La tomba di Kha e Merit, identificata con la sigla TT8 (Theban Tomb 8), è una delle Tombe dei Nobili. ubicate nell'area della cosiddetta necropoli di Tebe., sulla sponda occidentale del Nilo, dinanzi alla città di Luxor, in Egitto. Era il luogo di sepoltura del funzionario Kha, sovrintendente dei lavori della necropoli reale, convenzionalmente indicato come "architetto", e di sua moglie Merit...

La tomba, ritrovata intatta nel 1906 da Ernesto Schiaparelli, sedici anni prima della scoperta della sepoltura di Tutankhamon, restituì il più ricco e completo corredo funerario non regale mai scoperto,. considerato per ricchezza secondo solo a quello del faraone.. Comprende oltre 460 oggettiConteggi differenti compaiono nella letteratura scientifica, con oltre 440 oggetti indicati da La Nasa et al. nel 2022 e oltre 500 da Bianucci et al. nel 2015 . tra cui testi religiosi, gioielli, mobili, suppellettili, abiti e derrate alimentari.. Il nucleo principale dei reperti della camera funeraria è conservato presso il Museo Egizio di Torino, mentre una parte minore dei reperti di scavo rimase presso il Museo Egizio del Cairo.. La Biblioteca nazionale di Francia conserva inoltre il Libro dei Morti di Merit, acquisito nel 1862, e alle collezioni del Museo del Louvre appartiene il pyramidion, rinvenuto nel 1923.

Titolari

TT8 era la tomba di Kha, nelle cui iscrizioni compaiono i titoli di "Capo nel Grande Luogo" e "Direttore dei lavori nel Grande Luogo", entrambi legati alla necropoli reale, e di sua moglie Merit...

Kha ricoprì il ruolo di direttore dei lavori regi a Deir el-Medina, dove sovrintese alla costruzione delle tombe reali, e prestò servizio sotto Amenhotep II, Thutmosi IV e Amenhotep III. Lo stesso studio colloca la morte di Kha durante il regno di Amenhotep III.

Merit, moglie di Kha, è indicata come "signora della casa". La coppia ebbe tre figli noti: due maschi, Amenemopet e Nakhteftaneb, e una figlia chiamata anch'essa Merit. Amenemopet era "Servitore nella necropoli reale", mentre la sorella Merit era cantatrice di Amon..

Storia del sito e ritrovamento La tomba di Kha e Merit si trova nel villaggio di Deir el-Medina, insediamento abitato dagli operai e artigiani che venivano impiegati per la costruzione delle tombe dei faraoni nella Valle dei Re, abbandonato intorno al XII secolo a.C. Il sito non venne più rioccupato, consentendo di preservare, nel corso dei secoli, la pianta antica del villaggio e i resti delle tombe degli artigiani..

Alla fine del XIX secolo il sito archeologico versava in condizioni precarie, anche a causa degli agenti alle dipendenze dei consoli europei che, dall'inizio dell'Ottocento, setacciarono quelle zone in cerca di reperti da rivendere sui mercati d'Europa. Il console generale di Francia in Egitto, Bernardino Drovetti, fu uno dei più attivi collezionisti dell'epoca e nel 1824 vendette ai Savoia una grande raccolta di circa 4500 reperti, dando vita, di fatto, alla nascita del Museo Egizio di Torino.

Gli studi scientifici sull'area di Deir el-Medina si fecero particolarmente intensi alla fine dell'Ottocento, quando diversi studiosi iniziarono a ricostruire la provenienza dei reperti giunti in Europa attraverso i mercati antiquari. Tra il 1880 e il 1883 l'egittologo francese Gaston Maspero individuò proprio nell'area di Deir el-Medina la possibile provenienza di un lotto giunto a Torino con la collezione Drovetti.

