con prevalenti contributi scientifici in chimica analitica, farmaceutica e tossicologica. A Napoli fu docente universitario, direttore delle Scuole di Farmacia e di Magistero, preside della facoltà di Scienze fisiche, chimiche e naturali e rettore della Regia Università degli Studi.Anche se la maggior parte delle fonti bibliografiche identificano il biografato con il doppio cognome Oglialoro Todaro, in realtà nell'atto di nascita è riportato il solo cognome paterno Oglialoro (cfr. ). L'aggiunta del cognome materno a quello anagrafico fu, probabilmente, una forma di ossequio del biografato nei confronti della madre e della nobile famiglia materna (cfr. ).
Biografia La formazione giovanile e gli inizi della carriera accademica Agostino Oglialoro nacque da Francesco e da Angela Todaro, appartenente alla nobile famiglia palermitana dei baroni della Galia.Cfr. .
Compiuti regolarmente gli studi medi, iniziò la sua formazione scientifica che avrebbe derivato principalmente dall'esercizio delle tecniche analitiche qualitative e quantitative, apprese e praticate come preparatore presso i laboratori delle R. Università, prima di Palermo e poi di Roma.Cfr. .
Il suo percorso di studi universitari fu infatti discontinuo ed irregolare. Iscrittosi nel 1869 alla Facoltà di Matematica per conseguire la laurea in ingegneria, Oglialoro abbandonò gli studi dopo il biennio per poi riprenderli a Scienze naturali qualche anno dopo e laurearsi in chimica nel 1877, a trent'anni e grazie ad una riduzione temporale del percorso accademico, autorizzata dal ministero.
Attratto dalla vita di laboratorio e dal lavoro analitico, nel dicembre 1872, Oglialoro era entrato come secondo preparatore presso il Laboratorio di Chimica generale della R. Università di Palermo, diventando uno stretto collaboratore del direttore Emanuele Paternò,Cfr. con il quale avrebbe poi pubblicato il suo primo lavoro.
Sul finire del 1873 Stanislao Cannizzaro, direttore dell'Istituto chimico della R. Università di Roma, lo volle come preparatore nei nuovi laboratori di via Panisperna,Cannizzaro, ordinario di chimica generale nella R. Università di Palermo e senatore del Regno d'Italia per meriti scientifici si era trasferito a Roma nel 1871 «chiamato provvisoriamente a dare l’insegnamento della chimica organica presso la R. Università» (cfr.).
Nei primi anni all'Università di Roma Cannizzaro, non ritenendo di potersi avvalere di collaboratori scelti tra quelli formatisi nella capitale, scelse di far venire a Roma chimici della sua scuola palermitana come Michele Fileti e Agostino Oglialoro (cfr. ).
Oglialoro entrò nel laboratorio di Via Panisperna in qualità di secondo preparatore nel 1873, per poi essere promosso a primo preparatore nel 1874 e a vice direttore e assistente nel 1875 (cfr. ). dove rimase fino all'ottobre del 1875 quando rientrò a Palermo nominato assistente e vice direttore presso il gabinetto di chimica generale e Scuola pratica di chimica della R. Università.Fu nominato con Decreto del Ministro della Pubblica Istruzione Enrico Betti del 27 ottobre 1875 (cfr. ).
Nel 1879 ottenne per concorso la cattedra di chimica generale presso le Facoltà di medicina e chirurgia e di Scienze fisiche, matematiche e naturali della R. Università di Messina dove fu anche direttore del Gabinetto e laboratorio di chimica organica e inorganica.Cfr.
Insoddisfatto però della sede di Messina, per l'inadeguatezza dei locali e l'esiguità della dotazione strumentale del laboratorio,«È bene si sappia che in Laboratorio io non ho che una sola bilancia, sensibile al milligrammo ed ora In cattivissimo stato, e che mi manca una macchina pneumatica e financo un lambicco per l'acqua stillata» (cfr. Oglialoro, ). Oglialoro vinse nel 1880 il concorso al ruolo di professore ordinario presso la R. Università di Torino e risultò secondo nell'analogo concorso a Napoli dopo Michele Fileti, anche lui chimico della scuola palermitana di Cannizzaro.Cfr. e .
