di Malco in Sicilia, attorno al 550 a.C. Fino ad allora infatti, Cartagine aveva tratto le sue ricchezze dal commercio nel mondo mediterraneo e dalla presenza della flotta a protezione delle rotte commerciali.

Colonie fenicie

Dopo una iniziale fase di precolonizzazione fenicia del Mediterraneo occidentale, iniziata attorno al XII secolo a.C. quando una serie di fondaci fu costituita nelle più adatte località della costa, nell'VIII secolo a.C. iniziò la fase di sviluppo delle basi che diventarono vere e proprie città e i Fenici, oltre che in Africa con Cartagine e Utica, si insediarono sulle coste della Sardegna e nell'area occidentale della Sicilia. Si assiste quindi al sorgere di realtà quali Mozia e poi Lilibeo, Palermo, Solunto in Sicilia e Sulci, Nora, Tharros, Bithia, Cagliari in SardegnaCfr. S. Moscati, Italia Punica, Rusconi, Milano, 1995..

In Sicilia l'insediamento fenicio e poi punico avvenne senza grandi reazioni da parte delle popolazioni autoctone; un esempio è il tempio sul Monte Erice dedicato ad Astarte Ericina (dea-madre dell'area cananea e assimilata in seguito a Venere), era frequentato sia dai fenici che dagli Elimi che spesso aiutarono i fenici nella lotta contro i Greci.Cfr. S. Moscati, Italia Punica, cit.. In un primo tempo, invece, le colonie fenicie in Sardegna non riuscirono ad andare oltre un controllo del territorio appena circostante, per la decisa resistenza che incontrarono.

Cartagine Fondata, secondo la tradizione, attorno all'814 a.C. come colonia di Tiro, la città punica si era rapidamente ingrandita ed era diventata la base per una più capillare colonizzazione fenicia nell'intero bacino del Mediterraneo occidentale. Cartagine sfruttò la sua posizione di cerniera al centro del Mediterraneo e, anche approfittando della decadenza delle città-madri della costa libanese, i Cartaginesi svilupparono una serie di fondaci e di basi commerciali lungo le coste dell'Africa settentrionale dalla Cirenaica all'attuale Algeria, nelle isole Baleari (è del 654 a.C. la fondazione di Ibossim), sulle coste della Spagna della Sardegna e della Sicilia occidentale. Con il passare del tempo alcuni di questi insediamenti si trasformarono in vere città talvolta specializzate nella lavorazione di prodotti le cui materie prime provenivano da altre aree del Mediterraneo. Ad esempio Sulci, in Sardegna, era specializzata nei gioielli a forma di scarabeo, prodotti sul modello egizio.

La potenza commerciale e la conseguente prosperità di Cartagine erano dovute all'intraprendenza dei suoi mercanti e navigatori ma anche alla protezione militare che la città era in grado di fornire loro contro i concorrenti di altri popoli, in massima parte Etruschi e poi anche Greci, e contro i pirati che da sempre infestavano le acque del mare interno e che, in realtà, erano spesso emissioni dei governi delle altre città e popoli costieri.

Una volta stabilite le principali basi commerciali, quindi, Cartagine si trovò costretta a controllare il traffico marittimo proveniente dall'Egeo e dallo Ionio per evitare che, ad esempio, mercanti greci potessero entrare o aumentare la concorrenza nel commercio dell'argento e dello stagno delle miniere spagnole e addirittura dalle Isole Britanniche. La marineria etrusca si era ritagliata una nicchia commerciale nel mar Tirreno ed operava prevalentemente sulle coste occidentali italiane ed in Corsica ma non in regime di monopolio. La colonia focese di Massalia era riuscita a controllare il commercio dell'attuale Provenza, dell'importante via d'acqua del Rodano, arrivava fino a Emporio nel suo tentativo di penetrazione nel commercio con la Spagna e mostrerà la capacità dei suoi navigatori con l'impresa di Pitea.

