La guerra tebano-spartana del 378–362 a.C. fu un pluriennale conflitto tra le poleis di Sparta e Tebe, e le relative reti di alleanze, per l'egemonia sull'Antica Grecia.

Sparta era uscita vittoriosa dalla lunga Guerra del Peloponneso (431–404 a.C.) contro la sua antica rivale, Atene, e aveva ormai assunto una posizione egemonica sulla Grecia continentale tanto quanto sull'intero bacino culturale greco. Tuttavia, il violento interventismo degli Spartani, nella madrepatria greca tanto quanto nelle colonie, specialmente in Asia Minore, contrariò le poleis già alleatesi ai Lacedemoni contro Atene: anzitutto proprio Tebe e poi Corinto. La conseguente guerra di Corinto (395–387 a.C.) si concluse con una difficile vittoria spartana ma sortì l'effetto di far sciogliere la Lega beota guidata da Tebe.

Nel 378 a.C., sotto la guida dei capi-ribelli Epaminonda e Pelopida, Tebe insorse contro Sparta, espellendo la guarnigione lacedemone dall'acropoli cittadina, la Cadmea, e respingendo poi con successo le controffensive spartane nella guerra beotica (378–371 a.C.), supportata da Atene che nel frattempo riaffermava il suo predominio marittimo, sino al trionfo nella battaglia di Leuttra del 371 a.C. che stroncò il mito dell'invincibilità lacedemone e pose fine all'egemonia spartana dando inizio all'egemonia tebana (370–362 a.C.). Dopo Leuttra, la guerra continuò nel Peloponneso, dove Sparta lottava per la sopravvivenza costringendo Tebe a mettere costantemente in discussione la sua egemonia con un prolungarsi di conflitti nei quali vennero trascinate le altre città-stato, anzitutto Atene, preoccupate dal crescente potere tebano. La battaglia di Mantinea (362 a.C.) si chiuse con una nuova vittoria per Tebe ma Epaminonda vi fu ucciso. Il conflitto e l'egemonia tebana si conclusero poco dopo con un trattato di pace generale firmato da tutti i belligeranti, tranne Sparta, che era però ormai isolata e definitivamente indebolita.

Esegesi delle fonti

Come Tucidide per la Guerra del Peloponneso (431–404 a.C.), è Senofonte (430/425–355 a.C.), degli autori a noi accessibili che ne parlano, l'unico ad aver assistito direttamente ai fatti del lungo conflitto tebano-spartano. Gli altri celebri autori greci che costituiscono le fonti per lo studio di questa guerra, infatti, vissero e scrissero secoli dopo i fatti: Polibio (c. 200–118 a.C.), il più vicino cronologicamente, mise mano alle sue Storie (grc. Ἱστορίαι) quasi due secoli dopo e comunque trattano del tema in modalità che possiamo definire solo incidentale e non certo puntuale; Diodoro Siculo (90–27 a.C.), autore della monumentale storia universale nota come Biblioteca storica (grc. Βιβλιοθήκη Ἱστορική), nacque circa tre secoli e mezzo dopo la fine del conflitto; Plutarco (46–125/127 d.C.), autore di una biografia dei due condottieri tebani protagonisti della guerra, Epaminonda (418–362 a.C.) e Pelopida (420–364 a.C.), all'interno delle sue celebri Vite parallele (grc. Βίοι Παράλληλοι), nacque più di quattro secoli dopo la fine delle ostilità. L'autore latino Cornelio Nepote (100–32 a.C.), cui dobbiamo un'altra biografia di Epaminonda e Pelopida oltre che una del re spartano Agesilao II (r. 400–360 a.C.) entro il novero delle sue De viris illustribus, edito nel 40 a.C., è praticamente contemporaneo di Diodoro Siculo.

Militare e scrittore poligrafo di cui ci sono pervenute tutte le opere complete, ateniese di nascita ma spartano d'adozione, alunno e cronista di Socrate, Senofonte è certamente una delle fonti maggiori per la conoscenza dei suoi tempi. Ciò premesso, in ragione dei suoi forti sentimenti anti-tebani e pro-spartani, nonché dei suoi rapporti stretti e diretti con uno degli attori lacedemoni più coinvolti nella guerra in oggetto, niente meno che re Agesilao II, le Elleniche (grc. Ἑλληνικά) di Senofonte, ideale prosieguo della Guerra del Peloponneso (grc. Περὶ τοῦ Πελοποννησίου πoλέμου) di Tucidide, non sono sempre ritenute una fonte attendibile dagli storici: a titolo di esempio, Senofonte minimizza nel suo resoconto la vittoria navale ateniese a Nasso nel 376 a.C., tanto quanto tace del tutto la vittoria campale tebana di Tegira nel 375 a.C., in realtà evento di portata epocale per la sua eco militare; ecc.

