La Comet è stata una casa motociclistica italiana, attiva intorno alle metà del XXº secolo, con sede a Bologna. Il marchio Comet è una propaggine della B.D.B. (Brevetti Drusiani Bologna), di cui Alfonso Drusiani era amministratore unico e che venne fondata dopo l’abbandono della Mondial da parte di Drusiani stesso.

Il titolare di una delle aziende collaboratrici, Bruno Negroni, fonderà poi a Casalecchio di Reno insieme a Paride Bernardi la Berneg, casa con la quale collaborerà anche lo stesso Drusiani.

Storia Nel 1952 al motosalone milanese viene presentata una 175 Turismo (e poi in versione Sport l’anno successivo), 4 tempi bicilindrica a 4 marce. Motore con cilindri in linea frontemarcia, misure “in quadro” (alesaggio × corsa 48×48mm), distribuzione con un avanzato doppio albero a camme in testa comandato da una catena, erogava 9,5cv a 6800 giri per una velocità massima di 110km/h. Prezzo lire. Particolarità di questo modello era l’assenza di una pompa dell’olio: il lubrificante veniva semplicemente “sbattuto” dalla catena di distribuzione, raggiungendo così i vari organi meccanici . La moto si rivelò poco affidabile e i numeri di vendita si fermarono ben al di sotto delle aspettative.

Nel 1954, con la nuova sede di Via Stalingrado 76 (prima era in Via Andrea Costa 125/3, nel capannone della ditta di Bruno Negroni), arrivano in listino una più convenzionale 175 monocilindrica monoalbero, nelle versioni Turismo, Sport e Super sport (quest’ultima detta Specialino) e una versione da 250cc del bicilindrico precedente. Per questioni di affidabilità, visti i problemi del modello precedente, le prestazioni vennero mantenute simili al modello da 175. Venduta al prezzo di lire, ne vennero prodotti solo pochi esemplari. Curiosamente, sul motore 250 venne sperimentato un sistema di distribuzione “senza valvole”, in cui le valvole erano sostituite da piccoli pistoni in ghisa.

Nello stesso anno esce dagli stabilimenti BDB, sempre con marchio Comet, anche una due tempi da 98cc con cambio a due marce e comando a manopola ala manubrio.

Anche i nuovi modelli non furono, purtroppo, successi commerciali e l’azienda venne dichiarata fallita nel maggio 1956. Negli anni seguenti, Alfonso Drusiani passerà alla Berneg e alla MI-VAL.

Note

Bibliografia

Collegamenti esterni

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