Rivelli (o di Rivello) è un cognome con origini documentate intorno all'anno Mille. Legati a famiglie di grande prestigio nel Regno di Napoli e Sicilia, i Rivelli vantano un'importante storia nobiliare e politica, con un ruolo significativo durante il periodo longobardo e normanno. Carla Marcato, Morphologie et formation des mots des plus anciens noms de personnes: domaine roman, in Handbücher zur Sprach- und Kommunikationswissenschaft, Berlin - New York, de Gruyter, 28 voll., vol. 11/2, 1996 (Namenforschung. Ein internationales Handbuch zur Onomastik, hrsg. von E. Eichler et al.), pp. 1187-1194 "

Storia del cognome Il cognome Rivelli deriva probabilmente da "de Rivello", indicando un'origine toponimica legata al comune lucano di Rivello. Secondo alcuni documenti storici, il nome potrebbe riflettere l'appartenenza a una gens romana (Rubellia), il cui nome si sarebbe evoluto attraverso trasformazioni linguistiche e notarili in epoca medievale.Marco Bettotti, Famiglia e lignaggio: L'aristocrazia in Italia, Università degli Studi di Trento

La famiglia Rivelli si è imparentata con importanti famiglie italiane, tra cui:

Aquino Castiglione: nobili longobardi, signori del feudo di Aquino. Filangieri: famiglia normanna, alleata di Roberto il Guiscardo. Del Balzo: nobili provenzali, discendenti di Re Guglielmo di Arles.

Membri illustri

Enrico di Rivello: Vicario imperiale nel Regno di Arles sotto Federico II. Giovanni di Rivello: Signore di Rivello, sposo di Isabella Filangieri. Giuseppe Rivelli: Poeta e membro dell'Accademia dell'Arcadia.Berardo Candida Gonzaga, Memorie delle Famiglie Nobili delle Provincie Meridionali d'Italia, Vol. I p. 92, 218; Vol. II, pp. 10, 21, 221; Vol. III p. 223.

, figlio di Ugo Marchese del Manso del 1145, dove Ubertinus de Rivello detiene alcune vigne di proprietà del marchese che in seguito lascerà ai suoi figli, nella zona del Polesine, dove si era rafforzata enormemente l'influenza dei marchesi d'Este, di stirpe longobarda. Ciò rafforza la tesi che la famiglia de Rivello, denominata così per la signoria di Rivello in Basilicata, sia stata una famiglia molto vicina ai Longobardi e che una volta giunta in Italia attraverso alcune delle loro spedizioni, hanno acquisito sul campo diversi feudi per meriti.Lodovico Antonio Muratori, Delle Antichità Estensi ed italiane, Parte Prima, p. 332. e in Ricerche Istorico-Cristiche delle Antichità di Este, Parte Prima, p. 528

I Rivelli sono presenti nel Catalogo dei Baroni. Jordanus de Rivello è citato in un documento del 1152, che lo vede feudatario in capite de Domino Rege (ovvero di una baronia maggiore, in quanto direttamente nominata dal Re) segnato come possessore di territori attualmente comprendenti i comuni di San Giuliano Teatino e di Ari, nella Contea di Teate, e cioè di Chieti, ubicata nella connestabilia del Conte Boamondo "in capite Rege", quindi con un'investitura con due feudi di notevole rilievo dal momento che esprimeva, in condizioni di normalità, 3 cavalieri corazzati (pari a una rendita di 60 once d'oro) e, in augmento, ben 6 cavalieri e 12 fanti (pari a una rendita di ben 120 once d'oro).Cronisti e Scrittori Sincroni Napoletani, Normanni, Catalogo dei Baroni, p. 610

Un documento del 1158 trascritto dal notaio Atenulfo, cita il Signor Pietro Rivello, come destinatario di una donazione da parte di Guglielmo figlio di Angerio, camerario di Re Ruggiero, consistente in una selva posta in una contrada detta "della Prata".Erasmo Ricca, La Nobiltà delle Due Sicilie, Parte Prima, Vol. II, p. 98

È interessante ricordare anche che, nell'anno 1171, Renato di Rivello, fratello di Giordano, è presente alla corte della Duchessa Alice di Borgogna assieme ad altri gentiluomini per assistere, quale testimone, alla stipula di un atto.Un religeux Benedictin de l'Abbaie de St. Benigne de Dijion, Histoire Generale et Particuliére de Bourgogne, Dijon, 1739, p. 352 Mentre Bonifacio Rivelli, figlio di Giordano (forse nato verso il 1168), nel 1188, è fra i consoli del comune di Modena. Siamo negli anni in cui Enrico di Svevia aveva sposato Costanza d'Altavilla (1186) e pertanto, alla morte di Re Guglielmo II, era divenuto legittimo erede del trono siciliano oltre che reggente della corona imperiale in occasione della partenza del padre Federico Barbarossa per la crociata. Ciò spiega la presenza di un cittadino del regno normanno nella magistratura di un comune emiliano.Tiraboschi, Memorie storiche modenesi con codice diplomatico, Modena, 1794, p. 153

