Leruzione del Tambora del 1815 fu l'eruzione vulcanica più potente mai registrata in epoca storica, con VEI pari a 7.

Il monte Tambora si trova sull'isola di Sumbawa nell'odierna Indonesia, allora facente parte delle Indie orientali olandesi.Hägerdal, Hans (2017), Held's History of Sumbawa. Amsterdam: Amsterdam University Press, p. 19-20, 141-2. Sebbene l'eruzione avesse raggiunto un violento climax il 10 aprile 1815, nel corso dei successivi sei mesi, fino a tre anni dopo, ci fu un incremento di vapore e avvennero piccole eruzioni freatiche. La cenere proveniente dalla colonna eruttiva si disperse in tutto il mondo e abbassò le temperature globali, facendo del 1816 il cosiddetto "anno senza estate". Questo breve periodo di cambiamenti climatici significativi innescò fenomeni meteorologici estremi e scarso raccolto in molte aree del mondo. Numerosi forzanti radiativi coincisero e interagirono in modo tanto sistematico che non si era mai osservato dopo nessun'altra grande eruzione vulcanica dall'inizio dell'Età della pietra.

Cronologia dell'eruzione Nel 1814 il Tambora si risvegliò dallo stato di quiescenza con boati e nubi oscure provenienti dal cratere. Nel dicembre del 1814 la nave da crociera Ternate constatò a grande distanza delle immense colonne di fumo dal vulcano; il loro diametro era così grande che, in un primo approccio, vennero identificate con parti dell'edificio vulcanico stesso. Il 5 aprile 1815 si ebbe il primo fenomeno eruttivo con boati che vennero uditi fino a Makassar nelle Sulawesi (oggi Celebes), alla distanza di , a Batavia (oggi Giacarta) in Giava a , a Ternate sulle Isole Molucche a dal Tambora.

Il seguente 6 aprile 1815, al mattino, cadde cenere vulcanica a Giava Orientale; i boati si susseguivano deboli e a intermittenza fino al 10 aprile. Il 5 aprile le esplosioni vennero identificate con l'utilizzo di artiglieria distante con conseguente mobilitazione di truppe a Giacarta; ma la caduta della cenere vulcanica il giorno successivo fece constatare che la causa delle detonazioni era un vulcano. Il 10 aprile 1815 incominciava la fase parossistica dell'eruzione. Il contributo del luogotenente britannico delle Indie orientali olandesi, Sir Thomas Stamford Raffles è stato prezioso, raccolse testimonianze di chi vi assistette.

La descrizione seguente del rajah (capo-tribù) di Sanngar, sopravvissuto per miracolo, è la più dettagliata.

Il 10 aprile 1815, alle 7:00 circa della sera, tre distinte colonne di fuoco eruppero dal cratere del Tambora, si unirono a grande altezza caoticamente mentre il vulcano diveniva una massa di "fuoco liquido". Alle 8:00 circa incominciava a piovere pomice di dimensioni fino a . Alle 9:00 circa fu la volta della cenere vulcanica. Alle 10:00 un violento turbine, probabilmente una descrizione non scientifica di flussi piroclastici oppure tempeste d'aria causate da aria fredda che colmavano violentemente il vuoto di aria calda meno densa sollevatasi per l'aumento delle temperature, distruggeva Sanngar, a circa dal vulcano. Era la fine anche degli altri due regni di Tambora e Pekat, spariti dalla storia. Le onde alte fino a circa (12 piedi) furono generate da esplosioni freato-magmatiche dovute al contatto tra l'acqua del mare e i flussi piroclastici al raggiungimento delle acque. Dalla mezzanotte fino alla sera dell'11 aprile tremende esplosioni vennero udite con chiarezza fino a Sumatra, a Bengkulu, alla distanza di , a Muko-Muko a , nonché a Trumon, a di distanza dal vulcano. Nuove analisi, in accordo con le date, mostrano che l'eruzione del Tambora molto probabilmente fu udita a distanze ancora maggiori, nel dettaglio a Nong Khai, distante 3352 km (2061 mi), a Vientane, distante 3368 km (2072 mi), e forse a Mukdahan, lontano 3117 km (1968 mi) name=":1">. Inoltre, ad ampia scala la superficie si scuoteva terribilmente a causa di onde d'urto prodotte dalle potenti esplosioni o di onde di cedimento per il collasso della cima del Tambora e la formazione della caldera. A proposito della formazione calderica, una nuova ricerca propone la caldera del Tambora come il miglior esempio moderno di explosion caldera (LGA-type), cioè una caldera formata da un’unica eruzione catastrofica, con depositi a bassa densità che generano un’anomalia di gravità negativa. È così ben documentata da diventare il modello di riferimento per interpretare altre grandi caldere nel mondo; essa, applicando la teoria di Anderson (1936) sulle fratture da massima tensione di taglio, mostra che le superfici interne della caldera seguono un’inclinazione di 51°, coerente con un collasso guidato da stress di taglio generati dall’espansione del magma: sostanzialmente la sommità, più che collassare come nel modello tradizionale, viene frammentata ed espulsa in gran parte da gigantesche esplosioni (come testimoniano i boati fino a migliaia di km di distanza, nonché i sismi di elevata magnitudo) che hanno svuotato più o meno tutto il serbatoio magmatico (e questo spiegherebbe la bassa attività successiva); inoltre, l'anomalia negativa testimonierebbe il riempimento di materiali di ricaduta e brecce di collasso per decine di km3 con la formazione di una caldera a "imbuto".

