In realtà, il nome completo del maresciallo Bellegarde è incerto. Numerose fonti danno versioni differenti, come "Heinrich", "Friedrich Heinrich" o "Heinrich Joseph". Il nome utilizzato in questa voce è quello usato dallo storico inglese Digby Smith.

Nato a Dresda, in Sassonia, discendente di una nobile famiglia di origine savoiarda, si distinse particolarmente nelle guerre rivoluzionarie francesi e nelle guerre napoleoniche, rivestendo frequentemente compiti di comando. La sua esperienza e competenza in materia bellica erano tali che fu nominato feldmaresciallo da Francesco II e divenne poi presidente del Consiglio aulico di Vienna.

Conclusosi il periodo bellico di inizio Ottocento, divenne governatore del Regno Lombardo-Veneto durante il periodo della Restaurazione. La sua figura è uno degli emblemi della dominazione austriaca dell'Italia settentrionale.

Biografia

Gli inizi e l'ingresso alla carriera militare Era il figlio di Johann Franz von Bellegarde e di Maria Antonia Gräfin von Hartig. Discendente di una delle più antiche famiglie della nobiltà savoiarda, nacque nel 1756 a Dresda, capitale del Regno di Sassonia...I vari biografi hanno a lungo dato risposte diverse a riguardo del luogo e della data di nascita di Bellegarde, alcuni ponendola a Chambery nel 1760, altri a Dresda nel 1756. Considerando che intervistò vari parenti di Bellegarde e dedicò molto tempo a studiarne la vita, si ritiene che la sua posizione, ossia quella della nascita in Germania nel 1756, sia quella corretta. Il padre fu generale e ministro della Guerra del Principato Elettorale di Sassonia sotto i due principi Saverio e Carlo ed Heinrich seguì le sue orme, scegliendo la carriera militare.

Per qualche tempo, fece parte dell'esercito sassone, diventando tenente del reggimento di fanteria Bork ed in seguito del reggimento dell'Elettrice. Entrato nel 1772 al servizio degli Asburgo d'Austria con il grado di tenente nel reggimento di dragoni Zweibruck. Nominato capitano nel 1779, promosso a maggiore del reggimento di dragoni di Savoia nel 1781 dall'imperatore Giuseppe ed infine divenuto colonnello e comandante del reggimento di dragoni Berlichingen nel 1785, prese parte e si distinse nella guerra austro-turca, partecipando allo scontro di Beschanie il 9 settembre 1788.