D'accordo con Fileti chiese lo scambio di sedi e, nell'ottobre del 1881Con R. Decreto del 31 ottobre 1881 (cfr. ). ottenne di essere trasferito a Napoli come ordinario di Chimica generale presso la R. Università.Fu nominato ordinario di chimica generale presso la Facoltà di medicina e chirurgia e presso le Scuole di Farmacia e di Magistero e ordinario di chimica organica ed inorganica presso la Facoltà di scienze fisiche, matematiche e naturali dove ebbe anche la direzione del Gabinetto di chimica generale e della Scuola pratica. Inoltre ebbe anche l'incarico di un corso di chimica analitica con esercizi di analisi qualitativa presso la Scuola di Farmacia (cfr.).
L'arrivo a Napoli di Oglialoro segnò una svolta nel suo percorso scientifico e professionale e nella sua vita privata.
Il periodo napoletano, dalla ricerca sperimentale alla didattica Dal punto di vista dell'attività scientifica, i suoi contributi di ricerca diminuirono progressivamente come pure andò parallelamente riducendosi la sua produzione bibliografica, fino a terminare del tutto intorno al 1910. Questo significativo cambiamento, rispetto ad anni precedenti che lo avevano visto cogliere risultati di gran lunga più significativi,Agli inizi della sua attività, da preparatore non ancora laureato, Oglialoro aveva pubblicato, da solo o in collaborazione con Paternò, ben sette lavori originali, ed altrettanti ne avrebbe poi pubblicati nel biennio successivo alla laurea (cfr. ). gli venne rimproverato sia da Cannizzaro che da Paternò che lo esortarono più volte a riprendere l'attività sperimentale e le pubblicazioni, adempiendo così il «dovere degli uomini di scienza»,Cfr. . ma inutilmente. Secondo alcuni dei suoi allievi e collaboratori, tra cui Oreste Forte, Orazio Rebuffat e Francesco Giordani, fu solo una sua scelta consapevole il motivo che lo portò a spendere tempo ed energie principalmente nella «cura coscienziosa e completa del laboratorio e della coltura dei giovani» e nell'impegno civile, piuttosto che nella ricerca di nuovi risultati sperimentali e nell'arricchimento della produzione bibliografica personale.«Più che ad ogni altro Egli dette a noi suoi allievi dell’Università di Napoli, cui sacrificò buona parte del suo tempo prezioso nel periodo più fulgido della sua carriera di scienziato, onde fornire una scuola - che gli eventi avevano praticamente annullata - di tutti i mezzi necessari alla formazione dei giovani chimici» (cfr. ). «Dopo il suo insediamento a Napoli le cure dell’insegnamento e i pubblici uffici, l’organizzazione del suo laboratorio e la direzione degli studi dei suoi numerosi allievi fecero sì che la sua produzione scientifica non fosse così copiosa come prima. A ciò contribuì anche la generosità del suo animo che lungi dal trarre profitto dal lavoro degli allievi lasciava che questi sviluppassero le sue idee e traessero profitto dalle sue precedenti ricerche» (cfr. ).
Ma forse ci furono anche altre ragioni. Non ultima, l'operare in «un ambiente difficilissimo quale quello dell’Università di Napoli» dove «lo avevano accolto in sul principio con fredda ostilità»Cfr. . e dove, a fronte dell'inesistenza di un vero istituto chimico e di laboratori funzionali,«Un istituto chimico, che rispondesse a tal nome, non esisteva, in quell'epoca, a meno che sotto il detto nome non si vogliano comprendere pochi banchi inadatti, alcuni barattoli e qualche grossolano fornello, in un locale umido e mal distribuito e dove, fino allora, nessuna vera e propria ricerca scientifica aveva trovato il modo e l'ambiente di compiersi» (cfr. ). «esistevano, invece, basse gelosie e competizioni personali [...] ribellioni volgari..., ostruzionismo ignorante e finanche - ho vergogna a dirlo - minaccia alla tranquillità ed alla integrità stessa personale».Cfr. .
