Il clan dei Barcellonesi è un clan mafioso originario di Barcellona Pozzo di Gotto, comune della provincia di Messina. L'insieme dei gruppi criminali riconducibili a tale clan vengono definiti "la mafia del Longano", in riferimento al fiume che attraversa il territorio.

Storia Non vi sono delle fonti attendibili che certifichino un'origine storica precisa del fenomeno mafioso nella zona di Barcellona Pozzo di Gotto. I primi fenomeni di tale natura ufficialmente documentati risalgono alla seconda metà del 900. In particolare durante gli anni '70 e '80, agiva il clan capitanato da Carmelo Milone e Carmelo Coppolino inteso "Raja" (circa 15 uomini effettivi), che fu poi coinvolto nel maxiprocesso di Messina del 1986, insieme ad altri tre presunti gruppi criminali originari invece di Messina. Tuttavia il crimine di associazione a delinquere di tipo mafioso (art. 416-bis del codice penale) fu riconosciuto solo per pochi imputati considerati membri del clan di Gaetano Costa di Messina (circa 180 uomini), mentre le altre tre cosche incriminate, inclusa quella barcellonese, l'unica proveniente dalla provincia, non furono classificate come mafiose.

Milone secondo i verbali di una Commissione Parlamentare antimafia, sarebbe andato spesso a soggiornare nella Piana di Gioia Tauro, lasciando presumere contatti con la 'Ndrangheta; tuttavia tale informazione non viene riportata come certezza.

Oltre a Milone e Coppolino, degli anziani barcellonesi faceva parte anche il boss Francesco Rugolo, classe 1930 (futuro suocero del boss Giuseppe Gullotti), che secondo quanto risulta da un articolo di una testata locale il pentito Carmelo D'Amico avrebbe indicato come uomo d'onore della famiglia di Palermo, iniziato da Michele Greco. Altra figura da menzionare è Girolamo Petretta inteso "Mommo", ritenuto uno dei più anziani, descritto come referente locale dei Santapaola di Catania e che «vantava rapporti con la mafia locale, quella calabrese e quella napoletana» secondo le fonti giornalistiche.

Dagli anni 80 a Barcellona agivano più gruppi contrapposti tra loro, in modo non ben definito, caotico e con gerarchie e alleanze difficili da ricostruire. Oltre al gruppo di Carmelo Milone e Carmelo Coppolino, vi era quello di Pino Chiofalo, che agiva principalmente nei dintorni di Barcellonaː in particolare Terme Vigliatore e tutta la riviera tirrenica andando verso Tindari. Un tempo Chiofalo era assimilato al gruppo barcellonese ma fu successivamente emarginato, e dunque creò un gruppo indipendente nel 1981. Si tratta del "Corpo di società attiva", ovvero una nuova organizzazione criminale con rituali e gradi emulati dalla 'Ndrangheta.

L'influenza mafiosa insisteva anche sulle zone vicine a Barcellona e non solo sul centro (lo stesso boss Chiofalo fu arrestato per la prima volta nel 1974, insieme al socio Filippo Barresi, a causa di estorsioni e minacce ai danni degli imprenditori agricoli dei vivai delle zone di Falcone).

Tra fine anni '80 e gli anni '90, tra Barcellona, Terme Vigliatore, Mazzarrà, Novara di Sicilia e Falcone furono assassinate numerose vittime per ragioni di mafia e per contrasti tra il nuovo gruppo di Pino Chiofalo, ormai definitivamente separato da quello dei barcellonesi, e questi ultimi. I "Chiofaliani" erano alleati della 'ndrangheta, del clan catanese dei Cursoti, e secondo il pentito Carmelo D'Amico anche della fazione dei "Bontempo Scavo" della mafia dei Nebrodi. Mentre l'ala rimasta "barcellonese" era alleata della fazione dei Santapaola di Cosa Nostra catanese ed anche dei "Batanesi", altra fazione della mafia dei Nebrodi. Nel frattempo nasce il gruppo dei mazzarroti, che secondo alcune fonti trae la sua origine proprio dal volere di Chiofalo, che designò nel 1986 come capo Giuseppe Trifirò (noto come“Carabedda”). Il clan barcellonese di Carmelo Milone e quello di Pino Chiofalo si decimarono a vicenda. Vennero colpiti anche anziani boss legati ai barcellonesi: Girolamo "Mommo" Petretta perse la vita nel 1986 a Furnari, e si trattò del primo omicidio eccellente dei "chiofaliani" contro i "barcellonesi", proprio all'indirizzo del "referente" dei Santapaola di Catania. Non a caso i Chiofalo secondo quanto dichiarato dal pentito boss messinese Gaetano Costa, ambiva a rendersi autonomo nel circuito degli appalti e delle estorsioni con riguardo alle imprese catanesi che lavoravano al raddoppio ferroviario nella zona di Barcellona, proprio ai danni dei Santapaola, mentre i "barcellonesi" preferivano collaborarci e raggiungere accordi. A seguire, lo storico boss barcellonese Francesco Rugolo perse la vita nel 1987, e nel medesimo anno Francesco Gitto, Franco Emilio Iannello e Carmelo Pagano (tutti considerati dai giornali elementi di spicco dei "barcellonesi"). Per tutto il 1986 ed il 1987 i chiofaliani colpirono senza subire particolari perdite. Dopo l'arresto di Chiofalo avvenuto a fine 1987 a Pellaro, in Calabria, la situazione si rovesciò, e la mafia barcellonese si accanì contro i chiofaliani con numerosi altri omicidi. Venne ucciso anche il figlio di Chiofalo insieme ad un amico nel 1989. I chiofaliani risposero nel 1990 con le uccisioni di Carmelo Coppolino e di Antonino Isgrò (mente economica dei barcellonesi).