Il cognome potrebbe far parte anche di un ceppo di origine francese, venuta con le prime spedizioni dei Normanni e stabilitasi nell'Italia Meridionale. Infatti una moltitudine di guerrieri normanno-francesi vennero nel meridione d'Italia a cercare fortuna ed è per questo motivo che nei documenti in Francia si trovano famiglie distinte da toponimi italiani. Durante le loro conquiste questi condottieri crearono delle signorie e dei feudi, i cui nomi poi divennero dei patronimici e con i quali erano contraddistinti anche successivamente in Francia. In diversi documenti francesi, soprattutto dei primi anni, si trovano personaggi con nomi come Jean de Rivello o Willelmus de Rivello.Amato di Montecassino, Storia dei Normanni, Cassino, Ciolfi, 1999

Questo per distinguerlo e non confondere con Giovanni di Gianvilla, titolare dell'incarico di giustiziere di terra d'Otranto allorché, qualificato familiare di re Carlo II d'Angiò, nel 1284 ottiene il permesso di sposare Isabella Filangieri figlia del conte Riccardo, già deceduto, ricevendo in dono i feudi di san Valentino, Miglianico e Picerico in Abruzzo Citra, che a volte viene chiamato Giovanni di Rivello anche lui, a volte Giovanni de Alverniaco. Dalla sua unione con Isabella Filangieri nacque Ilaria di Gianvilla, moglie di Loffredo Filomarino.Istoria dei Feudi delle due Sicilie, vol. II, pp. 138-139 "

Opizzone di Rivello, (nato verso il 1215) nel 1240, sotto il regno dell'imperatore Federico II è capitano imperiale ad Aqui.H. De Albertis de Luynes, Historia Diplomatica Friderici Secundi, Parisiis 1859, vol. II, p. 477

Enrico di Rivello (nato verso il 1212) è siniscalco presso il palazzo imperiale di Federico II in Sicilia; nel 1237-1238 ricopre l'importantissimo incarico di vicario imperiale nel regno di Arles, con sede ad Avignone, poi sostituito da Gioacchino Spinola.Arles, Regno di, Federiciana, Treccani, 2005H. De Albertis de Luynes, Historia Diplomatica Friderici Secundi, Parisiis, 1859, vol. I, pp. 149, 257 Nel 1245 è consigliere di re Corrado (poi imperatore Corrado IV in Germania), e, nel 1248, è vicario Imperiale a Pavia e in nord Italia (“vicarius a Papia superius).H. De Albertis de Luynes, Historia Diplomatica Friderici Secundi, Parisiis, 1859, vol. I, p. 150; vol. II, p. 476 Dopo la morte di Corrado IV (1254), sotto il Regno di Manfredi, nel 1265, Enrico di Rivello appare qualificato come vir illuster e signore di Chiaromonteid. I, pag. 150 e nel 1267 Enrico di Rivello (ora definito il vecchio) appare conte di Rivello e Garsiliati (Grassuliato a Mazzarino) e signore di Laino (oggi Laino Castello). Succede al fratello Giovanni nella signoria di Rivello, elevata a contea; l'ulteriore contea di Garsiliati appare essere il premio ottenuto per la sua fedeltà agli Svevi. Non a caso egli parteggia per la fazione imperiale anche durante la guerra tra Carlo I d'Angiò e Corradino di Svevia (1267) e nel 1270 subisce la confisca dei feudi.Antonino Vincenzo Rivelli, Memorie Storiche della Città di Campagna, p. 16Ricca, La Nobiltà del Regno delle due Sicilie, Napoli, 1862, I, 2, p. 188 Enrico di Rivello, che governava il reame come vicario di Federico, "aveva trovato gravi questioni con vescovo d'Arles al quale contendeva i diritti sulla città."Pietro Balan, Storia di Gregorio IX e dei suoi tempi, vol. III, p. 393

Un altro figlio di Giovanni di Rivello rimane a Modena, dove dà vita ad un ramo che si estingue dal momento che, nel 1316, i figli di Rivellino de Rivelli, Guglielmo e Azzino, entrano tonsurati nel monastero di Nonantola.G.Tiraboschi, Storia dell'Augusta Badia di san Silvestro di Nonantola, Modena, 1784,I, pag. 197