Per un corretto studio del conflitto tebano-spartano è quindi fondamentale il raffronto tra l'opera di Senofonte e quella degli autori di molto posteriori ma di certo più imparziali, anzitutto i predetti Diodoro Siculo e Plutarco che, oltretutto, citano spesso le fonti, integrative rispetto a Senofonte, di cui si avvalsero per la ricostruzione degli eventi: per esempio le Elleniche di Cratippo di Atene († IV secolo a.C.), le Elleniche di Teopompo († 320 a.C.) e le Storie di Eforo di Cuma (400–330 a.C.), due autori che studiarono insieme retorica dall'ateniese Isocrate (436–338 a.C.), contemporaneo e compaesano di Senofonte,Sia Senofonte sia Isocrate erano nativi del demo attico di Erchia (). e le Elleniche di Callistene (c. 360–328 a.C.), solo per citarne alcune. Si tratta di riferimenti quanto più preziosi per gli storici perché fonti per noi oggi inarrivabili. La maggior imparzialità e completezza della narrazione di Diodoro Siculo rispetto a quella di Senofonte è stata provata, al principio del XX secolo, dalla sua attinenza a quanto riportato nelle frammentarie "Elleniche di Ossirinco", secondo i più un esemplare mutilo delle Elleniche di Cratippo o di quelle di Teopompo.

Casus belli: l'oligarchia tebana (382–379 a.C.)

La sconfitta delle forze filo-ateniesi e il trionfo di Sparta nella guerra di Corinto (394–386 a.C.) ebbero effetti particolarmente nefasti per la potente polis beotica di Tebe, poiché l'accordo generale del 387 a.C., chiamato Pace di Antalcida o "Pace del Re" per il ruolo giocato nei negoziati dal Re dei Re di Persia, stabilì la completa autonomia di tutte le città greche e la privò sul controllo delle altre poleis della Beozia..

Il potere di Tebe fu ulteriormente limitato nel 382 a.C., quando un esercito spartano guidato da Febida occupò l'acropoli (cittadella) tebana, la Cadmea, con un abile colpo di mano. Conquistata la rocca, gli Spartani, aiutati dei loro sostenitori aristocratici tebani, uccisero il leader democratico cittadino, Ismenia,. e costrinsero i suoi alleati a fuggire dalla città con centinaia di loro sostenitori.. Pelopida e altri importanti democratici tebani abbandonarono pertanto la patria ripiegando su Atene, mentre a Tebe restava, del loro partito, solo Epaminonda, intimo amico di Pelopida. dai nemici ritenuto inoffensivo..

L'operato di Febida, in aperta violazione della Pace di Antalcida, fu criticato e multato dagli Efori, i magistrati più importanti di Sparta, ma non dal re spartano Agesilao II,. cosa che ha portato alcuni storici moderni a credere che l'operato del generale seguisse in realtà un preciso piano del suo sovrano.

Il leader tebano oligarchico/filo-spartano, Leonziade, inviò degli assassini ad Atene per debellare i compatrioti. I sicari eliminarono il leader esule Androclida ma Pelopida scampò e li debellò, prendendo il comando della cospirazione per la liberazione della patria. Nel frattempo, a Tebe, Epaminonda addestrava in segreto alla guerra i suoi giovani concittadini..

Gli opposti schieramenti

Nel IV secolo a.C., gli eserciti delle poleis, le città-stato dell'antica Grecia, erano ancora primariamente composti da truppe di fanteria pesante, gli opliti (), i cittadini-soldati armati di lancia () e scudo (). La pluri-decennale Guerra del Peloponneso (431–404 a.C.) aveva però portato grandi evoluzioni nell'arte della guerra ellenica che, nella sua fase arcaica, aveva giocato tutto su di un rapido e brutale scontro tra opliti per risolvere rapidamente una contesa, era in declino. La guerra in Grecia comprendeva ora anche battaglie navali e dispiego di truppe di fanteria di marina, grandi assedi ed impiego di apposite armi d'assedio (), tattiche mordi e fuggi basate su fanteria leggera di schermagliatori (es. peltasti) e forze di cavalleria, oltre all'applicazione di strategie di logoramento ben più consistenti e concrete delle normali devastazioni che stavano alla base della guerra oplitica arcaica..