Rotte commerciali

I metodi di navigazione commerciale, per quanto coraggiosi, hanno sempre cercato la maggiore sicurezza possibile. Questa sicurezza, dati i tempi e le tecnologie dell'epoca, veniva data dalla navigazione sotto costa, da un'insenatura all'altra. Le navi venivano lanciate in mare aperto solo in periodi dell'anno favorevoli e sulle rotte più brevi fra un porto amico e l'altro. Il commercio con il Mediterraneo orientale per lo più seguiva le coste della Palestina, dell'Egitto, della Libia e, in genere dell'Africa del nord. Per raggiungere la Spagna era necessario fare scalo sulla punta occidentale della Sicilia e di lì in Sardegna e poi alle Baleari.

Dalla Sicilia poi, lungo la costa settentrionale si poteva bordeggiare raggiungendo la Campania e il Lazio, l'Etruria, la Gallia. Cartagine era praticamente estromessa dal commercio nell'Egeo, nello Ionio e nell'Adriatico aree commerciali monopolizzate dalle colonie greche (si ricordino, oltre alla Magna Grecia, Ancona e più a nord Adria) ancorché soggette al pericolo dei pirati Illiri. Proprio questo quasi monopolio greco nell'est rendeva vitale, per Cartagine, il controllo dell'occidente mediterraneo.

Le isole minori Da sempre considerate come strategicamente essenziali, Malta e Pantelleria furono colonizzate dai Fenici anche se non in modo massiccio ma limitato a piccoli insediamenti. La presenza fenicia a Malta data dalla fine dell'VIII secolo a.C.Cfr. S. Moscati, Italia Punica, cit, p. 329.. Anche se ben poco è rimasto a testimoniare la vita di questo popolo, i resti archeologici ci permettono di rilevare la presenza di attività di supporto alla marineria con dimensioni già industriali (cantieri navali, bacini, canali) quasi ovvi per una località geograficamente adatta alle attività navali di tipo commerciale ma anche militare.

Anche Pantelleria entrò in breve nell'orbita cartaginese. Data la sua posizione fra la costa africana e la Sicilia era un comodo scalo mercantile e militare, utilissimo per navi cartaginesi che dal territorio metropolitano dovessero recarsi in Sicilia. E tanto sono chiare questa vocazione e questa importanza che Roma stessa, alla fine della prima guerra punica pretese, fra le altre condizioni, il possesso di Linosa, Lampedusa, Lampione e, appunto, Pantelleria e Malta.

La Sicilia

Nei primi anni dopo la sua fondazione Cartagine, intenta ancora a radicarsi e ad espandersi, non aveva ancora motivo di preoccupazione per la conquista greca delle chiavi dello Stretto di Messina. Quando però divenne una grande potenza, quando già aveva conquistato parte della costa libica fino quasi alla colonia greca di Cirene e creava essa stessa colonie in Spagna, vide come incombente minaccia la dilagante presenza greca in Sicilia.

Verso la metà del VI secolo a.C., infatti, la situazione dei Fenici, e in particolare dei Cartaginesi, in Sicilia cambiò radicalmente. La città punica era ancora intenta a mettere solide basi in terra africana quando, con l'impianto di numerose colonie greche nella Sicilia orientale, nelle coste italiane dello Ionio, con la fondazione di Cuma, in Campania (e quindi oltre lo Stretto di Messina e a contatto con gli Etruschi e gli Italici), ebbe inizio una pressione demografica non fenicia in tutta l'area. Inoltre, con la nascita di Reghion e Zancle ai due lati, il controllo greco dello Stretto di Messina permetteva al commercio e alle esplorazioni elleniche di inoltrarsi nel Tirreno e da lì verso la Sardegna, la Gallia e la Spagna. Si evitava così la rotta a sud della Sicilia dove i Fenici, segnatamente con Cartagine e Mozia a sud e a nord del Canale di Sicilia, esercitavano il controllo dei traffici marittimi verso occidente.

Intorno al 750 a.C. iniziò la colonizzazione greca della Sicilia. Coloni provenienti dalle varie città-stato della Grecia si attestarono in genere sulla costa orientale dell'isola (circa 735 a.C.) con Siracusa, Naxos, Catania. Pochi anni prima (750 a.C. circa) avevano colonizzato i due lati dello Stretto con Zancle e Reghion. Ma già un centinaio di anni più tardi i Greci erano arrivati a fondare Imera e Selinunte, a poche miglia -rispettivamente- da Palermo e Mozia, colonie fenicie. Nel 689 a.C. con Gela e nel 580 a.C. con Agrigento rinforzarono la presenza sulla costa meridionale sicilianaQuesti e altri dati sono -naturalmente- reperibili nelle voci relative alle colonie greche all'interno di questa enciclopedia.