Le guerre rivoluzionarie francesi Promosso a general maggiore verso la fine del 1792, durante il corso della guerra contro la Francia fu impiegato sul fronte tedesco, dove diede lampante prova delle sue abilità in numerose occasioni. Inizialmente fu assegnato all'armata del principe di Sassonia-Coburgo-Saalfeld, prendendo parte alla campagna delle Fiandre. Per il valore dimostrato sul campo nel 1793 ricevette il titolo di Cavaliere dell'Ordine militare di Maria Teresa. Dopo aver preso parte alle battaglie di Le Cateau, Tourcoing e Tournai, venne notato dall'arciduca Carlo, che lo prese sotto la sua ala e lo fece trasferire tra i suoi ufficiali. Al seguito del fratello dell'imperatore, prese parte a tutte le restanti principali battaglie sul fronte tedesco, come ad esempio Amberg, Würzburg e Emmendingen.. Nel 1797 accompagnò l'arciduca nella campagna d'Italia contro un giovane Napoleone Bonaparte. Nell'aprile 1797, con Merveldt, siglò l'armistizio di Judenburg, seguito dall'armistizio di Leoben, i cui accordi furono riconfermati nel successivo trattato di Campoformio.. Nel 1799, gli fu affidato il comando del corpo di armata in Svizzera orientale, precisamente nel canton Grigioni, incaricato di mantenere le comunicazioni fra l'esercito russo di Suvorov e quello austriaco dell'arciduca Carlo.. Durante la sua permanenza in Svizzera, ebbe l'occasione di scontrarsi contro le forze di Lecourbe più volte, come a Tauffers il 25 marzo o a Remus il 4 aprile.. Richiamato dal feldmaresciallo russo, raggiunse l'Italia. Venne prima incaricato di bloccare Alessandria e poi di fare lo stesso anche a Tortona.. Quando Suvorov partì per intercettare l'Armata di Napoli di Macdonald presso la Trebbia, fu assegnato alla difesa dei blocchi di Alessandria e Tortona. Il 20 giugno 1799 venne sconfitto dal generale Moreau nei pressi di Marengo e costretto a ritirarsi oltre la Bormida. Allontanatosi l'esercito francese, fu incaricato di assediare Alessandria, cosa che fece con successo tra giugno e luglio dello stesso anno.. Prese parte alla decisiva vittoria di Novi contro i francesi di Joubert. Un mese dopo la vittoria austro-russa a Novi, Bellegarde venne richiamato a Vienna, dove svolse il ruolo di consigliere per il Ministro degli Esteri Thugut. Dopo la convenzione di Alessandria, a Bellegarde venne affidato il comando supremo in Italia, al posto di Melas. Promosso a General der Kavallerie a settembre, debuttò da comandante delle forze imperiali il 25 dicembre 1800, subendo una sconfitta a Pozzolo ad opera di Brune e dovendo ripiegare dietro l'Adige. Il 16 gennaio 1801 fu costretto a concludere l'armistizio di Treviso, presto seguito dalla pace di Lunéville, che riconfermò gli accordi di Campoformio.

Nell'opinione della corte, comunque, non dovette risentire della sfortunata campagna, che lo considerava "non uno dei più fortunati, ma dei più abili generali d'Austria".Heinrich von Zeißberg, Thugut, Johann Amadeus Franz de Paula, in Allgemeine Deutsche Biographie (ADB), Tomo 38, p. 138-158, Lipsia, 1894. Al termine della guerra, Bellegarde fu chiamato a far parte del Consiglio Aulico di guerra, che presiedette ad interim nel 1805 quando l'arciduca Carlo lasciò per assumere il comando in Italia.. La sua competenza militare era notevole ma spesso in contrasto con la visione reazionaria del consiglio di guerra austriaco: già nel 1798 aveva suggerito di adottare lo stesso modello in corpi d'armata implementato dai francesi, trovandosi di fronte un netto rifiuto.

Le guerre del 1805 e 1809

Dopo essere rimasto in Italia come governatore generale, in seguito della nuova entrata in guerra contro i francesi, Bellegarde fu posto sotto il comando dell'arciduca Carlo in Italia, dove diresse il centro dello schieramento austriaco nella battaglia di Caldiero. Partecipò poi alla ritirata dell'armata imperiale verso l'Ungheria. Rientrato a Vienna, nel 1806 venne decorato con la croce di Commendatore dell'Ordine militare di Maria Teresa e nominato governatore civile e militare della Galizia. Nel 1808 venne iniziato all'Ordine Imperiale di Leopoldo con il titolo di Cavaliere di Gran Croce. Approfittando dell'assenza di Napoleone, impegnato nella sottomissione della Spagna, le forze imperiali austriache, comandate dall'arciduca Carlo, attaccarono le posizioni francesi in Baviera, dando inizio ad un nuovo conflitto. Bellegarde fu impiegato su questo fronte, servendo per l'ennesima volta al fianco dell'arciduca. A lui furono assegnati il I ed il II Armeecorps, entrambi operanti sulla riva sinistra del Danubio. All'arrivo di Napoleone in Germania, francesi e austriaci si affrontarono nella battaglia di Eckmuhl, dove gli asburgici ebbero la peggio. Bellegarde si scontrò con Davout nei pressi di Ratisbona, venendo sconfitto e ritirandosi verso la Boemia con il resto dell'armata. Poco tempo dopo, l'esercito austriaco si scontrò nuovamente con i francesi, prima nella vittoria di Aspern-Essling, poi nella sconfitta di Wagram ed infine nella battaglia di Znaim, interrotta dalla notizia dell'armistizio. Bellegarde prese parte a tutte queste battaglie, dimostrando nuovamente abilità di comando, prudenza e un incredibile coraggio..

