Villa Garzoni è una villa veneta progettata da Jacopo Sansovino attorno al 1540 a Pontecasale, frazione del comune di Candiana, nella provincia di Padova.
Storia
La famiglia La famiglia Garzoni di origini emiliane nel corso del XIII secolo si trasferisce per motivi commerciali a Venezia.
Nel 1488 Filippo Garzoni di Natale viene eletto “Guardian grande della Scuola della Misericordia” e pochi anni dopo anche Garzone Garzoni di Giovanni ottiene la cittadinanza della Repubblica di Venezia. Grazie a questo evento, i figli di Garzone entrano a far parte della nobiltà nel 1488, attraverso il loro accesso al Maggior Consiglio, mentre il resto dei discendenti non ottiene nessun titolo.
Acquisto terreni in Pontecasale I discendenti di Garzone, nel 1430, data la loro posizione sociale decideranno di aprire un banco veneziano e proprio grazie a quest’ultimo acquisiranno un grande potere finanziario che gli permetterà di costruire la villa nel territorio padovano. All’inizio degli anni '40, a seguito della confisca dei terreni ad Alvise del Verme, la Signoria li mette all’asta il 15 settembre del 1440. Essi verranno acquistati in un primo momento dai fratelli Malvezzi bolognesi. In seguito, Filippo Garzoni ne otterrà una parte da loro e nel marzo del 1442 riuscirà ad ottenere direttamente dal Del Verme quei beni, adibiti alla coltivazione ed al pascolo, ancora a disposizione delle autorità fiscale nella zona di Pontecasale.
Natale Garzoni Il figlio di Filippo Garzoni, Natale si occupò del fondo dagli inizi del 1500. In modo accurato, realizzò una vera e propria attività economica affittando terreni ed abitazioni a famiglie contadine. Per tale motivo, aveva fatto erigere una residenza di campagna che gli consentisse di seguir meglio l’attività economica del fondo per lunghi periodi. La data di costruzione è incerta, probabilmente tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo, e viene realizzata secondo schemi tipologici propri dell’architettura rustica veneta. Dopo la morte di Natale, il 26 giugno 1528, i figli Alvise e Girolamo, seguirono le orme del padre. In particolare pensarono di sostituire la vecchia casa di campagna con una nuova, affidando l’incarico di progettista a Jacopo Sansovino.
Parziale decadenza della famiglia Nel 1498 inizia una parziale decadenza della famiglia Garzoni causata da errori nei commerci in Levante. A partire da questi anni, la famiglia deciderà di dedicarsi ad interessi sulla terraferma, investendo capitali per la bonifica e la messa a coltura. Per tale motivo, Alvise Cornaro riconosce nel 1556 ai Garzoni il primato nell’avvio della bonifica in territorio padovano. La loro decisione di spostare i commerci sulla terraferma convince molti imprenditori veneziani ad acquistare proprietà fondiarie in Veneto, trasferendo i loro capitali.
Riaffermazione famiglia Garzoni Il riaffermarsi della famiglia Garzoni fa nascere dei dubbi tra alcuni diaristi, tra i quali spicca il nome di Girolamo Priuli, che vede nella loro affermazione un sintomo della decadenza della Repubblica. L'insieme di investimenti di cui sopra, emerge sin dalla dichiarazione dei redditi di Alvise Garzoni, comprendente anche gli altri territori da lui posseduti come i terreni ad Arre, Conselve, a S. Siro verso sud-ovest, nel giugno del 1566. A partire da quello stesso anno, Sansovino nomina Villa Garzoni in una biografia del padre e ne attribuisce la paternità a Jacopo Garzoni, mentre Giorgio Vasari ne parla nella seconda redazione della Vita Sansoviniana nel 1570
Nel 1687 un ignoto pubblica una relazione di una visita pastorale in cui si afferma che la villa è opera di Palladio, anche se in realtà non si hanno documenti diretti della sua presenza in cantiere.
