Le elezioni parlamentari in Romania del 2020 si sono tenute il 6 dicembre per il rinnovo della Camera dei deputati e del Senato.

La formazione più votata, il Partito Social Democratico (PSD), ottenne il 29%, mentre il partito che sosteneva il governo uscente, il Partito Nazionale Liberale (PNL), conseguì il 25%.

Malgrado il risultato, il PNL riuscì a trovare un accordo per la formazione di un governo di coalizione con altre forze di centro-destra, Alleanza 2020 USR PLUS (15%) e Unione Democratica Magiara di Romania (6%), che il 23 dicembre 2020 sostennero la nascita di un esecutivo guidato dall'ex ministro delle finanze in area PNL Florin Cîțu.

Oltre al PSD, all'opposizione andò anche l'Alleanza per l'Unione dei Romeni (AUR), forza ultranazionalista ed euroscettica, che al voto del 6 dicembre ottenne il 9% delle preferenze.

Sistema elettorale Le elezioni rinnovarono le due camere del parlamento per un mandato di quattro anni, come previsto dall'art. 63 della Costituzione della Romania.

Il voto fu regolato dalla legge 208/2015, che prevedeva un sistema a scrutinio di lista su base proporzionale. La legge prevedeva l'elezione di un deputato ogni 73.000 abitanti e di un senatore ogni 168.000 abitanti. Alle 42 circoscrizioni per la Romania (una per ognuno dei distretti del paese, più una per Bucarest) si aggiungeva una circoscrizione per l'estero, che eleggeva 4 deputati e 2 senatori.

Per ogni lista era prevista una soglia di sbarramento calcolata al 5% dei voti espressi a livello nazionale, oppure al raggiungimento del 20% in almeno quattro circoscrizioni. Ad ognuno dei partiti delle minoranze etniche era garantito un rappresentante alla camera dei deputati a prescindere dalla soglia di sbarramento, a condizione che ottenessero un numero di voti pari o superiore al 5% del numero medio di voti per l'elezione di un deputato.

Il voto in Romania si svolse tra le 7:00 e le 21:00 ore locali di domenica 6 dicembre, mentre nelle circoscrizioni situate all'estero ebbe luogo tra le 7:00 e le 21:00 di sabato 5 e domenica 6 dicembre.

Quadro politico Le elezioni parlamentari del 2016 videro il chiaro successo del Partito Social Democratico (PSD) di Liviu Dragnea, che costituì un governo di coalizione con l'Alleanza dei Liberali e dei Democratici (ALDE) di Călin Popescu Tăriceanu, mentre il maggior partito di centro-destra, il Partito Nazionale Liberale (PNL), andò all'opposizione insieme all'Unione Salvate la Romania (USR), formazione progressista che si batteva per la lotta alla corruzione.

Dal 2017 al 2019 si susseguirono tre premier in area PSD: Sorin Grindeanu (gennaio-giugno 2017), Mihai Tudose (giugno 2017-gennaio 2018) e Viorica Dăncilă (gennaio 2018-novembre 2019). Il periodo fu caratterizzato dal duro conflitto tra il governo e le forze di opposizione sul tema delle riforme sulla giustizia portate avanti dalla maggioranza, che furono causa di ampie proteste della società civile, nonché di critiche da parte delle istituzioni europee e dell'opinione pubblica. Al fianco di PNL e USR, anche il presidente della repubblica Klaus Iohannis sostenne pubblicamente la lotta in difesa dello stato di diritto e si scagliò contro il PSD.

Le elezioni europee del 2019 segnarono il successo del PNL e la disfatta del partito di governo, che iniziò a calare nei sondaggi. Nel maggio 2019 il presidente del PSD Liviu Dragnea fu arrestato per malversazione, mentre un referendum in tema di giustizia promosso da Iohannis nella stessa giornata del voto europeo incontrò il favore popolare. Nel corso dei 2019 il clima politico vedeva la costante riconferma del PNL nei sondaggi, la crescita dell'Alleanza 2020 USR PLUS di Dacian Cioloș e Dan Barna e l'emergere di problemi interni al PSD, acuitisi dopo la sconfitta di Viorica Dăncilă alle elezioni presidenziali del novembre 2019, che portarono alla riconferma di Iohannis per un nuovo mandato da capo di stato fino al 2024.

