Il Quartiere di Porta Monacisca o di San Giovanni (dalla presenza di un'antica chiesa dedicata al Battista, patrono dei Templari), è uno dei rioni storici di Chieti.

Il quartiere occupa la parte est del centro, lungo il Corso Marrucino, partendo da Piazza Giangabriele Valignani, ex Largo del Pozzo, e continuando sino al Piano Sant'Angelo in Piazza Matteotti. Deve il nome alla strada di Porta Monacisca, ingresso delle mura che si trovava pressappoco dove si trova la nuova chiesa di Materdomini (1959), accessibile dall'ex Porta Sant'Andrea (Piazza Trento e Trieste) percorrendo via Principessa di Piemonte.

Il quartiere è delimitato da una strada stretta che funge da corso principale: via Materdomini, accompagnata a via dello Zingaro (poi rinominata via Cesare De Lollis). Ad ovest confina con il quartiere Terranova o di Porta Sant'Anna, delimitato da Via Arniense.

Storia

Il quartiere si ipotizza fosse popolato già dall'epoca romana, per la presenza di vari sepolcri lungo l'antica Via Ulpia (il Corso Marrucino all'altezza di San Francesco d'Assisi), durante i lavori di allargamento della strada alla fine dell'800; tuttavia durante l'occupazione longobarda e franca si ha il primitivo nucleo attorno alla chiesetta di Santa Maria "Materdomini", purtroppo andata danneggiata coi bombardamenti della seconda guerra mondiale,e pertanto ricostruita daccapo nel 1959. Infatti da qui si accedeva a Porta "Monacisca". La porta si trova lungo il perimetro murario sud-orientale, ha questo toponimo perché introduceva alla strada da cui si accedeva alla parte orientale di Largo del Pozzo, dove si trovava il monastero di San Giovanni dei Cavalieri Templari di Malta.

Non si sa molto del complesso, fatto sta che nell'Abruzzo Ulteriore aveva contatti con il monastero dei Cavalieri di Gerusalemme a Pescara, infatti qui esisteva la chiesetta di Santa Gerusalemme, a pianta circolare, demolita definitivamente nel 1892, vi sono dei resti lungo il viale G. D'Annunzio (sagrato di San Cetteo), un altro monastero dei Gerosolimitani si trovava a Vasto, all'altezza della chiesa del Carmine, sul corso Plebiscito.Fatto sta che il monastero fu soppresso dopo l'Unità d'Italia, e la chiesa fu demolita nel 1876 insieme ad altre abitazioni che impedivano un diretto collegamento della via Ulpia con il Largo del Pozzo e il resto del corso Marrucino (allora detto corso Ferdinando Galiani).

Tuttavia a Chieti il Sacro Ordine dei Cavalieri di Malta si è ricostituito immediatamente, benché non goda dei privilegi precedenti all'Unità d'Italia, partecipa ogni anno all'organizzazione della processione del Cristo morto, e ha sede in un palazzo in Piazza Malta, anticamente detto Largo Mercatello, dove da secoli si svolge il mercato ortofrutticolo settimanale.

Dunque il quartiere ha visto gran parte delle modifiche urbane proprio nell'area di Largo del Pozzo, attuale piazza Giangabriele Valignani e nella via Ulpia; già nel 1818 veniva inaugurato sopra l'ex complesso dei Gesuiti, voluto da Alessandro Valignano di Chieti, il teatro regio "San Ferdinando", poi teatro Marrucino, l'ex monastero accanto, su via de Lollis, era divenuto un palazzo, residenza dei Martinetti Bianchi.

Quanto alla via Ulpia, molte abitazioni antiche vennero distrutte, è possibile vedere come fosse la strada, in alcune fotografie storiche, la strada era più stretta rispetto all'attuale, vi erano modeste abitazioni, di interesse solo la casa de Horatiis, sopra cui fu eretto il Palazzo Henrici e parte della porzione retrostante del Palazzo d'Achille, sede comunale di Chieti. La chiesa di San Francesco al Corso aveva l'accesso introdotto solo da tre gradini di una semplice scalinata, quando il livello del terreno fu abbassato, secondo il piano regolatore, per permettere un più facile collegamento con piazza Duomo mediante via Chiarini, con Largo del Pozzo e con via Arniense, i 7 metri di altezza tolti richiesero la costruzione dello scalone monumentale da parte dell'architetto Scaraviglia, realizzata davanti all'ingresso del portale barocco.

