La sua attività inizia nella seconda metà degli anni novanta con la produzione di disegni in cui sperimenta un proprio linguaggio personale, fatto di segni astratti prodotti con inchiostro nero - linee geometriche, frecce direzionali, forme organiche come ali, occhi e insetti - con i quali crea assembramenti, "piccole comunità" in movimento, a cui aggiunge via via mappe di città e rendering architettonici.
Raggiunge la notorietà all'inizio degli anni Duemila con dipinti astratti multistrato di grandi dimensioni che utilizzano l'architettura come base e incorporano, con intento narrativo e con tratti frenetici, diagrammi, prospettive aeree, paesaggi urbani, graffiti, frammenti di foto, fumetti, pennellate di inchiostro nero che ricordano la calligrafia orientale e l'antica pittura paesaggistica cinese, così come il dinamismo futurista e la fisicità dell'espressionismo astratto.
Da lei definiti «mappe di non luoghi», questi dipinti spesso assemblano città reali e immaginarie, piazze e luoghi pubblici (edifici governativi, musei, stadi, scuole), simbolo di cambiamento sociale, come Piazza Tahrir, o la Piazza Rossa, attraverso i quali Mehretu intende riflettere su temi contemporanei: la frammentazione della vita della metropoli, la guerra, la violenza, il colonialismo, la migrazione, la protesta sociale.
Dagli anni dieci del Duemila il suo stile si evolve verso l'introduzione di sfumature di colore saturo ed elementi figurativi, accompagnati dall'uso di tecniche come l'acquatinta, l'aerografia e la serigrafia.
Una delle sue opere più famose è il murale largo circa 25 metri, situato nella torre Goldman Sachs, intitolato Mural, commissionatole dalla banca d'affari nel 2007 per l'atrio della sua nuova sede al 200 West Street di Lower Manhattan.
Biografia Julie Mehretu nasce il 28 novembre 1970 ad Addis Abeba, in Etiopia, primogenita di un professore universitario di geografia etiope e di un'insegnante montessoriana statunitense, incontratisi a Washington quando lui era uno studente laureato alla Johns Hopkins University.. All'età di sei anni lascia il paese con la famiglia per sfuggire ai disordini politici e si stabilisce negli Stati Uniti, a East Lansing, Michigan, dove il padre trova impiego come insegnante di geografia economica presso la Michigan State University.
Formazione Trascorre la sua adolescenza nel Michigan, si diploma alla East Lansing High School e nel 1992 consegue il Bachelor of Arts presso il Kalamazoo College, dopo aver trascorso il suo ultimo anno all'estero, presso la Cheikh Anta Diop University (UCAD) a Dakar, in Senegal (1990/91). Dopo il college viene ammessa con una borsa di studio alla Rhode Island School of Design a Providence, dove nel 1997 consegue il Master in Belle Arti. Qui stringe amicizia con Benjamin Edwards, con il quale condivide la formazione artistica, avviando un legame professionale che la accompagnerà nei futuri decenni; sotto la guida dell'artista Michael Young, Mehretu inizia a cimentarsi con il disegno, producendo, in modo compulsivo, centinaia di schizzi, caratterizzati dalla presenza di mappe aeree, città, comunità, che rivelano la connessione con il lavoro del padre come geografo..
A Providence Mehretu apprende anche la tecnica dell'incisione, iniziata sperimentando l'acquaforte; il suo approccio al disegno e alla pittura ne risulta influenzato, orientando l'uso di questa tecnica nelle sue opere soprattutto dopo gli anni dieci del Duemila.
Primi lavori Uno dei suoi grafici realizzati nel 1996, durante il suo secondo anno a Providence, Timeline Analysis of Character Behaviour. Migration Direction Map, è pensato come una grande mappa in bianco e nero con disegni che suggeriscono vedute aeree di masse di persone, un "indice di migrazione, insediamento e persino di estinzione" realizzato sperimentando una tecnica - la successione di strati di acrilico trasparente - e un linguaggio astratto di sua creazione, fatto di croci, punti, segni, linee, curve, frecce direzionali.
In Untitled (two) (1996), Map Paint (white) (1996) e Untitled (yellow with ellipses) (1998), continua a sperimentare la stratificazione di materiali diversi che spesso, grazie all'uso di colori trasparenti, permettono di essere guardati in profondità come "topografie fossilizzate", manifestazioni ed incorporazioni degli effetti del tempo.
Dal 1997 al 1999 viene selezionata per il programma CORE alla Glassel School of Art, Museum of Fine Arts di Houston, un'esperienza che si rivelerà fondamentale per la sua crescita artistica.. Uno degli esperimenti che conduce in questo periodo è la proiezione dei disegni architettonici contenuti in un libro preso in prestito dalla biblioteca sulla tela cui sta lavorando; con l'uso del computer, in seguito rimodella e combina digitalmente le immagini trovate su internet utilizzando i piani architettonici come materiale di partenza per i sottostrati della sua pittura.
Le ampie dimensioni dello studio a disposizione alla Rhode Island School of Design e la suggestione di opere degli artisti neri che espongono alle mostre organizzate al Whitney Museum of American Art, come l'artista britannico di origine guyanese Frank Bowling e il pittore e scultore statunitense Jack Whitten, la portano ad aumentare il volume dei suoi lavori.
L'uso della pistola a spruzzo le consente di creare più facilmente strati di materia, ognuno dei quali può essere considerato singolarmente, così come parte di un tutto: Untitled, realizzato nel 1999, è composto di forme geometriche e linee colorate disposte su sfondi stratificati che inducono lo spettatore a soffermarsi sui dettagli e nello stesso tempo a ricercare l'insieme della composizione.
