Gli sbarchi dei rinforzi alla spedizione dei Mille avvennero nel 1860 durante la spedizione dei Mille.
Dopo il primo sbarco, avvenuto a Marsala, che fu utile alla realizzazione di una testa di ponte, nel corso dei mesi successivi vennero effettuati in Sicilia numerosi altri sbarchi: infatti nel periodo da giugno a settembre 1860 giunsero un totale di circa 21.000 volontari, che assieme agli altri volontari arruolati nel Sud Italia contribuirono a formare l'Esercito Meridionale.
Le partenze vennero quindi interrotte da Cavour, perché lo stesso aveva deciso di procedere alla occupazione dello Stato Pontificio.Garibaldi e la formazione dell'Italia, G.M. Trevelyan, Appendice B, p. 379
Storia L'arrivo a Marsala
Il primo sbarco avvenne a Marsala: vennero effettuati in Sicilia numerosi altri sbarchi nel periodo da giugno a settembre 1860, per un totale di circa 21.000 volontari, che assieme agli altri volontari arruolati nel Sud Italia contribuirono a formare l’Esercito Meridionale. Le partenze delle navi di volontari venivano effettuate quasi sempre da Genova ed in alcuni casi da Livorno, effettuando scalo intermedio in Sardegna.
Oltre allo storico Trevelyan, che ha redatto il sottoindicato riepilogoGeoge Macaulay Trevelyan, Garibaldi and the making of Italy, Edizioni Longmans, Green and Co., New York, London, 1911, pp. 316-319 , gli sbarchi successivi sono descritti da vari autori, tra i quali Osvaldo Perini, il quale descrive in dettaglio anche la vicenda della cattura da parte della Marina Borbonica delle due navi della Spedizione Corte (Utile e Charles and Jane) con a bordo circa 930 volontari (vedi: La cattura del Gruppo Corte)La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia - Osvaldo Perini esule veneti - Editore F. Candiani – Milano – 1861 - p. 383 e segg. Il Medici, coadiuvato dal maggiore Clemente Corte e da Daniele Cressini fondò un Ufficio militare, per arruolare altri volontari, da tutte le classi della società, da inviare in Sicilia con le relative dotazioni militari, ricorrendo ai comitati patriottici e a tutti i simpatizzanti, riuscendo a raccogliere circa 15.000 volontari.[ Le spedizioni di volontari per Garibaldi, cifre e documenti complementari al Resoconto Bertani - estratto dal Corriere Mercantile di Genova pp. 3-4; del 2019 una ristampa anastatica del testo come supplemento della "Rivista Basiliskos", rivista specialistica di studi storico-umanistici ]
Il Perini illustra anche come il Comitato politico di Milano ed il Comitato politico di Ferrara, quest’ultimo condotto da Paolo Da Zara di Padova, contribuirono a raccogliere molti volontari e che il Comitato per l’Emigrazione Veneta di Milano, condotto da Pietro Correr aveva da solo raccolto oltre 8.000 volontari tra i quali anche un elevato numero di trentini e veneziani appartenenti in gran parte alle province ancora occupate dall’Austria.Osvaldo Perini, La Spedizione dei Mille, pp. 346-347
I volontari rallentarono molto le loro adesioni dopo la circolare governativa del 13 agosto 1860 che vietava e condannava gli arruolamenti per il Sud Italia, che comunque proseguirono clandestinamente in maniera sempre più esigua, dopo il blocco delle partenze, solo circa 500 volontari con passaporto riuscirono a partire per Palermo nella notte del 26 agosto a bordo della nave Orwell, che dovette essere restituita in quanto utilizzata senza permesso.Nota all’Appendice B - Trevelyan Il divieto di arruolamenti per il Sud provocò un'impressione molto negativa, con proteste a livello popolare e della stampa, tali reazioni indussero il Farini ad emettere una seconda circolarecircolare Farini del 19-20 agosto 1860, che riapriva gli arruolamenti limitatamente all'Armata Nazionale, i volontari venivano pertanto arruolati ed inviati in maggioranza a Torino e non nelle zone dove necessitavano per portare rinforzi alla Spedizione di Garibaldi.Osvaldo Perini, La Spedizione dei Mille, p. 347 Anche lo storico Federico Donaver nella sua opera “La Spedizione dei Mille”“La spedizione dei mille – di Federico Donaver – Genova – Libreria Nuova di F. Chiesa – 1910 – descrive alcuni degli sbarchi dei garibaldini avvenuti dopo il primo sbarco di Marsala, come le spedizioni: Agnettap. 64, Medici (con Caldesi e Malenchini)(p. 143), Cosenz(p. 153). Il Donaver accenna anche a spedizioni di materiali provenienti da Malta e condotte dal siciliano Salvatore Castiglia.
