Il monumento funebre CamponeschiDenominazione riportata nella relativa targa esplicativa presente nella basilica di San Giuseppe Artigiano dell'Aquila., noto anche come monumento funebre a Pietro Lalle Camponeschi., è il mausoleo dell'omonimo nobile condottiero, conte di Montorio, datato al 1432 ed attribuito allo scultore tedesco Gualtiero d'Alemagna, situato nella basilica di San Giuseppe Artigiano dell'Aquila e dichiarato monumento nazionale; ..

Storia

L'intera opera venne realizzata con lo scopo di tramandare ai posteri la memoria di Lalle Camponeschi (il nome Lalle è un diminutivo di Ludovico o Luigi), uno degli esponenti più illustri della casata che nel Medioevo si rese protagonista della storia dell'Aquila; ; ; ; .. Il Lalle cui era dedicato il monumento era stato individuato in un primo momento con il celebre Lalle II, ritenendo al contempo che il mausoleo contenesse anche i corpi del figlio Luigi/Ludovico I, detto il Conte grasso per la sua corporatura, e di un suo nipote, pure di nome Luigi/Ludovico II, morto in giovane età, nato dall'altro suo figlio Battista e dalla sua consorte Chiara Gaglioffi.. Questa rilettura proviene dal 2º volume del manoscritto Historia dell'origine et fondazione della città dell'Aquila, compilato dall'erudito aquilano Claudio Crispomonti, che riscontrò come il figlio di Battista e Chiara Gaglioffi, Luigi/Ludovico II, venisse confuso con l'omonimo zio, il Conte grasso, nato da Lalle II. In seguito le spoglie furono identificate con il solo Pietro Lalle Camponeschi, discendente di questi ultimi e pronipote di Lalle II, il quale era morto avvelenato il 21 giugno 1383; .. Secondo la storica d'arte medievale Laura Cavazzini, la successiva aggiunta di versi in volgare aquilano nell'epigrafe latina troverebbe giustificazione nella sepoltura, avvenuta in un secondo momento, di altri membri della famiglia e di conseguenza la data del 1432 potrebbe non indicare l'anno di realizzazione del monumento..

La committente dell'opera fu Beatrice Gaglioffi, madre di Pietro Lalle Camponeschi, che la fece erigere anni prima della morte del figlio, verificatasi il 7 ottobre 1490 per il peggioramento delle sue condizioni di salute («et male obiit», come documentò il cronista aquilano Alessandro de Ritiis, che visse ai suoi tempi, nella sua Chronica civitatis Aquilæ); ; ; .. Il commissionare monumenti funebri da parte delle proprie madri o mogli trova ulteriore diffusione in Abruzzo e ne costituisce un rappresentativo esempio il sepolcro al nobile condottiero Restaino Caldora, custodito nell'abbazia di Santo Spirito al Morrone di Sulmona e voluto dalla di lui madre Rita Cantelmo; ; .. Sin dal 1848 la storiografia artistica abruzzese ha identificato l'autore del mausoleo al Camponeschi, caratterizzato da uno stile tardo gotico nordico, con lo scultore tedesco Gualtiero d'Alemagna, che realizzò con lo stesso stile artistico nel 1412 il suddetto sepolcro Caldora e nel 1415 il perduto monumento funebre a Niccolò Gaglioffi nella chiesa di San Domenico dell'Aquila, anch'esso su incarico della di lui vedova Maruccia Camponeschi; ; .. Nel 1899 lo scrittore Gustavo Strafforello inserì nel prosieguo della 4ª parte della sua opera La Patria. Geografia dell'Italia una storica litografia del monumento.. Nel 1902 è stato inserito dal Ministero della pubblica istruzione nell'elenco dei monumenti nazionali italiani..

Descrizione

Il monumento funebre, realizzato in pietra calcarea locale in stile tardo gotico nordico, è posto nella penultima campata della navata sinistra della basilica, adagiato ad una parete e sorretto da due colonne con leoni accovacciati alla base e capitelli a crochet e da tre mensole retrostanti figurativamente scolpite; ; ; .. Le due mensole ai lati mostrano figure di anziani o profeti inginocchiati, mentre quella centrale raffigura una donna con velo sopra lo scollo dell'abito, poggiata con i gomiti delle braccia sulla mensola e con le mani, non più presenti, sollevate nell'atto di sorreggere o indicare qualcosa..