Carriera
2000-2009
La sua fortuna critica aumenta velocemente: nel 2000 viene scelta per una residenza presso lo Studio Museum di Harlem e selezionata per la prestigiosa mostra collettiva Greater New York al MoMA PS1, dove riscuote un discreto successo.
Nel 2001 tiene la sua prima personale in una galleria di Harlem gestita da Christian Hayeal, vendendo i quattro dipinti esposti ancora prima dell'inaugurazione. Nel 2002 presenta i suoi lavori alla mostra del MoMa Drawing Now: Eight Propositions e l'anno successivo alla mostra Tyrolian Passages al National Museum of African Art di Washington. Nel 2005, anno in cui è presente ad Africa Remix al Centre Pompidou di Parigi, vince il prestigioso MacArthur Fellows Program, che le mette a disposizione una sovvenzione di 500.000 dollari in cinque anni per sviluppare le sue attività.
Emperial Construction, Istanbul (2003) Nel 2004 inizia la sua collaborazione con il Whitney Museum; partecipa alla Biennale con il dipinto Emperial Construction, Istanbul, di maggiore densità e complessità rispetto ai dipinti precedenti, nelle stratificazioni, nei segni e nelle linee colorate, che si muovono dai bordi al centro in una forma circolare.. Il dipinto, poi acquistato dal MoMa, è un omaggio alla città turca con tracce e frammenti di immagini del passato, presente e futuro - scorci di fotografie panoramiche, progetti di modernizzazione della città, architetture urbane - sovrapposte in un vortice visivo dinamico. Sulla tela sono sparse lettere e forme che fanno riferimento alla scrittura araba.
Stadia I, II, III (2003-2004) Nello stesso anno inizia la realizzazione dei tre dipinti Stadia I, II e III (2004), in cui interroga le tipologie sportive e militari, anfiteatri e stadi, spazi progettati per gestire il tempo libero, accogliere e organizzare spettacoli di massa, ma anche luoghi usati come forme di controllo, generatori di caos e violenza. I dipinti, che mescolano rappresentazione pittorica e cartografica, sono basati su stadi reali di tre paesi (Regno Unito, Australia e Stati Uniti), ma di fatto si discostano da questa appartenenza geografica per trasformarsi in un luogo iconico, usato per rappresentare una varietà di esperienze all’interno dello spazio urbano.. Una delle fonti di ispirazione è ad esempio l'invasione dell'Iraq da parte degli Stati Uniti, che richiama l'idea, veicolata dai mezzi televisivi, della rappresentazione della guerra come un grande videogioco.
Lo stadio si presenta come luogo di molteplici e instabili esperienze individuali e collettive, favorite dalla diversità di visioni prospettiche e dalle variabilità architettoniche che caratterizzano il dipinto; dall'altra, consente agli individui di localizzare se stessi e gli altri all’interno di uno spazio connotato e leggibile, attraverso simboli convenzionali come le bandiere e i loghi pubblicitari.. Secondo la studiosa d'arte britannica Kathryn Brown, i dipinti di Mehretu estendono la tradizione pittorica di rappresentazione degli spazi urbani risalente al Medioevo, in cui venivano utilizzati ideogrammi come cerchi, mura e palizzate per rappresentare i limiti fisici della città; diversamente da tale tradizione, tuttavia, Mehretu, puntando sulla frammentazione del panorama e rendendo difficoltoso uno sguardo totalizzante da parte del lettore della mappa, metterebbe in discussione "l’autorità di un unico punto di vista"..
Un anno dopo, nel 2005, produce una serie di incisioni intitolate Heavy Weather , ispirate all'uragano Katrina e alla devastazione che ne seguì.
Grey Area (2008–2009) Nel 2006 l'American Academy di Berlino le assegna un premio che include una residenza di sei mesi e l'anno successivo il Deutsche Guggenheim le affida l'incarico di realizzare di nuovi dipinti per una mostra personale nel 2008. La serie, intitolata Grey Area (2008–2009), si ispira al paesaggio urbano di Berlino come luogo storico di generazione e distruzione; è composta da dipinti in scala di grigio che evocano una condizione di indeterminatezza e sono privi delle linee prospettiche e delle forme curve che avevano caratterizzato le opere precedenti.
Durante la realizzazione del dipinto più rappresentativo della serie, Vanescere (2007), Mehretu scontenta del risultato ottenuto con i colori, per eliminarne le tracce procede a levigare gli strati superiori, rendendosi poi conto che la cancellazione ha creato un'azione, una nuova opera, anziché distruggerla.. Il processo di sottrazione della stratificazione che caratterizza la serie Grey Area è evidente in parti di Fragment (2008–09) e di Middle Gray (2007–09), che presentano questa tecnica di cancellazione, ottenuta levigando porzioni di dipinti per creare vuoti evocativi. Un altro dipinto della serie di Berlino, Berliner Plätze (2008-2009), conserva una presenza fantasmatica di contorni sovrapposti di edifici tedeschi del XIX secolo che galleggiano come una massa traslucida nella cornice.
La storica dell'arte Sue Scott ha così commentato la serie: "In questi dipinti tonali cupi e semplificati, molti dei quali basati sulle facciate di bellissimi edifici ottocenteschi distrutti durante la seconda guerra mondiale, si ottiene l'impressione di edifici in procinto di scomparire, proprio come la storia della città che stava descrivendo." Mehretu precisa: "Mi interessava una visione della città un momento prima che avvenisse la cancellazione fisica della città, cosa che è ancora molto evidente"..
Mural (2007-2009)