Il separatismo queer è una strategia politica e sociale che consiste nel distanziarsi volontariamente dalla società cis-eteronormativa (intesa come l'assunto che l'eterosessualità e l'identità cisgender siano le uniche norme sociali naturali e valide) e patriarcale con il fine di costruire un'identità propria, creare spazi, comunità o sistemi di supporto autonomi locali. Talvolta questo allontanamento avviene anche da ambienti della stessa comunità LGBTQIA+, considerati troppo "assimilati" al modello di società contestata dai sostenitori di questa strategia.

A differenza dell'integrazionismo (che nel caso queer viene chiamato "omonormatività" da Lisa Duggan), che punta ad un'uguaglianza formale tramite l'ottenimento di diritti all'interno delle istituzioni esistenti (come il matrimonio), il separatismo queer mette in discussione la struttura stessa di quelle istituzioni. Duggan esplora come le norme di genere e sessualità si intreccino con il potere istituzionale.

Mentre il separatismo femminista classico (anni '70) si concentrava sulla piena autodeterminazione della donna tramite l'allontanamento del genere femminile dal contatto con il genere maschile, quello queer si focalizza sulla separazione dalle strutture di potere cis-eteronormative, patriarcali e capitaliste, mettendone in dubbio la legittimità. Il termine "cis-eteronormatività" descrive l'insieme di pregiudizi e norme istituzionali che assumono l'identità cisgender e l'orientamento eterosessuale come standard normativi universali.

Origini Il precursore più diretto del separatismo queer, è il separatismo lesbico (anni '70) teorizzato da autrici come Adrienne Rich e Monique Wittig. Secondo questo pensiero, poiché il patriarcato si basa sullo sfruttamento delle donne da parte degli uomini, l'unico modo per essere libere era separarsi completamente dagli uomini (inclusi i gay maschi, visti come comunque beneficiari del privilegio patriarcale).

Nel frattempo negli Stati Uniti i moti del 1969 trasformarono radicalmente il movimento LGBTQIA+ americano. Diverse organizzazioni che seguirono i moti (come la Gay Activists Alliance o GAA) iniziarono a cercare la rispettabilità da parte della società esterna alla comunità. L'obiettivo dei nuovi leader (prevalentemente uomini bianchi, cisgender e benestanti) era mostrare alla società che i gay erano "persone normali". Questo portò all'esclusione sistematica di chi era "visibilmente diverso" o "troppo radicale": le street queens e le persone transgender, i sex workers e i giovani di strada razzializzati.

Fondato da Sylvia Rivera e Marsha P. Johnson, S.T.A.R. nacque come risposta a questa esclusione. Il loro approccio conteneva i fondamenti del moderno separatismo trans radicale: non cercava l'integrazione, bensì una trasformazione totale della società. Il manifesto di S.T.A.R. pubblicato attorno al 1971, si basava sulla ferma condanna dell'oppressione contro le "persone travestite di entrambi i sessi", vista come una diretta conseguenza del sessismo. Gli elementi fondamentali del pensiero di S.T.A.R. furono l'autodeterminazione e autonomia del corpo, diritti civili, mutuo soccorso e welfare, giustizia intracomunitaria. Come evidenziato da Stephen F. Cohen e dalle analisi di Jason Ng S.T.A.R. non si limitava a rivendicazioni identitarie, ma sintetizzava la sua ideologia da una serie di influenze rivoluzionarie: eredita le istanze di libera espressione della GAA, la politica anticapitalista del GLF (Gay Liberation Front), e il "governo popolare rivoluzionario" ispirato dal maoismo e dal manifesto delle Pantere Nere. Questo posizionava la lotta trans non come una questione isolata, ma come parte integrante di una rivoluzione globale volta all'abbattimento di ogni oppressione sistemica.

Un altro testo cardine che segna il passaggio storico dal desiderio di integrazione alla rivendicazione dell'alterità è "I Hate Straights" (anni '80), a volte attribuito a Queer Nation seppur da loro mai rivendicato. Questo pamphlet viene distribuito in un contesto critico, dove l'indifferenza delle istituzioni faceva sì che la società "etero" fosse percepita come attivamente ostile o indifferente alle morti causate dall'AIDS. Il collettivo Anonymous Queers, responsabile della diffusione del pamphlet, aveva legami diretti con ACT UP, distaccandosene tuttavia per privilegiare una politica basata sulla visibilità radicale e sulla rivendicazione dell'identità queer rispetto alle sole rivendicazioni sanitarie. Con questo testo si rifiuta l'omonormatività, si criticano gli etero alleati e si invita ad una visibilità aggressiva: non si chiede più il permesso di esistere ma si occupa lo spazio pubblico con i kiss-ins e azioni di disturbo. "I Hate Straights" ha trasformato il separatismo da una scelta di nicchia a una pratica che ancora oggi anima gli spezzoni radicali e non misti dei pride in tutto il mondo.

Nella teoria queer contemporanea, l'attenzione si è spostata dalle contrapposizioni binarie (come il modello donne contro uomini) verso un'analisi intersezionale delle soggettività marginalizzate, che scelgono di creare spazi sicuri, lontano da chi vive e beneficia il privilegio delle strutture di potere cis-etero patriarcale e coloniale.

Note

Voci correlate

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