Sparta

Affermatasi quale polis dominante nel Peloponneso già prima del ruolo cardine giocato nella Seconda guerra persiana (480–479 a.C.), Sparta vantava una preminenza militare indiscussa sulla Grecia che la sua vittoria nel lungo conflitto peloponnesiaco contro Atene aveva cementato. Il nerbo dell'esercito spartano era costituito dagli opliti e, nella fattispecie, gli Spartani consideravano sé stessi gli unici veri opliti.. I loro bambini venivano educati alla guerra e all'uso delle armi da una apposita struttura voluta dal semi-mitico legislatore Licurgo (IX-VIII secolo a.C.), la agoghé. Gli Spartani vivevano solo per la guerra e la politica, i lavori umili erano affidati agli iloti, la popolazione pre-dorica della regione ridotta dagli spartiati ad uno stato di semi-schiavitù.. Contrariamente ad altre poleis, i cittadini liberi di Sparta prestarono servizio come opliti per tutta la vita, addestrandosi ed esercitandosi in tempo di pace, il che diede a Sparta un esercito permanente e professionale. Spesso piccolo, contando circa soldati nel suo momento di massimo splendore (non più di nel momento di minimo) diviso in sei mora (), praticamente delle chiliarchie da due lochoi (battaglioni) l'una,. l'esercito spartano era temuto per la sua disciplina e ferocia. Il servizio militare era il dovere principale degli uomini spartani e la società spartana era organizzata attorno al suo esercito. Il servizio militare per gli opliti lacedemoni durava almeno fino all'età di 40 anni, talvolta fino ai 60 e oltre, a seconda dell'abilità fisica dell'uomo di combattere sul campo di battaglia.. Sfortunatamente, il numero degli Spartiti seguitava a decrescere, anzitutto mietuto dalle guerre che la polis seguitava a combattere ma anche fiaccato da miopi politiche economiche. Una soluzione al problema seguì sostanzialmente due vie: anzitutto, l'arruolamento come opliti degli iloti, anzitutto della Laconia, cui si promettevano l'affrancamento e l'assegnazione di terre coltivabili al termine del servizio;. in seconda battuta, l'arruolamento di opliti mercenari.

Durante i rovesci della Guerra peloponnesiaca, Sparta dovette organizzare una propria forza di cavalleria, da opporre a quella ateniese,. con risultati inizialmente miserabili.. La svolta si ebbe quando re Agesilao II, durante le sue campagne contro i Persiani in Asia Minore,. cominciò a reclutare cavalleria mercenaria nelle poleis asiatiche che ebbe un felice battesimo del fuoco combattendo e vincendo la temibile cavalleria tessala, ritenuta la miglior cavalleria del mondo greco.. La cavalleria lacedemone, al momento dello scontro con Tebe, era composta da circa 600 unità divise in 6 mora, in questo caso equivalenti a delle centurie.. I dati relativi al numero di cavalieri mercenari variarono da battaglia a battaglia: es. durante le operazioni in Beozia del 378–377 a.C., Agesilao disponeva di cavalieri.

Del pari, sempre in seguito all'evoluzione importa dalla Guerra del Peloponneso al tradizionale modul bellandi ellenico, gli Spartani dovettero integrare nelle loro forze la fanteria leggera. Anzitutto gli arcieri, i toxotai, principalmente cretesi, e, al tempo di Agesilao II, asiatici.. Un corpo particolare, affinato proprio durante il conflitto con Tebe, era quello degli Sciriti (), coscritti dell'omonima regione montuoso dell'Arcadia, equipaggiati come hamippoi, fantaccini che correvano al fianco della cavalleria lacedemone per supportarla.. La fanteria leggera di schermagliatori più in uso a Sparta come nel resto della Grecia era composta dai peltasti, quasi sempre di origine mercenaria/barbara,. il cui impiego divenne massivo nella seconda fase del conflitto contro Tebe perché, dopo la sconfitta spartana a Leuttra, la Scirizia si emancipò dall'egemonia spartana..