In sostanza il resto del rione non ha visto profonde modifiche, se non l'area della storica chiesa di Santa Tecla, poi di Materdomini (via di Porta Monacisca), la chiesetta fu danneggiata dai bombardamenti bellici, e venne ricostruita in forme più grandi nel 1959 in stile moderno.

Cambiamenti urbani nell'Unità d'Italia

L'area del Trivigliano tra Porta Pescara e Fonte Vecchia rimase in mano ai militari, con l'istituzione della caserma Pierantoni presso il convento di Santa Maria, in modo da controllare i traffici provenienti dal porto di Pescara. Tuttavia proprio questo collegamento con Pescara nella prima metà dell'Ottocento aveva fatto percepire possibili spiragli di un futuro economico più prolifico. Intanto nel 1847 Ferdinando II delle Due Sicilie proponeva di dislocare la colonna mobile d'artiglieria dall'Aquila a Chieti, per acquartierarla proprio nell'ex convento dei Cappuccini a Porta Sant'Anna; ma alla fine si scelse per il terreno più vasto e aperto dell'ex monastero di Sant'Andrea degli Zoccolanti, che divenne la caserma Bucciante con annesso ospedale militare.Le ragioni militari sembrarono insomma, sino almeno agli anni Settanta dell'Ottocento, prevalere sui quelle comunali, dato che sulla neonata Piazza Garibaldi fuori Porta Sant'Anna, venne eretta anche la Caserma "Vittorio Emanuele II" (oggi dedicata a F. Spinucci), e bisognerà attendere nel 1885 il piano Pomilio, essendo decaduto il piano Vigezzi-Spatocco. La militarizzazione dei conventi all'interno delle mura riguardò i monasteri del Carmine (presso la Civitella - chiesa di Santa Maria in Civitellis), degli Zoccolanti (Sant'Andrea), dei Cappuccini (San Giovanni Battista), dei Domenicani (chiesa di San Domenico, definitivamente sostituita nel 1913-14 dal Palazzo della Prefettura su Piazza Umberto I e dal Palazzo Provinciale lungo il corso Marrucino), dei Paolotti (chiesa di San Francesco di Paola con il convento adibito a carcere), dei Gesuiti (chiesa di Sant'Ignazio trasformata nel 1818 nel teatro "San Ferdinando" poi Marrucino, e l'ex Collegio adibito a struttura civile, il Palazzo Martinetti-Bianchi), delle Clarisse (chiesa di Santa Chiara su via Arniense, con l'ex convento oggi comando dei Carabinieri) e degli Scolopi (chiesa di San Domenico Nuovo al corso Marrucino, con accanto il convitto regio "Giovan Battista Vico").

Il capitolo riguardo alla soppressione dei conventi fu chiuso nel 1848 dal vescovo Francesco Saverio Bassi, dopo un malaugurato incidente avvenuto nell'ex convento dei cappuccini, che rischiò di scatenare una repressione anti-liberale da parte dei piemontesi. Lo stesso vescovo assunse posizioni contrastanti nell'ambito clericale teatino, poiché nel 1813 aveva acconsentito a sconsacrare definitivamente la chiesa di Sant'Ignazio per i lavori di realizzazione del teatro pubblico. Il vescovo seguente Giosuè Maria Saggese si adoperò per l'ampliamento del seminario diocesano su Corso Marrucino e via Arniense e per modificare la Cattedrale, essendo cessate le attività edilizie dei principali monasteri. Lo storico Palazzo Valignani di proprietà diocesana affacciato su Piazza Vittorio Emanuele (ossia San Giustino) venne riutilizzato come sede municipale, mentre nel 1843-46 veniva riadattata la torretta della Porta Sant'Andrea, venendo inglobata nella chiesa della Trinità, mancando il progetto di ricostruzione in forme neoclassiche e monumentali. Nel 1853 venne demolito anche il portello di San Nicola, che si trovava all'ingresso del corso Galiani (oggi Marrucino) venendo da Piazza della Trinità, collegato al Palazzo Tabassi e alle varie casupole che si erano andate a realizzarsi sull'area della fiera dell'anfiteatro (area comunemente detta Fiera Dentro per distinguerlo da Fiera Fuori dell'anfiteatro sulla Civitella).Nel 1875 lungo il corso venne fondato l'Istituto per orfani "San Camillo de Lellis", nobilitando questa parte di costruzioni civili a un piano unico.