Ernesto Schiaparelli, allievo e amico di Maspero e direttore del Museo Egizio di Torino, dopo aver realizzato con la sua équipe diverse campagne di scavi organizzate dal M.A.I. (Missione Archeologica Italiana) tra il 1902 e il 1905, avviò per la prima volta un'indagine sistematica del sito archeologico di Deir el Medina a partire dal gennaio 1906. Fu allora che iniziò lo studio della cappella funeraria di un caposquadra di nome Kha. Durante la campagna di scavi, concentrata in particolare sul lato settentrionale della valle che accoglie il villaggio di Deir el-Medina, gli operai di Schiaparelli rinvennero l'accesso alla tomba ipogea di Kha e Merit, situata circa 25 metri a nord della cappella funeraria.. Una frana ne aveva sigillato l'accesso nell'antichità e la sepoltura rimase inviolata fino alla scoperta..

Quando Schiaparelli il 15 febbraio 1906 scese nella camera funeraria trovò "tutto in ordine perfetto, nella disposizione medesima che prima di uscire dalla tomba i parenti del defunto vi avevano dato".. La scoperta della tomba era di così grande importanza che Schiaparelli "obbligò" due suoi collaboratori, Casati e Savina, a presidiare il sito, facendoli accampare davanti all'ingresso.. Il 18 febbraio il corredo di Kha risultava già trasferito, per ragioni di sicurezza, nella tomba di Amonherkhepshef (QV55, nella Valle delle Regine). Francesco Ballerini, il più valido collaboratore di Schiaparelli in tutte le sue missioni in Egitto, si occupò di realizzare fotografie, planimetrie e disegni di tutto ciò che era stato rinvenuto.. Due giorni dopo Schiaparelli inviò al Ministero della pubblica istruzione, finanziatore degli scavi, la comunicazione del ritrovamento e una sintetica descrizione del corredo. Nel mese di marzo dello stesso anno furono preparate sessanta casse per la spedizione al Cairo dei materiali rinvenuti. La direzione delle Antichità d'Egitto consentì di esportare gran parte del materiale e 93 casse di beni archeologici partirono per l'Italia..

Una volta arrivato a Torino, il materiale, dopo essere stato inventariato, viene collocato in alcuni ambienti secondari paralleli alla galleria del Museo Egizio e, dopo alcuni lavori di adeguamento, il 10 ottobre 1908 fu inaugurato un nuovo allestimento. Il corredo rimase esposto in quella sala fino al 2006, quando fu spostato dapprima al piano terra e, nel 2015, in una grande sala dell'ala settentrionale del primo piano dell'edificio..

Descrizione Tomba

La struttura funeraria comprendeva una cappella con corte e un sepolcro ipogeo separato; a Deir el-Medina gli elementi della tomba erano normalmente riuniti in un solo complesso, mentre nella tomba di Kha corte e cappella si trovavano da un lato, e pozzo e caveau dall'altro.. Negli archivi delle indagini del 1924 il pozzo di Kha compare con il numero 269. La cappella era una piramide in mattoni crudi costruita dal livello del suolo, conteneva una piccola sala voltata decorata ed era orientata a nord-est, sul versante settentrionale dello sperone roccioso che chiude a sud il circo dell'uadi settentrionale. La corte della cappella, liberata dagli scavi di Bruyère, formava un lungo rettangolo e misurava 12,45 metri davanti alla piramide e 7,60 metri di larghezza.. Nella cappella, a un corridoio segue un'unica sala rettangolare al fondo della quale si apre una nicchia poco profonda (3)..

Il sepolcro ipogeo si trovava quasi di fronte alla cappella, nel fianco del djebel settentrionale, ed era accessibile attraverso un pozzo verticale profondo 11,70 metri; dal fondo del pozzo partiva un corridoio di 18 metri, orientato in linea retta verso il nord magnetico, che conduceva a una camera voltata lunga tra 5,28 e 5,52 metri e larga tra 3,32 e 3,44 metri.. Schiaparelli descrisse la camera funeraria come un ambiente rettangolare con soffitto tagliato ad arco, pareti e soffitto intonacati a calce e dipinti con una tinta giallognola uniforme, privo di decorazioni..

Alla cappella funeraria di Kha è attribuito un pyramidion in arenaria appartenente alle collezioni del Museo del Louvre di Parigi (E 13988), decorato sulle quattro facce con scene in rilievo incavato raffiguranti Kha inginocchiato in adorazione di Ra.. In antico il pyramidion fu riutilizzato in una piccola cappella-piramide anonima nell'area presso la corte della TT290; Bernard Bruyère lo rinvenne l'8 febbraio 1923... Il reperto è inoltre documentato come rinvenuto sul lato settentrionale della corte della TT326 di Pached e come proveniente originariamente dalla TT8 di Kha.