La cenere oscurò il cielo fino a Giava Orientale e Sulawesi Meridionale, mentre un odore nitroso era percepibile a Batavia.

Le esplosioni, dalla sera dell'11 aprile 1815, divennero intermittenti e sempre meno potenti, cessando del tutto il 15 luglio. Fino al 23 aprile era impossibile vedere la sommità a causa di nubi di fumo, allo stesso modo le pendici del vulcano continuavano a fumare. Lungo alcune aree costiere della penisola di Sanngar, specialmente quelle sud-orientali, è possibile constatare gigantesche depressioni circolari. Dovrebbero essere crateri di esplosioni freato-magmatiche al momento dell'interazione tra le colate piroclastiche e l'acqua marina; se si pensa che esse raggiunsero le acque da tutti i lati della penisola, è possibile che dalle esplosioni si sia generata un'immensa coltre semi-circolare di ceneri di decine di chilometri di diametro lungo l'intera penisola.

Entità dell'eruzione

L'eruzione del 1815 è stata, a detta dei vulcanologi, una delle più potenti, almeno dalla fine dell'ultima Era glaciale; l'emissione di ceneri fu, quantitativamente, circa 100 volte superiore a quella dell'eruzione, pur rilevante, del monte Sant'Elena del 1980, e fu maggiore anche di quella della formidabile eruzione del Krakatoa del 1883.

Le stime sulla quantità di materiale eruttato variano considerevolmente: dagli improbabili ai probabili , con ~ di ignimbrite piroclastica. Il tasso di flusso di massa è compreso in un range tra e . Il volume del cono sommitale andato perduto doveva essere pari ad almeno . La densità delle ceneri cadute a Makassar era di . L'eruzione ha immesso nella stratosfera 60-80 milioni di tonnellate di anidride solforosa, ovvero 3-4 volte la quantità della medesima dell'eruzione del Pinatubo nel 1991, che pure è stata la seconda più grande eruzione del XX secolo. Nella statosfera la sostanza si ossida e forma acido solforico, il quale si condensa formando piccole goccioline di aerosol di solfato. Questo oscura la luce solare ed è la causa primaria del sconvolgimento climatico su scala globale che seguì negli anni successivi. La circolazione tropicale favorisce ulteriormente la sua diffusione su scala planetaria. La camera magmatica è stata svuotata provocando il collasso (o la frammentazione a causa delle titaniche esplosioni) del cono simmetrico del vulcano, alto fino a ; ne resta una caldera immensa di di diametro e di profondità; la sua altezza minima è di ~ sul lato sud-orientale, quella massima di ~ su quello orientale; ne consegue che il vulcano ha perso ben d'altezza sul livello del mare. Con questi incredibili numeri, l'eruzione del 1815 è una delle poche VEI-7 avvenute a memoria d'uomo.

Le esplosioni terminarono il 15 luglio, ma emissioni di vapore e nubi di cenere vennero osservate fino al 23 agosto. Fiamme e forti scosse di assestamento, invece, furono testimoniate ad agosto 1819, quattro anni dopo l'evento principale, e se ne possono considerare come delle propaggini finali.