Il sarcofago reca sul davanti tre pannelli a rilievo con al centro l'Incoronazione della Vergine e ai lati otto apostoli, quattro per ogni formella.. La decorazione vegetale forma degli archi inflessi che suddividono le formelle e sotto ai quali si dispongono a coppie gli apostoli. Secondo lo storico dell'arte Francesco Gandolfo, i personaggi rappresentati ai lati dell'Incoronazione della Vergine non sarebbero apostoli, bensì dei santi non riconoscibili, ad eccezione di san Giovanni Battista, scolpito nel riquadro di sinistra ed identificabile dalla caratteristica pelliccia. Nel listello inferiore vi sono tracce di un'iscrizione, dipinta in caratteri gotici, che probabilmente riportava i nomi delle figure soprastanti.. La provenienza del defunto dalle famiglie nobili aquilane dei Camponeschi e dei Gaglioffi è testimoniata e simboleggiata dai loro stemmi partiti posti sui lati della cassa. I pannelli nelle parti superiore ed inferiore sono delimitati da una cornice con sinuosi tralci di vite.

Sopra il sarcofago si erge un baldacchino culminante con un timpano delimitato da due pinnacoli aventi sugli spioventi rigogliose decorazioni vegetali. La composizione sottostante del timpano è incorniciata da un arco a sesto acuto polilobato e con terminazioni a trifoglio: tra due angeli vi sono le figure di Pietro Lalle Camponeschi a cavallo, a memoria della sua gloriosa vita, e dello stesso adagiato sul letto di morte. L'angelo di sinistra è ritratto nell'atto di spargere l'acqua benedetta sul defunto, attingendola dal turibolo che regge, mentre quello di destra sembra voler mostrare la scena con un gesto della mano. L'estinto è rappresentato adagiato sul letto funebre, con ai piedi un cagnolino, le mani giunte e il corpo rotato verso l'esterno, così da essere visibile dal basso.. Nella sua rappresentazione equestre il nobile condottiero si staglia su uno sperone roccioso, trionfante a cavallo e con indosso l'armatura; mostra uno sguardo fisso in avanti e rigidità nel portamento, ad esprimere fierezza e l'importante status sociale ricoperto.

Nel tratto di muro sotto il sarcofago trova collocazione la lapide, nella quale, su sfondo rosso con elegante decorazione vegetale, si apre una formella polilobata formata da archi inflessi. Al suo interno è raffigurato a rilievo un leone che regge con le branche lo scudo partito con gli stemmi dei Camponeschi e dei Gaglioffi e che ha il capo posto dentro un elmo nobiliare coronato, da cui pendono degli svolazzi rossi e scuri, avente nel cimiero una testa di aquila, emblema della città aquilana da essi governata. Al di sotto dell'intera composizione vi è l'epigrafe in caratteri gotici dipinti, con la prima parte di testo scritta in latino e la seconda in volgare aquilano, secondo lo storico locale Anton Ludovico Antinori aggiunta in un secondo momento con fine esplicativo, probabilmente nel 1432; ; ; Targa esplicativa presente nella basilica di San Giuseppe Artigiano dell'Aquila.:

In base a quanto sostenuto dalla storica d'arte medievale Laura Cavazzini, tale posteriore integrazione di versi sarebbe motivata dalla sepoltura, avvenuta successivamente, di altri membri della famiglia all'interno del mausoleo.

Note

Bibliografia

Voci correlate Camponeschi (famiglia) Pietro Lalle Camponeschi Gualtiero d'Alemagna Basilica di San Giuseppe Artigiano Mausoleo di Maria Pereyra Camponeschi

Altri progetti

Collegamenti esterni

Categoria:Camponeschi Camponeschi Categoria:Monumenti funebri all'Aquila