Cappella Sulla parete sinistra della cappella (1) sono raffigurati Kha e Merit seduti davanti a una tavola imbandita e ricevono offerte da uno dei due figli maschi, Imenemipet, e dalla figlia Merit (stesso nome della madre). La scena è ambientata in un momento di festa, in quanto alle spalle di Imenemipet è ritratto un gruppo di donne con strumenti musicali e pose di danza. Sul registro inferiore sono raffigurate altre persone, probabilmente gli amici della coppia, che portano dei vasi decorati..

Sulla parete destra (2) si ripete una scena di offerta, dove Kha, insieme al secondo figlio Nakhteftaneb, alla di lui sorella e alla moglie Merit, offre cibo e fiori a Osiride, sovrano dei morti. Alle loro spalle si trovano anche in questo caso due registri con servitori che conducono animali da allevamento, volatili e fiori.

Nell'apparato decorativo della cappella non figurano i genitori di Kha o di Merit (probabilmente le rappresentazioni, se presenti, sono andate perdute), ma compaiono il caposquadra Neferhebef con la moglie Taiunis. Neferhebef era forse un superiore e mentore di Kha e la sua presenza nelle decorazioni potrebbe essere indizio di un particolare legame tra i due, come ribadito anche dalla presenza del nome di Neferhebef sulla stele funeraria di Kha, su un bastone decorato e su una scacchiera per il gioco del senet..

La volta della cappella è divisa in due parti da due motivi decorativi costruiti sulla ripetizione di fiori di loto, rosette e spirali che alternano tonalità di rosso, azzurro, celeste e giallo.

Stele

Nella nicchia al centro della parete posteriore della cappella era collocata una stele in pietra arenaria dipinta dedicata a Kha e Merit. Intorno al 1818 fu rimossa dalla cappella e acquistata dagli agenti dell'antiquario italiano Bernardino Drovetti;. nel 1824 entrò nel Museo Egizio con l'acquisto della collezione Drovetti. Il primo registro raffigura Kha che adora Osiride e Anubi, che siedono schiena contro schiena. Nel secondo registro Kha e Merit, accompagnati da un bambino, siedono davanti a un tavolo di offerte; il loro figlio Amenemopet è in piedi sul lato più lontano e officia. Le due righe di testo in fondo alla stele offrono offerte agli dei Amon, Ra, Ra-Horakhti e Osiride e chiedono che vengano fatte offerte funerarie..

Una stele in calcare conservata al British Museum di Londra (EA1515) è stata associata a Kha, ma la sua attribuzione è discussa.. Il grande registro superiore raffigura Thutmose IV che offre bouquet floreali e incenso ad Amon in trono e alla divinizzata Ahmose-Nefertari, che sta dietro di lui; un uomo chiamato Kha si inginocchia in adorazione sotto di loro nel secondo registro. L'uomo chiamato Kha è stato identificato con il caposquadra Inherkau, proprietario della tomba TT299. È stata proposta anche l'ipotesi che la stele fosse stata realizzata in origine per il Kha della tomba TT8 e successivamente restaurata e adattata da Inherkau, il cui nome poteva essere abbreviato in Kha.. In questa ricostruzione, l'immagine di Amon, ritagliata durante il regno di Akhenaton, fu restaurata e il nome e i titoli della moglie di Inherkau, Henutdjuu, furono aggiunti con l'inchiostro invece di essere incisi nella pietra..

Mummie e sarcofagi

All'epoca della scoperta della tomba le mummie erano spesso studiate mediante sbendaggio e, talvolta, dissezione autoptica, metodi invasivi che potevano comprometterne lo stato di conservazione. Ernesto Schiaparelli lasciò intatte le mummie di Kha e Merit, così come tutte quelle presenti nella collezione torinese. Vennero dunque avviate alcune indagini con il coinvolgimento di botanici, chimici e antropologi; nel 1966 il museo eseguì la prima indagine radiografica delle mummie di Kha e Merit..