L'avvio della città verso la moderna borghesia In questi anni venne adeguato anche il corso Galiani, che seguiva l'antico tracciato Marrucino romano, ma era spezzettato in più punti dalla disorganicità delle case (oggi quasi del tutto sparite per la costruzione negli anni '20 dei palazzi neoclassici), e nell'area del Piazzale Giovan Battista Vico troncato dal campanile degli Scolopi della chiesa di Sant'Anna. Nel 1863 si propose la demolizione della chiesa di San Domenico vecchio del XIII secolo, antica gloria dei Padri Domenicani, per lasciar maggiore spazio al corso Galiani, che nell'attuale Piazzetta Martiri della Libertà (dove si affacciano l'ex CariChieti e l'ingresso del Palazzo de' Mayo), si restringeva notevolmente, impedendo quasi il passaggio delle carrozze. Il progetto di demolizione però venne avviato solo nel 1913-14. Il sacrificio della chiesa di San Domenico ha dimostrato il primo atto della riqualificazione totale del corso Marrucino per la ragion di stato di ammodernamento della città, come segno di rifiuto e di distacco dall'antico e disorganico impianto rinascimentale-barocco. Il collegamento all'altezza di Largo Mercatello, il ridisegno della facciata del palazzo arcivescovile su Largo del Pozzo, il rifacimento totale del vecchio Palazzo Valignani per lasciar posto alla Banca d'Italia, la demolizione della chiesa di San Giovanni Gerosolimitano nel 1876, la sistemazione della scala monumentale davanti a San Francesco d'Assisi sono solo dettagli di questa vasta operazione urbanistica.

In questo secolo scomparvero, oltre alla chiesa dei Cavalieri di Malta, anche le piccole Sant'Antonio a Porta Sant'Anna (1822) e di Sant'Eligio (1860), che doveva trovarsi presso il Piano Sant'Angelo (oggi Piazza Mettotti), come suggerisce l'omonima via. In questi anni nella periferia si andò realizzando l'espressione della nobile o altoborghese villa rustica, il cui archetipo è il Palazzo baronale di Federico Valignani a Torrevecchia Teatina. Le più rappresentative sono Villa Obletter e Villa Mezzanotte a Santa Filomena; dall'altra parte con l'arrivo del turismo balneare sempre d'alta classe, i signori della città andarono a realizzare le loro case presso Francavilla al Mare, che attirò anche progettisti di rilievo quali Antonino Liberi, che nel 1888 realizzò il Kursaal "Sirena", andato distrutto poi nel 1934-44; dall'altra parte anche Castellammare Adriatico, più di Pescara (i due comuni separati dal 1807 si riunirono con la legge regia del 1927), subì questa massiccia ondata di costruzioni gentilizie di gusto eclettico, per la potenzialità del turismo balneare.

Nel XIX si provvedette come detto all'accomodamento del corso Galiani, che tra il palazzo arcivescovile e il palazzo dell'Università (dei Valignani - Banca d'Italia) in Largo del Pozzo si biforcava verso via degli Orefici (via Pollione) e via dello Zingaro (via C. de Lollis) verso la zona della Terranova, dopo il Piano Sant'Angelo, impedendo un collegamento diretto con Porta Pescara, che si trovava al termine di viaa Toppi, dopo l'incrocio del corso Galiani a nord con via Arniense, all'altezza del seminario diocesano. Con il piano del 1875 molti palazzi vennero "tagliati" o arretrati, per stabilire il contatto con Largo Mercatello (Piazza Malta) e la via Ulpia (via Toppi) che proseguiva in direzione di Porta Pescara.In questa maniera quest'unico asse viario del corso Galiani metteva in collegamento Porta Sant'Andrea a sud, con Porta Pescara e Santa Maria a nord, e all'intersezione con la seconda grande strada Arniense che a nord-est collegava il centro a Porta Sant'Anna, mentre ad ovest terminava in Porta Bocciaia (oggi Largo Cavallerizza).

Altri risanamenti della città alla fine del secolo