Le colonie fenicie che non avevano ritenuto opportuno allargare la loro sfera territoriale si trovarono pressoché circondate; i Greci avevano lasciato al controllo punico solo la costa da Palermo all'odierna Marsala.

I Greci alle porte

Dopo la pirateria e mentre allargavano il territorio siciliano controllato dalle loro colonie, i Greci non disdegnarono l'azione diretta. L'intervento armato mosse dalle coste dell'Asia Minore. Ecista è Pentatlo di Cnido.

Questa era una dichiarazione esplicita di voler eliminare la concorrenza dalla Sicilia o quanto meno di voler porre i Fenici sotto il tallone greco per sfruttarne le capacità.

Si noti che entrambe le etnie della costa orientale del Mediterraneo erano entrate in crisi per opera dell'espansionismo dei regni dell'interno - e segnatamente dell'Assiria - che con Asarhaddon e col figlio Assurbanipal stava espandendo le sue mire fino alla costa dell'Egeo. Anziché coalizzarsi e magari allearsi all'Egitto, i Greci e i Fenici spostarono in Sicilia e in genere nell'occidente del Mediterraneo le loro dispute commerciali e territoriali.

I Greci controllavano il Mediterraneo orientale. I Greci controllavano lo Stretto di Messina. I Greci si avvicinavano al controllo dell'intera Sicilia. I Greci dovevano essere fermati.

La spedizione di Malco in Sicilia Poco si sa della spedizione in Sicilia e Sardegna di Malco; il nome stesso del condottiero è troppo simile al fenicio "re" per garantire che non si tratti di un titolo onorifico piuttosto che di un nome proprio.

Malco partendo da Cartagine intraprese una spedizione in Sicilia, non si sa se chiamato in aiuto dalle deboli colonie fenicie di Mozia, Solunto e Palermo oppure se come prima pesante ingerenza di Cartagine nella politica isolana. La spedizione viene generalmente datata al periodo 535 - 540 a.C. e, certo, fu in quel periodo che Mozia vide sorgere le sue mura di cui, per le due difese naturali, non sentiva il bisogno precedentemente. I 2500 metri di mura e torri che sorsero attraversavano anche la necropoli che venne in parte abbandonata; ed è proprio questo fattore che ci permette di datare la costruzione delle muraCfr. S. Moscati, Italia Punica, cit, p. 62..

La spedizione di Malco, presentata come una vittoria di Cartagine, dovette essere poco più di un rinforzo portato alle popolazioni che già controllavano quella non grande porzione della Sicilia. Più che una conquista era una protezione; le popolazioni autoctone la pagarono con una colonizzazione strisciante che portò Cartagine alla supremazia nell'isola e alla sua avocazione delle decisioni di politica internazionale.

Le informazioni ricavabili da Giustino (trattandosi di un'epitome) sono molto scarne e le informazioni che necessitano agli storici devono essere tratte dall'archeologia, campo da cui difficilmente si possono raggiungere delle certezze.

Sia che si sia trattato di una conquista (contro la volontà delle colonie fenicie) oppure di un aiuto (quindi con il loro assenso), l'intervento cartaginese dovette essere di discreta importanza se riuscì ad instaurare una forza capace pochi anni dopo (510 a.C. circa) di scacciare (con l'aiuto dei segestani) i Greci di Dorieo, principe di Sparta, dalla zona di Erice dove aveva fondato trenta anni prima una colonia chiamata EracleaVedi Eraclea del Monte Cofano a Custonaci in provincia di Trapani ed Eraclea Minoa in provincia di Agrigento, due colonie greche spartane in Sicilia. I sopravvissuti guidati dall'ecista Eurileo occuparono Minoa che da allora assunse il nome di "Eraclea" (la "seconda") rovesciandone il tiranno PitagoraErodoto, Storie, V, 46, 2..

Infatti Giustino riporta che:

La Sardegna