Nel frattempo Milone fu arrestato e sostituito dall'avvocato Giuseppe Gullotti, che era molto vicino al superboss catanese Nitto Santapaola che lo aveva affiliato (lo stesso Santapaola fu latitante a Barcellona Pozzo di Gotto, favorito dal boss Gullotti).

Nel medesimo periodo a Milazzo era presente il clan Sottile-Geraci, il cui comando è stato identificato nella figura di Felice Sottile (originario di Mazzarà ma residente a Milazzo). Nel 1989 il clan messinese di Mario Marchese, ritenuto molto vicino alla criminalità barcellonese, sembrava volesse inserirsi negli affari malavitosi milazzesi, e da ciò nacquero dei contrasti. Ci fu un agguato ai danni Francesco Alioto, vicino al clan Sottile-Geraci, ma a causa di un errore i proiettili raggiunsero anche la povera Annamaria Cambria. Il 2 luglio 1990, doveva essere eliminato proprio Felice Sottile, ma il figlio Giuseppe venne scambiato per lui, e venne freddato al suo posto. Gli inquirenti attribuirono gli episodi alla sanguinosa guerra di mafia che imperversava tra la vicina Barcellona e i suoi dintorni. Fu infatti arrestato 6 anni dopo Carmelo De Pasquale con l'accusa di aver eseguito l'omicidio di Giuseppe Sottile.

I "mazzarroti" invece con l'uccisione nel 1991 del boss Giuseppe Trifirò, spostarono la loro posizione mafiosa sempre più verso la compagine barcellonese, attraverso la reggenza di Carmelo Bisognano, passata dopo il suo arresto a Tindaro Calabrese.

Dunque il potere dei Chiofaliani andò sempre più ad affievolirsi in favore di quello della vecchia cosca barcellonese.

Sempre negli anni '90 come rivelato dallo stesso Chiofalo (una volta pentito) il potere criminale tra Falcone e Oliveri fu "trasferito" al boss Santo Gullo, forse originario proprio di Falcone, con rapporti con la criminalità organizzata siciliana a Milano (egli infatti passò parte della vita nel nord-Italia), e con Rosario Pio Cattafi, avvocato barcellonese ritenuto dagli inquirenti un "pezzo grosso". Si ebbe dunque una cessazione delle ostilità tra compagini criminali barcellonesi e quelle limitrofe.

Il barcellonese Rosario Cattafi, nominato poc'anzi, è stato considerato uno dei principali raccordi tra terrorismo di estrema destra, massoneria deviata e mafia dell'Italia degli anni '80 e '90; oltre ad essere legato ai Corleonesi di Totò Riina.

Da fine anni '90 in poi dunque, i conflitti tra cosche di Barcellona e paesi limitrofi ebbero un forte ridimensionamento e si predilesse un approccio più collaborativo e agendo prettamente come un'unica famiglia mafiosa, definita per l'appunto "clan dei Barcellonesi" o "mafia del Longano".

Negli anni 2000 dopo l'arresto di Gullotti la criminalità organizzata barcellonese continuò ad esercitare potere mafioso nel territorio tirrenico compreso tra Oliveri e Milazzo, attraverso le figure di Sem Di Salvo, Carmelo D'Amico, del boss di Castroreale Giovanni Rao, ed altre famiglie barcellonesi legate alla criminalità. Il tutto reso noto dalle vaste operazioni antimafia denominate "Gotha", scaturite dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Carmelo Bisognano (leader dei mazzarroti), considerato il primo grande "pentito" della mafia barcellonese.

Una vicenda rilevante avvenne nel 2002 circa, dopo l'arresto di Gullotti, poiché il potere mafioso barcellonese nel complesso passò nelle mani di Sem Di Salvo e Giovanni Rao, i quali non erano ben visti da D'Amico per ragioni di pagamenti di denaro in sospeso. D'Amico a suo dire disponeva comunque di un proprio gruppo criminale. Quest'ultimo fissò a tal proposito un incontro con i boss, minacciando di eliminarli se non fossero cambiate le politiche di gestione del clan e lasciò detto al fratello Francesco e all'amico Antonino Calderone, che se gli fosse successa qualcosa avrebbero dovuto immediatamente uccidere Rao e Di Salvo. A causa delle pretese di D'Amico si è dunque sfiorata una nuova guerra interna all'interno della compagnie mafiosa barcellonese. Questo è quanto emerso dalle parole dello stesso D'Amico in collaborazione con la giustizia.

Attività Il clan dei Barcellonesi ha sempre avuto una notevole forza intimidatrice sul "suo" territorio. Storicamente alleato di Cosa Nostra catanese e palermitana e della mafia dei Nebrodi. In particolare le attività del clan vanno dalla gestione illecita degli appalti, alle estorsioni, al traffico di stupefacenti (per il quale fanno affidamento principalmente sui contatti con i clan messinesi e calabresi per i canali di approvvigionamento delle droghe).

Note

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