Contatti tra i Garzoni e Sansovino Nel 1574 un discendente della famiglia, Alvise Garzoni, scrive un codicillo al testamento che rappresenta una fonte indiretta di precoci contatti tra Sansovino e i committenti della Villa. Dai documenti emerge che fu proprio Alvise Garzoni a contattare Jacopo Sansovino, mai citato come architetto, chiedendogli di occuparsi della progettazione e ristrutturazione della villa. È molto probabile che Alvise abbia acquistato un altare smembrato e messo in vendita durante la ricostruzione di San Francesco della Vigna per inserirlo all’interno dell’altare maggiore di San Leonardo in via di ristrutturazione. Proprio in questo contesto, Sansovino agì da mediatore per Alvise Garzoni, anche se i due già si conoscevano perché confratelli della Misericordia.
Nel 1518, attraverso la dichiarazione di decima, Natale Garzoni parla di una casa cum suo cortivo riferendosi all’antica Villa Garzoni, mentre nel 1537 in una lettera di Pietro Arentino, indirizzata a Jacopo Sansovino, la Villa non viene inserita all’interno dell’elenco delle opere sansoviniane.
Ideazione progetto Villa Garzoni Nonostante i contatti tra Sansovino e Alvise, l’ideazione del progetto della nuova Villa Garzoni prende avvio tra la fine del 1540 e l’inizio del 1550. Nel 1537 Alvise Garzoni viene incaricato dalla confraternita, di cui è Proto proprio Sansovino dal 1532, di amministrare le proprietà immobiliari. Nello stesso periodo, ad un altro membro della famiglia Garzoni, Girolamo Garzoni, viene donata la cappella di San Sebastiano a Venezia, in corso di rinnovamento sotto Antonio Abbondi e che diventerà la futura cappella funeraria della famiglia a testimonianza del loro livello sociale e della loro ricchezza economica. Attraverso la lettura di diversi documenti, Puppi ritiene che nel 1543 la casa a Pontecasale esista già, semplicemente l’azione di Sansovino sia stata solo di ristrutturazione e non di costruzione.
Tra i documenti è presente un atto a nome di Alvise e del fratello Girolamo che espone tutti i diritti e i doveri dei proprietari e dei lavoratori e che risulta precedente all’inizio dei lavori in Villa Garzoni. Già nel 1570, in prossimità della morte di Sansovino, i lavori in Villa Garzoni sono stati conclusi. Testimonianza di quanto detto sono delle numerose lettere inviate da Alvise Garzoni, trasferitosi a villa Garzoni in maniera quasi del tutto definitiva, alla famiglia da Pontecasale. Nel 1588 nel testamento di Vincenzo quondam Alvise la villa viene denominata Palazzo.
Proprietari È possibile vedere come villa Garzoni passi da una famiglia ad un’altra nel corso degli anni. Infatti, dopo la morte di Alvise Garzoni nel 1573, i beni passano, come da lui esposto, in eredità al figlio Vincenzo. Alla sua morte, essendo privo di discendenti, Vincenzo decide di nominare come erede il nipote Marcantonio Michiel. Grazie a Marcantonio vengono inseriti nuovi elementi ed edifici all’interno della villa, come l’oratorio, la cancellata d’ingresso nuova, la merlatura del muro di cinta che presenta numerose aperture e anche l’allungamento della barchessa (da 13 a 64 archi). Alla sua morte, la villa passa di mano in mano fino al 1950, anno in cui diviene possedimento dei Carraretto.
