La Rete Sentieristica dell'Abbazia di San Salvatore Maggiore (RS ASSM o più semplicemente RSA Rete Sentieristica dell'Abbazia o Rete Sentieristica Abbaziale, in latino Itinera Abbatiae Sancti Salvatoris Maioris) è un complesso di itinerari escursionistici che si sviluppano per oltre 100 km nei territori dell'antica abbazia imperiale benedettina di San Salvatore Maggiore situata sull'altopiano del monte Letenano, nell'Alta Sabina, nel territorio reatino, ai margini della regione storica del Cicolano.

Storia Il progetto della realizzazione di una rete escursionistica nei territori tra la valle del Salto e la valle del Turano trae ispirazione, a partire dal 2021, dalla presenza in quei luoghi dell'abbazia di San Salvatore Maggiore, complesso monumentale nel territorio del comune di Concerviano.

La riscoperta della ricca storia dell'importante - seppure quasi sconosciuta - abbazia è stata d'impulso per la stesura di un progetto, avviato già durante il periodo della pandemia di COVID-19 con la raccolta dei dati geografici per il database OpenStreetMap, nell'ottica di una valorizzazione dei luoghi che per lungo tempo hanno costituito la Signoria di San Salvatore Maggiore.

I territori della Signoria di San Salvatore Maggiore

L'abbazia, sorta nell'VIII secolo, è stata per oltre dieci secoli a capo dei territori situati nella regione contigua al monastero, nell'Alta Sabina, oltre che di molte dipendenze in Sabina, in Abruzzo, nelle Marche e perfino nella città di Roma.

Il monastero, sotto la protezione imperiale fin dal tempo di Carlo Magno, era nullius diœcesis ovvero non dipendente da alcun vescovo tra quelli delle diocesi confinanti ma soggetto, in materia religiosa, solamente all'autorità del pontefice.

Quest'unità storico-amministrativa, definita solo in seguito, con neologismo storico, la Signoria di San Salvatore Maggiore. era costituita da un rilevante numero di castelli ovvero di centri abitati, tutti soggetti all'abbazia, da cui dipendevano per gli aspetti della vita religiosa e quelli della vita civile come l'amministrazione della giustizia, la difesa e la regolamentazione delle risorse del territorioIl vivere degli abitanti dell'abbazia era regolato dagli Statuti Abbaziali, dei quali sono sopravvissuti ai giorni nostri gli Statuta abbaziali di San Salvatore Maggiore del XV secolo (cfr. )..

L'abate ed il capitolo di San Salvatore Maggiore governavano direttamente ventiquattro castelli (di cui sei già diruti nel XVI secolo) ed i loro territori.

Castelli dell'abbazia di San Salvatore Maggiore La Signoria di San Salvatore Maggiore, sviluppatasi a partire dall'VIII secolo, vide accrescere i propri territori fino al XIV secolo quando cominciò ad entrare in contrasto con le altre realtà politiche nella zona - dapprima il comune di Rieti e, quindi, le altre signorie territoriali delle famiglie nobili locali - allora in espansione..

I territori abbaziali comprendevano, ancora nel XVII secolocfr. ., in ordine alfabeticoNell'elenco qui di seguito, nel riportare il nome latino degli abitati abbaziali (nello specifico quello di Roccaranieri, Rocca Vittiana e Pratoianni), si è tenuto conto delle discrepanze offerte nel Synodus, tra l'elenco a pag. 1069 e quello a pag.168 in cui si riportano le feste nei paesi dell'abbazia. Per dirimere quale fosse il nome latino degli abitati si è ricorso anche alle menzioni dei paesi dell'abbazia fatte nel Synodus tra le pag.375-377, usate dallo Schuster per redigere l'elenco usato a pag. 447 del suo articolo. La forma Arx Raynerii per Roccaranieri - qui prediletta per parallelismo con la forma Arx Vittiani usata nel Synodus per Rocca Vittiana - è quella proveniente dall'elenco di Mariano Vittori del XVI secolo che fa eco al Rocca Raynerii degli Statuta Synodalia del Codice Parigino del 1252, prima menzione del toponimo Rocca Ranieri., i castelli di:

Arx Raynerii / Arx Raineria (Arx Raneria) - Roccaranieri Arx Vittiani / Arx Vittiana - Rocca Vittiana Capradoxum - Capradosso Castrum Sancti Silvestri - San Silvestro Castrum Sancti Martini - San Martino Censuaria - Cenciara Concervianum - Concerviano Longonum - Longone Magnilarium - Magnalardo Offedium - Offeio Podium Vittianum - Poggio Vittiano Porcilianum - Fassinoro (già Porcigliano) Pratum Iohannis / Pratoianne - Pratoianni Vaccaricia - Vaccareccia Vallis Cupula - Vallecupola Varcum - Varco Sabino

Disgregazione della Signoria di San Salvatore Maggiore A seguito delle conquiste napoleoniche in Italia (1809) e delle successive riforme messe in atto dai governi pontifici all'indomani della restaurazione (1816), l'unità amministrativa costituita dall'abbazia venne meno: il territorio abbaziale fu suddiviso tra alcuni dei centri una volta soggetti all'abbazia o dei centri vicini (il caso di Rocca Sinibalda e Belmonte) a cui venne affidato il ruolo di comuni cui erano affidati gli altri abitati come «appodiati».

Una nuova riforma amministrativa (1853) assegnò i territori dell'abbazia a comuni diversi da quelli creati con la precedente riforma pontificia - costituiti dentro e fuori dei territori già appartenenti all'abbazia - mentre il resto dei castelli divennero loro frazioni. Con l'Unità d'Italia la frammentazione fu completata.

Il cambio di governo non giovò al benessere dei paesi dell'abbazia che cominciarono da allora, più che prima, a conoscere la povertà ed il conseguente degrado. Il futuro cardinale Schuster, che agli inizi del novecento visitò alcuni dei castelli della Signoria di San Salvatore Maggiore - di cui tanto aveva letto nelle fonti documentali cercando negli archivi notizie dell'abbazia di San Salvatore Maggiore per redigerne in un articolo la storia - probabilmente influenzato dalla condizione di abbandono in cui versava allora l'abbazia stessa, non rimase affatto ben impressionato dal triste stato in cui trovò anche i castelli dell'abbazia.

Castelli di San Salvatore Maggiore oggi Oggi i sedici castelli un tempo nel territorio dell'abbazia si trovano, nella Regione Lazio, suddivisi nei territori di cinque diversi comuni all'interno della Provincia di Rieti:

Longone Sabino: 4 castelli (Longone, Roccaranieri, San Silvestro e Porcigliano (Fassinoro)), Concerviano: 4 castelli (Concerviano, Pratoianni, Vaccareccia e Cenciara), Rocca Sinibalda: 2 castelli (Magnalardo, Vallecupola), Varco Sabino: 3 castelli (Varco, Rocca Vittiana e Poggio Vittiano) Petrella Salto: 3 castelli (San Martino, Offeio, Capradosso).

Sentieri dell'abbazia di San Salvatore Maggiore nella storia

I castelli della Signoria di San Salvatore Maggiore erano collegati tra loro da una fitta rete di sentieri che permettevano agli abitanti spostamenti, relazioniFrequenti erano i vincoli matrimoniali e familiari che univano gli abitanti di diversi castelli dell'abbazia. cfr. . e commerci all'interno e all'esterno del territorio abbazialeA proposito dei rapporti commerciali tra i castelli appartenenti all'abbazia e i borghi circostanti è bene ricordare l'esempio degli artigiani di Marcetelli: specializzatisi nella creazione di botti, tini e bigonce (contenitori per la raccolta dell'uva) in legno di castagno, rifornivano tutti i castelli abbaziali in cui, ancora oggi, sopravvivono alcune delle loro realizzazioni. Era poi comune, sopravvissuto fino al Novecento, il commercio e lo scambio di olio di oliva e castagne tra l'alta e la bassa Sabina.. Oltre che collegare tra di loro gli abitati dentro e fuori del territorio dell'abbazia, i sentieri avevano una particolare importanza dal momento che garantivano la via d'accesso ai terreniLe strade interpoderali servivano anche da confine tra alcuni terreni come ricordato negli Statuta abbaziali di San Salvatore Maggiore del XV secolo - Libro I, articolo 6: "De terminatione confinium et viis vicinalibus" (cfr. )., fonte primaria, insieme agli animali che li pascolavano, per il sostentamento degli abitanti: si teneva, perciò, in gran conto la manutenzione delle «strade pubbliche e vicinali». come venivano allora indicati quelli che a noi oggi appaiono come semplici sentieri.