La vegetazione dell'isola di Sumbawa è stata interamente distrutta da cenere, colate piroclastiche; alberi sradicati sono stati trasportati con forza nelle acque formando zattere fino a di diametro. Una zattera di pomice è stata rinvenuta nell'Oceano Indiano, vicino a Calcutta, tra l'1 e il 3 ottobre 1815.

L'energia prodotta dall'evento è davvero strepitosa: ~ rilasciati in totale. Se si pensa che 1 tonnellata di tritolo rilascia ~, ne consegue che l'eruzione sviluppò energia pari a 33 gigatoni, l'equivalente di ben 2 milioni di bombe atomiche Little Boy o, paragonando l'ordigno più potente mai creato dall'uomo: la Bomba Zar, a 660 volte tanto. Tra la notte del 10 e dell'11 aprile, difatti, si udirono continuamente esplosioni fino a migliaia di chilometri di distanza, vale a dire che ognuna di quelle detonazioni doveva avere una potenza di decine di megatoni. In altri termini, l'energia dell'eruzione era pari all'intero consumo di energia degli Stati Uniti in un anno, o a un quarto del consumo mondiale di energia. Altre stime parlano di , equivalenti a un'esplosione di megatoni. La colonna eruttiva raggiunse nella stratosfera un'altezza pari o superiore ai . Le particelle di cenere più grosse sono cadute da una a due settimane dopo le eruzioni, mentre le particelle più fini sono rimaste nell'atmosfera per mesi o anni a un'altitudine di 10-30 chilometri. I venti longitudinali diffondono queste particelle fini intorno al globo, creando suggestivi fenomeni ottici. Tra il 28 giugno e il 2 luglio, e tra il 3 settembre e il 7 ottobre 1815, a Londra, in Inghilterra, si vedevano spesso tramonti e crepuscoli prolungati e dai colori brillanti. Più comunemente, i colori rosa o viola apparivano sopra l'orizzonte al crepuscolo e arancione o rosso vicino all'orizzonte.

Conseguenze Conseguenze locali e regionali Con la distruzione dei tre regni attorno al Tambora (Pekat, Sanngar e Tambora), a causa di flussi piroclastici e conseguenti tsunami, le vittime dirette dell'eruzione ammontano a ~, secondo i rapporti conservati nelle memorie di Sir Thomas Stamford Raffles. Indirettamente, per malattie e fame dovute alla distruzione delle piantagioni, a Sumbawa si registrarono fino a decessi, assenza di cibo e malattie eliminarono fino alla metà della popolazione dell'isola. Ma fame e malattie si diffusero fino a Lombok e Bali provocando, rispettivamente, e morti. Il totale delle vittime mietute nell'intera Indonesia ammonta a circa . Il totale dei morti indiretti, a livello mondiale, per gli sconvolgimenti climatici globali a cui seguirono fame e carestie, ammonta a più di unità.

Le vittime del solo tsunami, provocato dall'interazione tra flussi piroclastici e acqua marina, ammonterebbero a ~.

I rapporti che provenivano dalla regione colpita furono desolanti. Sono conservati nel giornale asiatico di quegli anni e, ancora una volta, nelle memorie di Sir Raffles. Un ufficiale del Dispatch incontrava il rajah di Sanngar e informava che Sanngar era quasi totalmente distrutta, raccolti compresi, la popolazione in larga parte sterminata e ciò che restava era sommerso dalla cenere.

Il luogotenente Philipps, giunto a Sumbawa per soccorsi umanitari, definì la situazione a Dompu e Bima scioccante e fu testimone di miseria inimmaginabile con innumerevoli cadaveri e sopravvissuti affamati. Rapportava inoltre di gravi fenomeni di dissenteria, dovuta all'interazione tra acqua e cenere, a Bima, Dompu e ciò che restava di Sanngar e per la quale numerosi erano i morti tra la popolazione e il bestiame. I sopravvissuti a Dompu cercavano a stento sussistenza da diverse specie di palme e papaye.

A Sumbawa Besar furono rinvenute delle imbarcazioni disseminate nell'entroterra a causa degli tsunami, fiancheggiate da numerosi morti.