Ridotta, e poi smessa del tutto l'attività di ricerca, il magistero di Oglialoro a Napoli si espresse nella docenza, nel rapporto con gli studenti e nell'assunzione, come titolare, di responsabilità istituzionali in ambito accademico. Ricoprì le cariche di regio commissario nella R. Scuola superiore di Medicina veterinaria, di membro del Consiglio di amministrazione della Stazione zoologica, di direttore delle Scuole di Farmacia e di Magistero,Direttore della Scuola di farmacia nel 1896-98 e nel 1906-09 e, per un ventennio, di quella di Magistero di cui fu anche presidente dal 1904 al 1921 (cfr. ). di preside della Facoltà di Scienze fisiche, matematiche e naturali e fu anche rettore della R. Università per due mandati, nei bienni 1897-99 e 1917-19.Cfr. .
In ambito cittadino fu destinatario di svariati incarichi pubblici di cui non volle «assumere soltanto la parte onorifica e decorativa», ma volle disimpegnarne «le corrispondenti mansioni con assiduità, scrupolosità e coscienza».Cfr. . Fu sub-commissario per la pubblica istruzione durante l'amministrazione straordinaria del Comune di Napoli del Commissario regio Giuseppe Saredo, membro del Consiglio provinciale sanitario,Fu nominato per la prima volta nel 1888 e tenne ininterrottamente questo incarico per trentacinque anni (cfr. ). consigliere d’amministrazione degli Ospedali Riuniti,Come consigliere degli Ospedali Riuniti, fu in prima linea durante l'epidemia di colera a Napoli del 1884 «per assistere i più disagiati, per alleviare le sofferenze dei colpiti dal morbo e per rendere meno duri gli effetti nefasti dell’epidemia» dando le opportune indicazioni circa le necessarie opere di disinfezione (cfr. ). In particolare fu incaricato dal rettore Luigi Capuano di dirigere le operazioni di disinfezione dei locali dell'Università (cfr. Oglialoro, ). consulente chimico onorario dell’Ospedale dei Pellegrini, presidente onorario dell'Associazione Farmaceutica Napoletana e, inoltre, delegato del Comune nella R. Stazione sperimentale per l’industria delle pelli, presidente della giunta di vigilanza nella R. Scuola Regina Margherita, presidente, nel 1891, della Società dei Naturalisti in Napoli, tesoriere generale della Società Reale, ininterrottamente dal 1892, e primo presidente, nel 1910, della neonata sezione napoletana della Società Chimica Italiana.Dopo quelle di Roma e di Milano, la terza sezione della Società Chimica Italiana venne fondata a Napoli nel 1910 per iniziativa di un comitato presieduto dal direttore dell’Istituto di chimica farmaceutica, Arnaldo Piutti. Oglialoro, che era già consigliere non residente della sezione romana, ne fu il primo presidente e tenne questo incarico anche per un secondo mandato nel 1814-15 (cfr. ).
Il nuovo Istituto di Chimica generale Nel 1881, quando Oglialoro divenne il nuovo direttore dell'Istituto chimico della R. Università di Napoli, trovò una struttura che, «rimasta nello stato preciso della sua fondazione» - ad opera di Sebastiano De Luca nel 1862 - lasciava «ora molto a desiderare».Sebastiano De Luca fondò il primo Istituto chimico della R. Università di Napoli, nel 1862, adattando a laboratori e sale di lavoro «un antico e lungo porticato» prospiciente il Cortile monumentale (o Cortile delle Statue) del complesso architettonico ex gesuitico della Casa del Salvatore. Così era denominata nel 1768 la struttura, prima che divenisse nel 1777 la nuova sede della R. Università di Napoli. Se da un lato l'Istituto di De Luca colmava finalmente la lacuna dell'inesistenza di una localizzazione delle attività di tipo chimico nell'ambito dell'Università di Napoli, dall'altro i locali umidi e spesso mal ventilati, situati l'uno di seguito all'altro con il conseguente continuo passaggio del personale, rendevano, già in partenza, la sistemazione logistica inadeguata in un campo particolarmente rischioso quale quello della chimica sperimentale (cfr. e ).