I tragitti erano percorsi tanto dagli abitanti delle contrade abbaziali quanto da coloro che, per i più disparati motivi, si trovavano ad attraversare questi territori ai margini del dominio longobardo prima, dell'impero carolingio e dello Stato della Chiesa poi.

Nei lunghi secoli della storia del territorio transitarono per i sentieri abbaziali:

i monaci che giungevano all'abbazia e ai suoi castelli da Roma, da Rieti e dal resto della penisolaGrazie ad un testamento conservato all'archivio del capitolo della cattedrale di Rieti, si ricorda. ad esempio, la presenza a Porcigliano, nel XIV secolo, di un frate francescano proveniente da Bononia (Bologna), testimone alla morte del cavaliere Ser Giorgio da Porcigliano., i messi imperiali e papali che portavano agli abati di San Salvatore Maggiore notizie e ordini degli imperatori e dei pontefici, soldati e gruppi di armati (Enrico di Castiglia portatovi prigioniero nel 1268 dopo la disfatta nella battaglia di Tagliacozzo, il capitano Jacopo Piccinino e la sua compagnia nel 1460, ai tempi della guerra angioino-aragonese, così come i messaggeri del duca Federico da Montefeltro che riportò la pace in quelle contrade nel 1461 ed infine, più tardi, truppe di Carlo VIII che vi sostarono nel 1495).

Non stupisce che nelle terre d'abbazia giungessero anche:

predicatori (il gesuita padre Antonio Baldinucci nel 1716 quindi, nel 1742, fu la volta di padre Leonardo da Porto San MaurizioNell'estate del 1742, tra il 16 agosto ed il 17 settembre, svolse la sua missione nei paesi dell'abbazia padre Leonardo da Porto San Maurizio dispensando ovunque la benedizione papale ed erigendo la via Crucis in alcune delle parrocchie dell'abbazia. cfr. .),

personaggi della curia pontificia (il cardinale Ranuccio Farnese tra il 1546 ed il 1563, il cardinale Luigi Lambruschini nel 1834, il futuro cardinale Ildefonso Schuster nel 1904), giudici, commissari cavalcanti provenienti da Roma e notai provenienti dai castelli dell'abbazia o da altri territori dello Stato Pontificio.cfr. .

Trattandosi di un territorio di confine non mancarono neanche mercanti, contrabbandieri e briganti a popolare, di tanto in tanto, le strade ed i racconti degli abitanti dell'abbazia.

Il progetto della Rete Sentieristica dell'Abbazia di San Salvatore Maggiore (RSA SSM)

Perché una rete di sentieri nel territorio di cinque diversi comuni?

Ragioni dell'assenza di una rete di sentieri nel passato Il progetto della Rete Sentieristica dell'Abbazia o Rete Sentieristica Abbaziale (RSA) nasce per sopperire alla mancanza, nel territorio a cavallo tra la valle del Salto e quella del Turano - a differenza che in gran parte dei territori contiguiIn particolare a nord dei territori abbaziali, a ridosso della città di Rieti, per continuare ad ovest lungo la valle del Turano negli ultimi decenni hanno preso corpo il Cammino di Francesco ed il Cammino di San Benedetto e più recentemente il Cammino della Sibilla. Ad est dei territori abbaziali, verso la piana di San Vittorino ed il massiccio del Terminillo, da sempre sono presenti i sentieri del Montepiano Reatino curati dal Club Alpino Italiano così come quelli a sud-est dei territori abbaziali sui monti del massiccio del Monte Nuria. A sud dei territori abbaziali, nella Riserva Naturale dei Monti Navegna e Cervia, dalla sua creazione, è presente una fitta rete di sentieri. - di una rete di sentieri opportunamente segnalati e mantenuti.