La chiesa di Ognissanti è un edificio religioso di origine altomedievale situato nell'antica contrà Ognissanti, oggi via Ognissanti, a Padova. Nata originariamente come supporto ad uno xenodochio per i viandanti, la chiesa è stata per secoli il cuore di un importante complesso monastico benedettino, fino alle soppressioni napoleoniche. Di particolare rilievo storico e artistico sono i restauri del XVI secolo, che coinvolsero l'architetto Vincenzo Scamozzi.

Storia

Di probabile origine altomedievale, la chiesa di Ognissanti nacque come dipendenza di uno xenodochio posto ad accoglienza delle genti che transitavano sulla strada che collegava Patavium e Altinum, in un'area abitata in età paleoveneta, che in età romana divenne luogo funerario.

La definizione cronologica della struttura risulta complessa, poiché le testimonianze documentarie iniziano a menzionarla soltanto a partire dal XII secolo. Nello specifico, la prima attestazione documentaria è datata 9 marzo 1147, e consiste nell'atto di donazione di un terreno situato presso Candesano, ai confini di Padova, destinato proprio alla chiesa Ognissanti. Sebbene le fonti principali siano più tarde, l'autorizzazione del vescovo Sinibaldo del 1123 per la ricostruzione della chiesa di Santa Sofia apre ad una possibile cronologia più antica. Un appiglio in tal senso è offerto da un'appendice del 1203 che, citando un atto di Sinibaldo del 1124, conferma i diritti di Santa Sofia sulle decime della chiesa di Ognissanti, retrodatando così la presenza dell'edificio a tale anno.

La chiesa di Ognissanti rientra inoltre nel vasto programma di rinnovamento urbano e religioso promosso a Padova dal vescovo Olderico nel corso dell’XI secolo, in un periodo di forte ripresa edilizia ed ecclesiastica della città. Le fonti ricordano il suo intervento nel rinnovamento della cattedrale romanica padovana e la fondazione di nuove chiese, tra cui San Daniele, nel 1076, e la stessa Ognissanti, costruita nella seconda metà del secolo. Questo clima di intensa attività costruttiva si riflette anche sul piano artistico: Ognissanti presenta infatti affinità stilistiche con la cattedrale e con la chiesa di San Martino, come mostrano alcuni reperti scultorei coevi caratterizzati da una maggiore attenzione alla resa plastica e naturalistica delle forme.

Poco dopo queste prime menzioni, nel 1173 appare nei documenti anche l'adiacente xenodochio, il quale ottenne nel maggio 1177, insieme alla chiesa, la diretta protezione di papa Alessandro III. Sostenuta nel corso del XII secolo da importanti donazioni come quella di Speronella Dalesmanini, l'istituzione fu inizialmente retta dai benedettini del limitrofo cenobio. Nel secolo successivo, in parallelo alla sua funzione parrocchiale, il monastero, prima doppio e poi priorato, incrementò la propria influenza fino ad inglobare la chiesa. Quest'ultima assunse il titolo di prepositurale e fu affidata stabilmente alla comunità cenobita nel 1256 per volontà del vescovo Giovanni Battista Forzatè.

Nel corso delle visite pastorali del Cinquecento, la chiesa e il monastero di Ognissanti furono descritti come fatiscenti e pericolanti, tant'è che i monaci abbandonarono il priorato. Nel 1589 il cardinale Federico Corner promosse un restauro del complesso, destinato ad accogliere le monache benedettine di Polverara, affidando il progetto a Vincenzo Scamozzi. I lavori procedettero lentamente e si concentrarono soprattutto dal 1657 al 1666 per volontà della badessa Ludovica da Vico e sotto la direzione del proto Zuane Zenso. Nel 1671 il cardinale Gregorio Barbarigo trovò la chiesa completata con cinque altari. Dell'antico edificio a croce latina furono conservati solo il settore presbiteriale e il campanile. Nel 1738 il proto Bernardo Squarcina ampliò ulteriormente la chiesa verso la facciata.