Descrizione
La villa di Pontecasale può essere posta tra le opere fondamentali dell’architettura italiana del Cinquecento, basata sulla volontà di affermare un organismo dove la diversità e la complessità funzionale di tutte le parti costruttive che la compongono (la ville, la barchessa, il parco) fosse dominata in un evento spaziale unitario:
Esterni Impianto architettonico Villa Garzoni attraverso il suo progetto richiama il carattere della villa classica che si erge attorno al peristilio, interpretato però in modo nuovo da Sansovino. La villa è collocata in una appezzamento irregolare circondato interamente da un'imponente cinta muraria; la facciata principale è posizionata a sud e l'accesso alla proprietà presenta una grande cancellata, ai lati della quale troviamo due pilastri sormontati da statue, che apre su un viale permettendo di arrivare alla scalinata d’ingresso. La struttura della villa, a differenza di altri edifici, presenta soltanto tre lati loggiati su quattro. L’ultimo, quello rivolto verso nord, presenta un muro che si affaccia alla campagna. Lungo il viale sono presenti numerose statue da giardino, probabilmente aggiunte in un secondo periodo, che sembrano voler instaurare un rapporto tra la villa e l’uomo. Sin da subito Vasari, Francesco Sansovino e gli studi di Rupprecht pongono l’accento sulle imponenti dimensioni della costruzione. Proprio per tale motivo, Rupprecht che per primo ha studiato l'impianto architettonico, notò che la misura di 13 passi (fiorentini) fornita da Giorgio Vasari è corretta solo sommando al corpo centrale i vuoti dalla barchessa a est e dal muro di cinta del giardino a ovest. In tal modo gli studiosi hanno proposto un rimando con l'impianto del Fondaco dei Tedeschi, noto a Francesco Di Marino Garzoni che ne aveva seguito i lavori nella prima fase sotto il ruolo di provveditore. Questo importante richiamo al Fondaco dei Tedeschi è probabilmente dovuto oltre che alla grandezza anche ad una somiglianza di carattere funzionale e distributivo. Infatti, sia il Fondaco che la Villa nascevano come magazzini-residenze e presentavano un cortile circondato da logge al quale si accedeva attraverso un portico aperto da un fronte tripartito posto nella parte centrale. Inoltre, non si può escludere l’ipotesi secondo la quale i committenti abbiano esplicitamente chiesto a Sansovino di prendere ispirazione da tale modello, visto come edificio pubblico.
Prospetto esterno
Percorrendo il viale d'ingresso possiamo osservare l'imponente facciata principale: partendo dalla parte basamentale della villa, notiamo subito la presenza di un piano semi-interrato. La villa a differenza del Fondaco, si erge su sostruzioni, elemento che permette di isolare completamente l’edificio da un sottosuolo ricco di acque, esso è costituito da uno spazio continuo ottenuto grazie all’uso di pilastri che reggono volte a crociera in laterizio. Su questa struttura si inizia poi a sviluppare l’edificio esterno a cui si può accedere grazie ad una rampa di scalinate larga quanto il portico.
La facciata principale presenta due livelli, più un piano semi-interrato, al centro di essa si sviluppa un portico che conduce all'interno della villa, dove si possono trovare delle lunette in corrispondenza delle testate arcate che presentano una cornice rilevata e un tondo inscritto, elemento che verrà ripreso nel monumento Podocataro in San Sebastiano e già usata anche dallo stesso Sansovino in diverse architetture come in San Martino, in San Francesco della vigna e altri. Alle ali laterali della facciata invece troviamo delle finestre centinate inserite nelle logge attraverso l’uso di fasce sia all’altezza delle imposte degli archi che alla base del davanzale. Per quanto riguarda la facciata di Villa Garzoni abbiamo una prevalenza di caratteri orizzontali che rendono tutta la struttura unita. Come è possibile vedere, infatti, troviamo le trabeazioni doriche e ioniche che vengono riprese anche nelle ali, modello che viene inserito nel contesto veneziano, dopo essere stati usati per il Colosseo e il teatro di Marcello. Proprio la trabeazione dorica usata anche in assenza dell’ordine nella parte laterale della facciata anticipa in qualche modo il suo uso nel muro esterno del Convento della Carità, attuato da Palladio a Venezia. Importante è anche sottolineare l’uso della trabeazione sempre nella facciata anteriore di Villa Garzoni. Essa, infatti, perde qualsiasi elemento caratteristico e si riduce a semplice architrave liscia a fascia unica con fregio liscio e cornice con dentelli. Questa decisione viene presa da Sansovino per dare alla struttura una spinta verticale rispetto ai soliti esempi vitruviani.