Nell'ottobre 2019 il governo Dăncilă fu battuto da una mozione di sfiducia e costretto alle dimissioni. Al suo posto il presidente della repubblica incaricò il leader del PNL Ludovic Orban di formare un nuovo esecutivo, che fu sostenuto esternamente dalla maggior parte delle forze parlamentari tranne PSD e PRO Romania. Una nuova crisi politica, scaturita dal tentativo del presidente Iohannis e del PNL di forzare la celebrazione di elezioni anticipate, già nel febbraio 2020 portò alla fine del governo Orban I. Malgrado la mancanza di una maggioranza parlamentare stabile, lo stesso premier uscente nel mese di marzo riuscì ad ottenere la fiducia per la costituzione di un nuovo governo, investito per fronteggiare l'esplosione della pandemia di COVID-19.

Le elezioni locali del settembre 2020 precedettero le generali di dicembre, restituendo un quadro che vedeva il PNL primo partito del paese, seguito dal PSD. A Bucarest il candidato indipendente sostenuto sia da PNL che USR PLUS, Nicușor Dan, riuscì a superare il sindaco uscente del PSD Gabriela Firea.

Scelta della data delle elezioni Alla fine del luglio 2020 Camera dei deputati e Senato adottarono un progetto legislativo presentato da PSD, ALDE e UDMR che, a differenza di quanto previsto dalla legge in vigore, attribuiva allo stesso Parlamento la prerogativa di indicare la data per le elezioni generali, sottraendo tale competenza al Governo. Rifiutando di promulgare la legge, il 17 agosto presidente Iohannis presentò un'istanza alla Corte costituzionale.

Il 3 settembre il Governo adottò un decreto (Hotărâre nr.745/2020) che stabiliva al 6 dicembre la data prescelta per la celebrazione del voto.

Il 30 settembre il leader dell'ALDE Călin Popescu Tăriceanu, data la crisi sanitaria in atto, affermò che il suo partito avrebbe sostenuto la celebrazione di elezioni nel marzo 2021. Il 2 ottobre il deputato indipendente Adrian Dohotaru avanzò al Senato un progetto di legge per organizzare il voto nella giornata del 14 marzo 2021. Il PSD annunciò il proprio sostegno all'iniziativa. Il 7 ottobre il primo vice presidente del partito Sorin Grindeanu dichiarò che nel caso in cui il voto si fosse svolto il 6 dicembre, il paese avrebbe assistito ad una pericolosa impennata di casi di infezioni da COVID-19. Lo stesso parere fu condiviso dal presidente socialdemocratico Marcel Ciolacu, che riteneva necessario far slittare la data delle elezioni e accusava il governo Orban di aver perso il controllo della situazione nella gestione della pandemia e di essere interessato solamente ad andare al voto quanto prima per ragioni di calcolo politico.

Il 29 settembre la Corte costituzionale respinse il ricorso presentato in agosto dal capo di Stato, mentre le motivazioni della sentenza furono rese pubbliche il 14 ottobre. La corte affermava che il Parlamento avrebbe potuto decidere la data delle elezioni, da realizzarsi non oltre tre mesi dalla fine del mandato in corso, cioè al massimo tre mesi dopo il 20 dicembre 2020. Il 23 ottobre, però, Iohannis mandò nuovamente la legge in Parlamento per un ulteriore riesame.

Alla luce del rifiuto del capo di Stato di sostenere l'idea di posticipare le elezioni e per via del duro iter parlamentare richiesto, anche a causa dei tempi stretti per l'approvazione, tuttavia, il progetto di legge preparato dal PSD rimase irrealizzabile.