A seguito delle leggi ecclesiastiche napoleoniche, la chiesa prepositurale assorbì le parrocchie di San Massimo e Santa Maria Iconia. Il monastero adiacente fu abbandonato fino al 1818, anno in cui Maria Serafina Rossi lo acquistò per fondarvi un collegio femminile, divenuto in seguito sede delle Dame del Sacro Cuore. Nonostante il trasferimento nella chiesa delle salme dei beati Pellegrino e Ongarello (dalla chiesa del Beato Pellegrino), il fervore religioso dei nuovi parrocchiani rimase tiepido, poiché la posizione decentrata della struttura scoraggiava la partecipazione alle funzioni. Per ovviare al problema, il prevosto don Antonio Troilo promosse la costruzione di un nuovo edificio sul sito di Santa Maria Iconia, inaugurato nel 1864. Di conseguenza, la chiesa di Ognissanti fu chiusa al culto e il suo patrimonio artistico venne trasferito presso la chiesa dell'Immacolata, finché, il 5 luglio 1941, grazie all'intervento di don Luigi Bonin, la chiesa fu riaperta con il titolo di parrocchiale.

La nascita e lo sviluppo di edifici religiosi come Ognissanti nella città di Padova, che nell'epoca medievale appare dominante, sembrerebbe riflettere l'esigenza di rispondere ad una crescita parallela del tessuto abitativo e demografico. Padova risulta essere, sin dal IV secolo, un centro diocesano, aspetto che si svilupperà ulteriormente tra XII e XIII secolo. È possibile ipotizzare che l'edificio religioso di Ognissanti facesse parte, come molti altri, di un processo di sviluppo edilizio della città, la quale, tra l'altro, sviluppa nuovi borghi al di là dell'ansa fluviale su cui la città paleoveneta si è originariamente sviluppata.

Attualmente, la chiesa di Ognissanti è una parrocchia appartenente al Vicariato della Cattedrale ed è officiata dal clero secolare della diocesi di Padova. Anticamente, l'edificio ospitava la fraglia dei barcaroli del Portello, i quali possedevano un proprio altare e vi veneravano una statua quattrocentesca della Vergine, oggi conservata presso la chiesa dell'Immacolata. Ognissanti funge, inoltre, da luogo di sepoltura per monache, prevosti e patrizi.

Interventi di restauro e di revisione architettonica 1546: visita pastorale

Una visita pastorale documenta il grave stato di degrado della chiesa, del monastero e delle strutture annesse. In questo momento l'edificio conserva ancora l'antica pianta a croce latina con un'abside semicircolare orientata a est, transetto e nartece.

1589-1627: restauro del monastero e della chiesa

Il vescovo Federico Corner affida a Vincenzo Scamozzi il progetto di restauro del complesso monastico destinato alle monache Benedettine di Polverara. Il progetto viene attuato soprattutto per il monastero, mentre per la chiesa gli interventi rimangono limitati e non modificano ancora l'antica pianta a croce latina.

1657-1676: riedificazione della chiesa

Per volontà della badessa Lodovica de Vico, la chiesa viene quasi interamente ricostruita dalle fondamenta. I lavori vengono affidati al capomastro Zuane Zenso, il quale realizza una nuova chiesa ad aula unica con un'abside semicircolare, ispirandosi in parte al progetto scamozziano. Nel 1676 Francesco Fasolato interviene sul presbiterio con il rinnovo dell'altare maggiore, eliminando l'abside semicircolare e ampliando il presbiterio verso nord.

1738: ampliamento e rifacimento strutturale

L'ingegnere Bernardo Squarcina cura un importante intervento che comporta il rifacimento completo della copertura e della volta del soffitto. Le murature laterali vengono prolungate verso ovest e viene costruito il coro ligneo destinato ad accogliere l'organo realizzato da Gaetano Callido. La chiesa assume così l'aspetto giunto fino ai giorni nostri.

