Le poesie di Aristotele erano una serie di componimenti estemporanei scritte dal filosofo per determinate persone ed eventi della sua biografia, oggi perdute a parte scarni frammenti. Non è sicuro, comunque, che queste poesie fossero state pubblicate e raccolte e, per il loro carattere pubblico e retoricamente elaborato, possono essere annoverate tra le opere essoteriche. Carmi Delle composizioni poetiche di Aristotele ci sono giunti cinque frammenti, tre dei quali in metro elegiaco, uno in esametri e un altro in dattilo-epitriti.

Diogene Laerzio parla, offrendo l'indice dei testi aristotelici, di poesie in esametri e carmi in distici elegiaci. Abbiamo notizia anche di un Inno ad Ermia, tiranno di Atarneo e compagno di Aristotele nell'Accademia.Strabone, XIII 610. Ancora, per Ermia compose un epigramma:

Una elegia rivolta all'amico Eudemo di Cipro, filosofo platonico,Cicerone, De divinatione, I 25. la cosiddetta "elegia dell'altare", con un elogio del maestro Platone, viene parzialmente citata da Olimpiodoro:In Platonis Gorgiam, p. 41.

Infine, sempre Diogene Laerzio cita un Inno alla VirtùV 7. in 15 versi corali e, al termine del catalogo degli scritti aristotelici, una poesia esametrica, il cui inizio era «O nume santo veneratissimo, lungisaettante»Fr. 612 Rose. - quindi un probabile Inno ad Apollo - e un'elegia il cui inizio era «Figlia di madre dai figlioli belli».Fr. 613 Rose.

Note

Bibliografia A. Ford, Aristotle as Poet: The Song for Hermias and Its Contexts, New York, Oxford University Press, 2011. R. Renehan, Aristotle's Elegiacs to Eudemus, in "Illinois Classical Studies", n. 16 (2009), pp. 255-267. Valentin Rose (a cura di), Aristotelis qui ferebantur librorum fragmenta, terza edizione, Lipsia, Teubner, 1886.

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