Dopo la pace di Schönbrunn e sino al 1813, Bellegarde, promosso al grado di feldmaresciallo, fu di nuovo nominato governatore della Galizia. Nel 1810 venne chiamato a presiedere il Consiglio aulico per la seconda volta. Nel 1812 Bellegarde fu incluso in una commissione segreta il cui compito era di riorganizzare l'esercito in previsione di un nuovo conflitto con la Francia. Il lavoro svolto dal maresciallo fu così egregio che lo stesso imperatore ne tessé le lodi..

La guerra della Sesta coalizione

Nell'agosto 1813, dopo il fallimento delle negoziazioni con i francesi, l'Austria entrò in guerra al fianco della Coalizione. Si aprì quindi un nuovo fronte lungo il confine tra il Regno d'Italia, le Province Illiriche e lo stesso Impero austriaco. Dopo una fase iniziale in cui il comando delle armate asburgiche fu affidato al generale Hiller, il prolungato momento di stallo che attanagliava il fronte e la scarsità di progressi portarono alla decisione di sostituire Hiller. A prendere il suo posto fu proprio Bellegarde, che, dopo aver organizzato splendidamente la mobilitazione dell'esercito austriaco, si dimise dall'incarico di presidente del Consiglio aulico per poter ottenere il comando sul campo.

Giunto a Vicenza verso la metà di dicembre del 1813,. il compito del maresciallo austriaco si dimostrò subito essere molto arduo: i francesi erano riusciti a fortificare bene il fiume Adige, rendendo un attacco molto complicato e dispendioso. A sbloccare la situazione fu l'ingresso in guerra del Regno di Napoli al fianco delle potenze della Coalizione: dopo mesi di trattative, gli austriaci erano riusciti a convincere il maresciallo Murat a voltare le spalle a Napoleone e ad unirsi allo sforzo bellico contro l'esercito di Eugenio in Italia. Vedendo un fronte aprirsi anche a sud, Eugenio fu costretto a ritirarsi su una linea più breve, quella del Mincio, che gli avrebbe permesso di controllare meglio il Po e prevenire un'invasione da parte dei napoletani.. Nei primi giorni di febbraio, le forze di Bellegarde superarono l'Adige, entrando nel territorio appena evacuato dai franco-italiani. Il 5 febbraio, dopo essere entrato nella fortezza di Verona il giorno precedente, Bellegarde fece pubblicare un proclama, in cui affermava che l'ora della liberazione dell'Italia dalla tirannia francese era giunta e che presto gli italiani sarebbero stati indipendenti..

Sia Eugenio sia Bellegarde intendevano effettuare una mossa contro il nemico, il francese per guadagnare tempo, l'austriaco per costringere i napoleonici a retrocedere ancora. L'8 febbraio, entrambi all'oscuro delle intenzioni del nemico, attraversarono il Mincio in due punti diversi del fiume, cercando di sfondare le linee difensive avversarie. Il primo ad accorgersi di quanto stesse accadendo fu Eugenio che, giunto sulla sponda orientale del fiume, si rese conto che la propria ala sinistra era sotto attacco nei pressi di Monzambano. Il viceré decise di cambiare il proprio obiettivo da Villafranca a Pozzolo e provò a tagliare le vie di ritirata degli austriaci, cercando di intrappolarli mentre i suoi uomini resistevano ai loro incessanti attacchi. Fu l'eroica resistenza del generale Merville, frappostosi tra i francesi e le retrovie delle forze imperiali, a permettere agli uomini di Bellegarde di ritirarsi ed evitare una completa disfatta...