Nel 1224 Oberto e Martino de Rivello hanno il feudo di Santo Stefano secondo quanto riporta la cronica di Benvenuto Sangiorgio.Cronica di Benvenuto Sangiorgio, pag.57

Roberto di Rivello (nato verso il 1235) figlio di Enrico, nel 1276-1277, e quindi sotto il regno di Carlo d'Angiò, figura barone di Ballicia (casale nella Sicilia Citra) per un anno, dopo di che il feudo viene ceduto alla curia.v. Repertorio della Feudalità Siciliana 1282-1390, p. 463 Inoltre lo stesso nel 1276 riceve in dono da re Carlo la metà di Castelbuono in Sicilia (Ipsigro), quindi dal demanio regio e poi successivamente l'avrebbe riacquistato da questo assieme al casale di Belici in cambio del casale di Piazza nel 1276.I registri della Cancelleria Angioina ricostruiti da Riccardo Filangieri con la collaborazione degli archivisti napoletani, Accademia Pontiana, Napoli, 1961, XV, p. 25 Verosimilmente l'incarico si spiega con il tentativo (riuscito) della famiglia di inserirsi nelle strutture del nuovo regno angioino. Da Roberto di Rivello discendono poi Giovanni e Odolino o Odolmo.

Tra gli esponenti più significativi si trova Giovanni di Rivello, signore di Rivello di Basilicata, che nel 1235 sposa Stefania d'Aquino, figlia di Landolfo, signore delle Grotte." Notizie di Famiglie Nobili della Città e Regno di Napoli. Pag. 70 " Don Giuseppe Recco, duca d'Acquadia fa chiarezza proprio sulla figura di Giovanni di Rivello. Egli infatti chiarisce che si tratta di un nobile che godeva della signoria di Rivello, originario della famiglia Balbano, che godeva della signoria di Dragone, i contadi di Conza e d'Apici, e nella cui famiglia nacque Minora di Dragoni, fatta sposare dal re Manfredi con Federico Maletta, fratello carnale della mamma dello stesso Manfredi. Dalla unione di Giovanni di Rivello e Stefania d'Aquino nacque Odolino di Rivello.Giuseppe Recco, Notizie di Famiglie Nobili ed Illustri della città e del Regno di Napoli, pag.42-43 Giovanni di Rivello è titolare dell' incarico di giustiziere di Terra d'Otranto allorché, qualificato familiare di re Carlo II d'Angiò, nel 1284 ottiene il permesso di sposare Isabella Filangieri figlia del conte Riccardo, già deceduto, ricevendo in dono i feudi di San Valentino, Miglianico e Picerico in Abruzzo Citra.Istoria dei Feudi delle due Sicilie, II, pag. 138 e 139 Nel 1292 riceve anche la metà del feudo di Castiglione in Abruzzo.Camera, Annali delle due Sicilie, Napoli, 1860, II, p. 27 Risulta deceduto nel 1299.Ricca, La nobiltà delle due Sicilie, Napoli, 1862, P.I, V. II, pp.138 e 143 Va però detto che questo Giovanni di Rivello, in alcune fonti (ad es. Recchio, Notizie di famiglie nobili ed illustri della città e regno di Napoli, Napoli, 1717, p.42-42) è indicato come appartenente alla famiglia Gianvilla, di origine francese e definito de Alverniaco, e sarebbe stato investito delle qualifiche di gran maresciallo del regno nel 1302 e di Gran Connestabile nel 1308. Il dato appare dubbio, dal momento che, come detto, egli risulta deceduto nel 1299: i diplomi di Carlo II del 22 febbraio 1284 e del 10 marzo del 1284, poi, citano espressamente “dominus Joannes de Rivello terre ydronti familiaris et devotus noster” (il primo) e “dominus Johannes de Rivello dilectus familiaris domini patris nostri” (il secondo), e solo nel diploma del 16 settembre 1299 si parla di “Ysabella Filangeria ... mulier relicta quondam Ioannis da Alverniaco”. Si è trattato, probabilmente, di una sovrapposizione, da parte di alcuni autori, di due omonimi, il Giovanni di Rivello e il Giovanni Gianvilla de Alverniaco.

A dimostrazione dell'importanza della famiglia e della sua politica espansiva sulla penisola, nel 1250 troviamo messere Herrigo da Rivello nell'elenco dei podestà della città di Pisa.Ludovico Antonio Muratori, Rerum Italicarum Scriptores, Tomo XXIV, p. 643