Per il trasporto dei materiali bellici vennero utilizzate 7 navi: Queen of England (chiamata anche Anita), Independence, Ferret, Badger, Weasel (utilizzata anche per i volontari) e le altre navi Spedizione e Colonnello Sacchi.Nota Appendice B - Trevelyan Le fonti del seguente riepilogo delle spedizioni sono regolarmente citate dal Trevelyan e ricavate principalmente dai diari e carteggi di Bertani, che annotava le partenze e Türr, che, essendo con Garibaldi, registrava anche gli arrivi nel Sud delle spedizioniLe spedizioni di volontari per Garibaldi - e da altre fonti cifre e documenti complementari al resoconto del Bertani – estratto dal Corriere Mercantile – Genova – Tipografia e Litografia dei fratelli Pellas & C. – 1861 – p. 22 e segg. e altre fonti che il Trevelyan regolarmente cita. Va sottolineato che le spedizioni Pianciani e Nicotera, inizialmente concepite dai mazziniani per un'azione nel nord dello Stato Pontificio per poi puntare verso sud, vennero bloccate per intervento piemontese e indirizzate verso sud, a causa dei problemi internazionali che in quel momento poteva creare un'invasione garibaldina nello Stato Pontificio presidiato dai francesi.
La cattura del gruppo Corte
La spedizione guidata da Clemente Corte si imbarcò a Cornigliano, in vicinanza della villa del marchese Ala-Ponzoni, tra la mezzanotte e le due nella notte tra l’8 e il 9 giugno, si trattava di circa 900 volontari, 100 a bordo del piccolo Utile battente bandiera sarda e comandato da Natale Poggi, che trainava il clipper Charles and Jane con bandiera americana, comandato dall’americano Enrico Wathson, con a bordo gli altri circa 800 garibaldini. Le due navi dovevano raggiungere Cagliari per essere poi raggiunte delle altre tre navi del Medici, partite il giorno dopo con 2.500 volontari, per poi proseguire insieme verso la Sicilia, dove avrebbero dovuto sbarcare complessivamente circa 3.500 garibaldini.
La mattina del 9 giugno le due navi si trovavano a circa otto miglia dal Capo Corso, nel nord della Corsica, quando vennero avvicinate da due navi, che non mostravano bandiera e dalle quali si levava il grido “viva Garibaldi e l’Italia”, essendo lontani dalle coste borboniche ingenuamente molti volontari risposero con fragorosissimi applausi, rivelando così di appartenere a una spedizione garibaldina.Osvaldo Perini, La Spedizione dei Mille. Storia documentata della liberazione della Bassa Italia, Milano, edita per cura di F. Candiani, 1861, pp. 336-343,
Secondo un'altra versione, trovandosi vicino alla Corsica francese e sentendo l'ufficiale dell'altra nave parlare francese, diversi garibaldini avrebbero inneggiato all'Italia, alla Francia e contro i Borboni, facendosi così riconoscere, mentre un'ulteriore versione indica che una nave con finta bandiera inglese si sarebbe offerta di trainare il lento convoglio garibaldino, finché a Ustica tale nave si rivelò essere una nave borbonica.