1808-1828: trasformazioni istituzionali

In seguito alla riorganizzazione delle parrocchie cittadine e alla soppressione napoleonica degli ordini religiosi, il monastero viene chiuso. Nel 1828 il complesso viene acquistato da un'ex monaca e viene trasformato in un collegio femminile.

1847-1941: passaggi di proprietà e riapertura al culto

Il monastero e la chiesa passano all'istituzione degli Esposti, con l'obbligo di mantenere aperta la chiesa fino al completamento dei lavori per la costruzione della nuova chiesa di Santa Maria Iconia, inaugurata poi nel 1864. A questo punto molti oggetti d'arredo e opere d'arte vengono trasferiti nel nuovo edificio. Dopo un lungo periodo di abbandono, la chiesa viene restaurata e riaperta al culto il 5 luglio del 1941, con interventi soprattutto sulla muratura nord.

1976-1984: restauro post-terremoto

I danni causati dal terremoto del 1976 rendono necessario un nuovo restauro che viene eseguito tra il 1983 e il 1984 con la supervisione dell'architetto Loris Fontana. Gli interventi permettono di individuare le diverse fasi costruttive dell'edificio.

1996: restauro dell'organo

Un intervento mirato restaura l'organo realizzato da Gaetano Callido nel XVIII secolo.

1999-2000: restauro dell'ex sacrestia

L'ex sacrestia viene recuperata con la realizzazione della cappella feriale, di nuovi spazi di servizio e del museo della Ruota degli Esposti.

2002-2003: manutenzione straordinaria

Le coperture, gli impianti elettrici e le coloriture interne della chiesa vengono sottoposti ad alcuni interventi di manutenzione straordinaria.

2004: restauro della parete est

La parete orientale della chiesa viene restaurata in seguito ad attente indagini e letture stratigrafiche delle murature.

2007: rifacimento dell'impianto di riscaldamento

L'impianto termico viene integrato con un nuovo generatore ad aria calda e contestualmente si realizza un adeguamento degli impianti elettrici, dell'impianto del gas e della centrale termica alle normative di sicurezza.

Descrizione Esterno La chiesa è orientata ponente-levante (abside rivolto a levante) e si innalza a conclusione della via Ognissanti. La bretella che ora affianca il complesso ecclesiastico è frutto di interventi ottocenteschi e novecenteschi. Il lato a sud si accosta a quelle che erano le strutture monastiche. La parte più antica, affiancata all'alto campanile romanico, è quella absidale, di forma quadrangolare.

Secondo l'ipotesi dello studioso Giulio Bresciani Alvarez, la Chiesa di Ognissanti potrebbe derivare dal riadattamento di un fortilizio tardoantico. L'edificio infatti non costituiva un elemento isolato, ma faceva parte di un'area strategica compresa tra il Piovego e il canale di San Massimo ed era protetta da una cortina muraria difensiva, potenziata poi nel Trecento da Francesco I da Carrara. La posizione privilegiata della chiesa, difesa da torrioni e ponti levatoi sul lato orientale, favorì il suo inserimento nel sistema difensivo cittadino anche in età moderna, come dimostrano gli ambiziosi progetti cinquecenteschi del cosiddetto Castelnuovo, una fortificazione a pianta circolare mai completata destinata alla difesa del fronte orientale della città.

Analisi stratigrafica L'analisi stratigrafica delle murature della Chiesa di Ognissanti evidenzia la presenza di svariate fasi costruttive e di successivi interventi di modifica e rifunzionalizzazione dell'edificio. La lettura delle superfici murarie esibisce infatti una tessitura eterogenea, frutto di rimaneggiamenti avvenuti nel corso dei secoli e rese riconoscibili da differenze nei materiali, nella disposizione dei laterizi e nelle tecniche costruttive adottate.