Campagna elettorale e programmi La campagna elettorale si aprì ufficialmente il 6 novembre e si concluse il 5 dicembre.

Partito Social Democratico Sin dalla sua elezione a presidente titolare del PSD avvenuta nell'agosto 2020, Marcel Ciolacu annunciò esplicitamente un forte distaccamento dalle politiche del partito degli anni precedenti, promettendo di escludere nuove diatribe con la giustizia e tentativi di influenzare la magistratura, nonché di battersi contro il nepotismo. Da programma il suo PSD si prefiggeva di rappresentare anche la classe media. In fase congressuale Ciolacu affermò che il partito non sarebbe più stato guidato un "padrone", ma da una squadra composta da professionisti. A tal riguardo, per ripulire la propria immagine, il PSD allontanò numerose figure al centro di controversie politiche che erano state personalmente vicine all'ex presidente Dragnea, come l'ex primo ministro Viorica Dăncilă, l'ex ministro degli interni Carmen Dan e l'ex ministro della giustizia Florin Iordache. Il presidente del consiglio nazionale del PSD Vasile Dîncu affermò che sarebbero state introdotte importanti modifiche nella selezione dei candidati alle parlamentari, in nome di un alto livello di integrità. Il PSD si augurava un maggior numero di giovani e donne. A conferma dei propositi di rinnovamento e di apertura al professionalismo Ciolacu presentò al pubblico le candidature nelle liste del PSD di numerosi esperti. Tra questi il presidente della Società romena di microbiologia Alexandru Rafila, il direttore dell'istituto nazionale di malattie infettive Matei Balș Adrian Streniu Cercel, il rettore dell'Università di medicina e farmacia di Târgu Mureș Leonard Azamfirei e l'ex giudice della Corte costituzionale Maya Teodoroiu. Tra gli altri argomenti utilizzati in campagna elettorale il PSD fece leva sull'adozione di importanti misure sul piano della sanità, dell'economia e dell'istruzione, in contrapposizione alle iniziative intraprese dal PNL in questi campi nel periodo di emergenza sanitaria.

Il partito partiva da una posizione di svantaggio rispetto al PNL e doveva recuperare metà della sua base elettorale, persa tra il 2016 (quando vinse le elezioni con il 45%) e il 2020. A livello di alleanze, nonostante la possibilità di trovare degli accordi con altri gruppi minori di centro e centro-sinistra (ALDE, PRO Romania e Partito del Potere Umanista), il PSD preferì escludere la formazione di coalizioni elettorali con queste forze. Alcuni membri del PPU, come l'ex ministro dell'ambiente Grațiela Gavrilescu e la deputata Steluța Cătăniciu, tuttavia, furono inseriti tra le candidature del PSD.

Il 7 ottobre fu pubblicato il programma di governo fino al 2024, presentato ufficialmente l'11 novembre nel corso di un evento organizzato presso il Romexpo di Bucarest, intitolato «Il PSD sa governare bene» («PSD știe să guverneze bine»). Il documento prevedeva numerosi aiuti per le fasce deboli (maggiorazioni delle pensioni del 32% e del salario minimo del 57%, il raddoppiamento delle sovvenzioni per i figli minori, la diminuzione delle imposte sui redditi da lavoro dipendente in base al numero di figli, l'azzeramento delle tasse sul salario minimo) e profondi investimenti per stimolare il settore privato, con la creazione di una banca di sviluppo per gli imprenditori e la piccola e media impresa, oltre al varo di diversi programmi di finanziamento per numerosi settori industriali. Dal punto di vista economico il programma prometteva una crescita del PIL del 36% (77 miliardi di euro).

Partito Nazionale Liberale Forte della vittoria alle elezioni locali del settembre 2020, il partito si aspettava di ottenere almeno il 35%, pari a 120 deputati e 50 senatori.