A questo punto le due navi sconosciute issarono la bandiera borbonica, rivelandosi essere le pirofregate “Fulminante” e la ”Ettore Fieramosca” che comunicarono in francese agli ufficiali delle navi garibaldine di seguirle, accompagnando l'intimazione con qualche colpo di cannone a scopo intimidatorio, dopo che all'intimazione “Suivez nôtre route” (seguite la nostra rotta) le navi garibaldine si allontanarono pensando di avere frainteso il vôtre per nôtre e quindi avere capito “Suivez vôtre route” (seguite la vostra rotta).Il mondo illustrato – giornale universale – anno III – N° 3 – 21 – luglio 1860 – Società l’Unione tipogr. Editrice Torinese, articolo p. 44 - il clipper Charles and Jane (dalle memorie d’un prigioniero)
Al rimorchio delle fregate borboniche, dopo circa quaranta ore il clipper Charles and Jane e l’Utile fecero il loro ingresso nel porto di Gaeta a mezzogiorno del giorno 11 maggio, durante il viaggio le due navi garibaldine furono tenute sotto tiro dai cannoni borbonici. Appena approdati nel porto di Gaeta un ufficiale borbonico salì a bordo del clipper Charles and Jane per domandare le patenti di navigazione, dal cassero si presentò il comandante Enrico Wathson, di nazionalità americana, che con “fredda urbanità” rispose con molta determinazione “Non essere egli solito ad esibire la patente a ‘’pirati’’, a gente che senza o con simulata bandiera aveva osato insultare l’americano vessillo e assalire e catturare navigli da quello protetti e coperti.”
Quindi il comandante Wathson dichiarò che non avrebbe mai ceduto se non alla forza bruta e, in quel caso, se le cose fossero state portate all'estremo, gli Stati Uniti possedevano flotte in grado di replicare duramente, concludendo che non avrebbe consegnato le carte di bordo se non al console americano designato in quel luogo, creando costernazione nell'ufficiale borbonico che se ne andò.
Dopo mezz'ora comparve un altro ufficiale in compagnia di un tale presentatosi come il vice-console americano, ma l'acutezza del comandante Wathson appurò subito che non si trattava del vice-console americano, in quanto non parlava inglese, né mostrava documenti in lingua inglese. Le due navi catturate furono sottoposte a sorveglianza strettissima nel porto a Gaeta, da parte delle artiglierie della fortezza, di due fregate e di una decina di barche con soldati armati attorno alle due navi di garibaldini, ai quali era interdetto ogni contatto con la popolazione e solo il 23 giugno, dopo lunghissime pratiche, venne loro dato il permesso di bagnarsi nel mare, sotto gli occhi dei loro guardiani. Il giorno 17 giugno i comandanti della nave Utile e del clipper Charles and Jane si recarono a Napoli per esporre le loro ragioni e dopo il giorno 25 giugno le condizioni dei prigionieri migliorarono, quando la fortezza e le navi borboniche issarono il tricolore e venne approvata la Costituzione, anche i rapporti con i soldati borbonici furono più distesi.
Se le navi borboniche si fossero impossessate del Piemonte e del Lombardo la Spedizione sarebbe finita sul nascere, ma al tempo di questo sequestro Garibaldi era già reduce dalla vittoria di Palermo e la cattura di due navi con circa 930 volontari non costituiva un fatto determinante, bensì creava problemi, anche perché la cattura delle navi Utile e Charles and Jane era avvenuta a nord della Corsica e quindi ben lontano dalle acque territoriali del Regno delle Due Sicilie. Sulle prime Francesco II resistette alle molteplici richieste e sollecitazioni per la liberazione dei prigionieri, reclamando il diritto di punire quanti intendevano invadere il suo regno, ma l'andamento negativo degli eventi bellici e i successivi sbarchi avvenuti in Sicilia lo indussero ad assumere più miti consigli e dopo molte dichiarazioni e proteste alla fine ordinò di rimettere in libertà sia i prigionieri che le due navi catturate, anche per intercessione del governo degli Stati Uniti.Garibaldi, Vittorio Emanuele, Cavour nei fasti della Patria – Documenti inediti – Giacomo Emilio Curatolo – Zanichelli – Bologna MCMXI, p. 186
Il giorno 28 giugno il vice console sardo portò la notizia ai prigionieri, ottenendo dal governo borbonico l'autorizzazione a noleggiare altre due navi per il trasporto dei prigionieri, perché dopo 20 giorni di privazioni in spazi ridottissimi, si temeva potesse essersi prodotto pericolo di contagio tra i prigionieri. I volontari liberati arrivarono a Genova e dopo alcuni giorni di riposo ripresero il loro viaggio sulla nave Amazon verso la Sicilia il giorno 15 luglio 1860.
Considerazioni sulle navi delle spedizioni garibaldine